Uno studio sul clima mai pubblicato di 13 agenzie Usa conferma verità scomode per Trump

Negli Stati Uniti è trapelato un rapporto di 13 agenzie federali sul clima che dimostra come i cambiamenti climatici siano causati dall’uomo e che non si tratta semplicemente di una fase. Trump lo approverà?

Lo US climate science special report – un rapporto speciale degli Stati Uniti sulla clima – dimostra, in maniera definitiva, che i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo da anni non sono soltanto una fase. La bozza di questo documento sarebbe stata preparata da tredici agenzie federali americane senza avere l’approvazione per la pubblicazione ufficiale da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tuttavia, a gennaio una copia è apparsa su una libreria digitale non profit ed è stata ripresa e pubblicata di recente dal quotidiano New York Times. Si tratta uno studio governativo approfondito sui cambiamenti climatici osservati negli Stati Uniti e in tutto il mondo nel corso degli anni.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump © Andrew Renneisen/Getty Images

Cosa dice il rapporto sui cambiamenti climatici diffuso dal New York Times

Lo US climate science special report mostra alcuni fenomeni pericolosi dei cambiamenti climatici a livello globale, come il continuo aumento delle temperature, dell’intensità e della frequenza degli uragani e delle precipitazioni. Gli autori elencano innumerevoli esempi di cambiamenti dannosi che si stanno verificando “dall’atmosfera alle profondità degli oceani”, sottolineando che “è estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento globale osservato dalla metà del Ventesimo secolo”. E concludono dicendo che i cambiamenti potrebbero ormai essere inarrestabili.

“16 degli ultimi 17 anni sono stati tra i più caldi mai registrati per il Pianeta”, avvertono gli autori dello studio. Nel periodo di tempo dal 1986 al 2016 la temperatura annuale media negli Stati Uniti è aumentata di 0,7 gradi centigradi. Gli scienziati, però, non sono preoccupati soltanto per l’aumento della temperatura in sé, ma anche dai record a lungo termine che indicano che negli ultimi decenni le temperature si sono alzate più velocemente rispetto agli ultimi 1.700 anni.

A Chinese man wears a mask as he waits to cross the road near the CCTV building during heavy smog  in Beijing, China. In 2014, United States President Barack Obama and China's president Xi Jinping agreed on a plan to limit carbon emissions by their countries, which are the world's two biggest polluters, at a summit in Beijing. © Kevin Frayer/Getty Images)
Un uomo indossa una maschera in mezzo all’inquinamento di Pechino, in China. Nel 2014 il presidente Usa Barack Obama e il presidente cinese Xi Jinping hanno accordato un piano per limitare le proprie emissioni di CO2 © Kevin Frayer/Getty Images

Trump approverà lo studio?

Sebbene si tratti soltanto di una goccia nel mare dei fatti già assodati, numerosi studiosi hanno espresso la propria preoccupazione sull’eventualità che l’amministrazione riconoscerà o meno l’importanza del rapporto. Le scoperte che vengono presentate si oppongono in modo diretto alle politiche e alle opinioni del presidente Trump e di Scott Pruitt, capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente americana (Epa, Environmental protection agenncy), una delle tredici agenzie a cui era stato sottoposto il documento per essere approvato.

In passato entrambi avevano messo in dubbio la necessità di proteggere l’ambiente. “Si tratta principalmente di una bufala, è una bufala. Voglio dire, è un settore che fa guadagnare, ok?”. È così che Trump aveva respinto il tema del riscaldamento globale durante un discorso elettorale a dicembre 2015. Nel frattempo, Scott Pruitt si è rifiutato di accettare la relazione che esiste tra CO2 e cambiamenti climatici. “Credo che valutare con precisione le attività umane nei confronti del clima sia molto difficile e che ci sia un profondo disaccordo sul loro impatto”, ha infatti affermato Pruitt.

Come risultato di questo atteggiamento, l’amministrazione Trump ha deciso di ritirarsi dall’Accordo di Parigi sul clima, il trattato storico internazionale finalizzato a contrastare gli effetti del riscaldamento globale. La decisione, annunciata a giugno 2017, è stata condannata in modo esplicito dai leader da tutto il mondo. “Ci riusciremo perché siamo pienamente impegnati e perché, ovunque viviamo e chiunque siamo, condividiamo la stessa responsabilità: rendere il nostro Pianeta di nuovo grande”, è stata la risposta del presidente francese Emmanuel Macron. La questione ora è se l’Epa fosse a conoscenza dei risultati anche prima dell’annuncio dell’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, e se il nuovo rapporto obbligherà l’amministrazione a riconsiderare la sua presa di posizione.

Defendants pose behind a banner outside Court before appearing on a charge of wilful obstruction after blocking a road near Heathrow Airport in protest at climate change on December 2016 in London, England. © Carl Court/Getty Images
Queste persone posano davanti a un tribunale per essere stati denunciati per aver bloccato una strada vicino all’aeroporto di Heathrow Airport in protesta contro i cambiamenti climatici a Londra, in Inghilterra © Carl Court/Getty Images

La favola che Trump sta costruendo in modo sistematico è a dir poco fonte di problemi. Definendo gli ambientalisti persone che “credono” nel riscaldamento globale, come se questo fenomeno fosse una teoria discutibile o un’ideologia opinabile, minimizza in modo pericoloso la gravità della situazione che dovrebbe interessare ogni essere umano, in particolar modo il presidente di uno dei paesi più inquinanti al mondo.

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