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Quanto è importante il momento del caffè in un coworking? Lo abbiamo chiesto a Barbara Graffino, Ceo di Talent Garden Fondazione Agnelli, parte della community Coffee Defenders Lavazza.
È davanti a un buon caffè che nascono le idee, le connessioni e le opportunità migliori per fare innovazione, e per parlare di soluzioni sostenibili, per le persone e per le aziende. Ne è convinta Barbara Graffino, Ceo di Talent Garden Fondazione Agnelli, una delle società del gruppo TAG, community tecnologica tra le più grandi e importanti d’Europa coi suoi diciotto campus sparsi in ben otto paesi. L’abbiamo incontrata in uno dei coworking e spazi di networking e formazione milanesi di TAG, Talent Garden Isola, ai tavolini della caffetteria. E proprio davanti a una tazzina di Lavazza La Reserva de ¡Tierra! Brasile, ci siamo fatti raccontare dell’adesione di TAG al progetto Coffee Defenders di Lavazza. Ecco cosa ci ha detto.
La partnership tra TAG e Lavazza è ormai consolidata. Quali sono i valori che vi accomunano? E in particolare, cosa vi ha spinto a sposare l’ultimo progetto di Lavazza, Coffee Defenders?
Sono ormai più di sei anni che collaboriamo, perché i valori che ci accomunano sono diversi. Quello principale è voler far bene le cose: realizzare prodotti di qualità, attenti all’ambiente e che coinvolgano le persone. Entrambi vogliamo avere un impatto positivo sulla comunità, fare scelte consapevoli, informare e formare. E poi ci unisce il fatto di essere innovatori, curiosi, e di guardare al futuro con grande capacità di interpretarlo: sappiamo per esempio che la sostenibilità è sempre più importante per le giovani generazioni. Sposare il progetto Coffee Defenders e scegliere di avere Lavazza tra i principali partner dei nostri spazi è una conseguenza dei valori che abbiamo in comune che adesso dimostriamo, una volta di più, anche nei fatti.
L’adesione di TAG al progetto Coffee Defenders è anche un modo per creare consapevolezza tra le startup che frequentano i vostri spazi?
Sì, certamente! Le persone chiedono sempre più spesso di conoscere i prodotti che usano, i materiali con cui è realizzato un prodotto… Nel caso del caffè, vogliono conoscerne la storia, dall’origine alla tazzina. Per questi motivi abbiamo creato un campus che si occupa di food tech sustainability, per unire il mondo delle corporate e quello delle startup, e in questo Lavazza ci sta dando una grossa mano.
In un coworking come il vostro, qual è il ruolo della pausa caffè?
Il ruolo del caffè in un coworking è fondamentale: abbiamo sempre ritenuto che i momenti informali siano quelli più gravidi di connessioni. Davanti a una tazzina di caffè si generano un sacco di conversazioni che portano con sé delle opportunità. Insieme a Lavazza organizziamo vari momenti di questo tipo, in cui parliamo di vari temi legati all’innovazione e alla sostenibilità proprio davanti a un caffè. È un momento in cui ci si conosce, si entra in empatia con le altre persone, ci si racconta la propria storia. Numeri alla mano, abbiamo constatato che si generano opportunità di business, e nascono nuove startup e partnership. È uno dei momenti più belli e autentici: levando la formalità, nasce l’inaspettato, che è quello che fa la differenza.
Come hanno accolto le miscele Lavazza Reserva de ¡Tierra! i vostri utenti?
Con grande felicità. Come accennavo, la richiesta di avere un caffè sostenibile è partita da loro. Le miscele Lavazza La Reserva de ¡Tierra! sono in più accompagnate da un racconto: di come vengono prodotte, dove, qual è il loro impatto positivo sulla comunità locale. Questo impegno di Lavazza a raccontare e a insegnare la sostenibilità del caffè è importante. È un tema che ci accomuna. Noi vogliamo che questi siano spazi di co-learning, dove alle persone si trasferiscano anche competenze nell’ambito dell’innovazione. Come sta facendo Lavazza: nei paesi dove si raccoglie il caffè, si insegna a coltivare in modo sostenibile. E con il progetto Coffee Defenders si rendono le persone sempre più consapevoli. La sostenibilità e ogni investimento fatto per l’ambiente e il benessere della comunità vanno raccontati, sempre di più e sempre meglio, anche per cambiare la mentalità dei consumatori.
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