Stati Uniti, la Camera approva una legge che impone di rimanere nell’Accordo di Parigi

La camera bassa degli Stati Uniti ha votato una legge che impone a Washington di restare nell’Accordo di Parigi. Ma la battaglia al Senato appare in salita.

Gli Stati Uniti hanno da tempo reagito alla decisione del presidente Donald Trump di uscire dall’Accordo di Parigi. A pochi giorni dall’annuncio del miliardario americano nel giugno del 2017, infatti, centinaia e centinaia di città, stati federali, imprese e università si riunirono nel movimento “We are still in” (“Noi siamo ancora dentro”). In America, avevano spiegato, “l’accelerazione della transizione ecologica rappresenta un’opportunità e non una zavorra, utile per stimolare l’innovazione e promuovere la competitività”.

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La Camera degli Stati Uniti ha approvato una legge che impone al governo di Donald Trump di rimanere nell’Accordo di Parigi © Pete Marovich/Getty Images

La legge approvata alla Camera con 231 voti a favore

Ora anche il Parlamento ha deciso di lanciare un segnale importante. Il 3 maggio la Camera dei rappresentanti ha infatti approvato un testo che punta ad obbligare Washington a rimanere nell’Accordo sul clima. La legge è stata approvata con 231 voti a favore e 190 contrari. “Si tratta di un voto attraverso il quale dichiariamo al mondo intero che gli Stati Uniti non accettano che si neghino le evidenze scientifiche sul clima”, ha affermato la presidente democratica della camera bassa americana, Nancy Pelosi, parlando di fronte ai deputati.

La norma prevede tra l’altro che la Casa Bianca presenti e aggiorni ogni anno un piano d’azione. Al fine di monitorare le politiche effettuate, nell’ottica di allineare l’economia, le industrie, i mezzi di produzione e di trasporto agli obiettivi climatici fissati dalla comunità internazionale.

Gli Stati Uniti si erano impegnati a diminuire le emissioni di CO2

E, in particolare, alle promesse avanzate dagli stessi Stati Uniti, ovvero diminuire le emissioni di gas ad effetto serra di una quota compresa tra il 26 e il 28 per cento, entro il 2025, rispetto ai livelli del 2005.

Tuttavia, la norma difficilmente potrà diventare legge. Per farlo, infatti, occorre che venga approvata anche dal Senato, presso il quale la maggioranza è in mano ai repubblicani. Tanto che la stessa Pelosi ha parlato di un progetto probabilmente “nato morto”, a causa della quasi certa opposizione dei conservatori.

 

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