3 startup per la sostenibilità nate da giovani menti svizzere

Le buone idee nascono spesso da giovani menti creative. Ve ne raccontiamo 3 sviluppate in Svizzera, in un luogo che ne favorisce la realizzazione.

L’innovazione che guarda a un futuro sostenibile spesso nasce dalla preparazione e dall’entusiasmo di giovani imprenditori che si uniscono per dare concretezza a idee geniali. È quello che è successo in Svizzera, in particolare in una struttura che incentiva e sviluppa la creatività di chi frequenta uno degli atenei più prestigiosi del paese. Tre startup sono nate all’interno della Student project house (Sph) di Zurigo, un vanto per l’Eth, il Politecnico federale della città, il cui nome per esteso è Eidgenössische Technische Hochschule. La Sph è un edificio aperto a tutti gli studenti che abbiano voglia di mettere in pratica i propri progetti: qui c’è spazio per studiare e confrontarsi con i colleghi, è offerta la consulenza di docenti per ogni materia, vengono messi a disposizione gli strumenti necessari a creare prototipi delle proprie idee e molto altro. Il tutto gestito dagli studenti stessi che in questo modo acquistano autonomia e responsabilità in un ambiente confortevole e con tutti gli agi e i comfort (caffè e bevande gratis, postazioni di lavoro a costo zero, spazi ricreativi, occasioni di scambio). Cosa serve per accedervi? Una buona idea.

1 Autonomous river cleanup, per fiumi ripuliti

È una delle idee che colpisce visitando la Student project house perché dà una risposta concreta, anche se ancora in divenire, a un problema enorme del nostro tempo: l’inquinamento dei fiumi. La missione del progetto Autonomous river cleanup (Arc) infatti è utilizzare la tecnologia, in particolare la robotica e l’automazione, per massimizzare l’impatto della rimozione della plastica dai fiumi. Un cospicuo team formato da volontari, studenti di tesi di laurea triennale e magistrale supervisionato da esperti dottorandi e professori dell’Eth di Zurigo ha sviluppato un sistema in grado di ridurre significativamente i rifiuti di plastica nelle acque dei fiumi che, chiaramente, poi finiscono per inquinare anche i mari nel loro percorso finale. Il prototipo di questa geniale macchina – realizzata con il supporto di importanti realtà industriali – è stata messa alla prova nelle acque del fiume di Zurigo, il Limmat.

Ma come agisce concretamente? In pratica su un’imbarcazione è montato un “raccogli plastica” coadiuvato poi da un braccio robotico che grazie all’intelligenza artificiale, dopo aver analizzato i rifiuti, è in grado di discernerli da altri residui non nocivi trovati nelle acque, come arbusti o altro.

Autonomous River Cleanup
La selezione dei rifiuti grazie ad Autonomous river cleanup © ETH Zurich

2 Digit soil, per analizzare il suolo in pochi minuti

La seconda start up è legata al mondo dell’agricoltura. Le due fondatrici di Digit Soil stanno sviluppando infatti un dispositivo che consente un’analisi dello stato di salute del suolo in tempo reale. “Il nostro obiettivo a lungo termine è sviluppare un sistema di monitoraggio del suolo che aiuterà ad attuare politiche agricole basate sui risultati. Abbiamo anche in programma di mettere a disposizione degli agricoltori una piattaforma internet che li aiuterà a migliorare la salute dei loro terreni”, afferma Hélène Iven, co-fondatrice di Digit Soil e ricercatrice associata all’Eth di Zurigo. Le due ideatrici del progetto si sono incontrate all’interno della Student project house: Sonia Meller, studentessa di dottorato ha presentato la sua idea ed Hélène Iven, allora studentessa di Master, è rimasta così entusiasta del progetto da decidere di unirsi a lei per ottimizzare forze e competenze. Il loro Digit soil ha già ricevuto un finanziamento di 150.000 Franchi svizzeri e ora è partito lo spin-off.

In cosa consiste Digit soil? È un rilevatore portatile che analizza in pochi minuti (massimo 20) lo stato del terreno: si preleva un campione, lo si inserisce nel macchinario – poco ingombrante, leggero e facilmente trasportabile – e si ha il risultato anche sul proprio cellulare grazie a una app. Vengono analizzati gli enzimi, basilari per la salute del terreno e, a seconda dei referti, sono anche consigliati i fertilizzanti da utilizzare per le coltivazioni. Tutto è nato dalla necessità di porre rimedio al degrado del suolo: con questo macchinario chiunque in poco tempo e con una spesa ridotta, può analizzare e agire conseguentemente sui propri terreni e quindi sulla salute e la produttività degli stessi.

Digit soil
Digit soil al lavoro: analisi immediata delle caratteristiche del suolo © Digit soil

3 Groam, la bioplastica da vegetali per imballaggi

Rimaniamo sempre nell’ambito dell’agricoltura per Groam, ideata ancora una volta da due ragazze che hanno pensato a trasformare gli scarti delle produzioni agricole in una bioplastica che fosse degradabile in modo ancor più semplice di quelle già esistenti. Tutto è nato esaminando da una parte i dati della produzione di plastica, specie quella utilizzata per gli imballaggi, e dall’altra quelli relativi agli scarti in ambito agricolo e alimentare. Un surplus in entrambi i casi. Da qui il progetto di creare una bioplastica che potesse essere utilizzata come imballaggio per diminuire la produzione di plastica e allo stesso tempo riutilizzare gli scarti bio.

A prima vista sembra una spugna ma ha grandi possibilità: ora viene utilizzata soprattutto per l’agricoltura idroponica ma la stanno testando anche per gli imballaggi e in un prossimo futuro, migliorandola, anche per l’industria della moda e delle calzature. Tre buoni esempi di come idee di valore si possano trasformare in progetti e prodotti di successo se opportunamente supportati.

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