Alberto Clò, Rie. Ragioni tecnologiche, economiche e sociali rivoluzioneranno il futuro della mobilità delle merci

Dalla Conferenza Unrae di Roma, il presidente del centro Ricerche industriali ed energetiche Alberto Clò spiega come le nuove tecnologie possono rendere il trasporto delle merci più sostenibile, sicuro ed efficiente.

La conferenza d’autunno della Sezione veicoli industriali Unrae dal titolo Trasportiamo l’Italia nel futuro che si è svolta a Roma il 29 novembre è stata l’occasione per fare un punto sulla situazione dell’autotrasporto in Italia, impegnato – fra mille ostacoli – verso il raggiungimento di obiettivi che rendano il trasporto delle merci e la logistica più sostenibili, sicuri ed efficienti. Fra le difficoltà, come ha evidenziato il presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, Franco Fenoglio, “una politica europea che da un lato obbliga i costruttori a impegnarsi in grandi sforzi finanziari e tecnologici per ridurre le emissioni, mentre dall’altro non si impegna in alcun modo a favorire il rinnovo del parco circolante, emanando provvedimenti sulla circolazione provvisori e scoordinati”.

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Durante la conferenza d’autunno della Sezione veicoli industriali Unrae dal titolo Trasportiamo l'Italia nel futuro si è parlato di tutti gli aspetti legati al trasporto pesante e alla logistica. Sul palco, anche  il presidente della sezione veicoli industriali di UNRAE, Franco Fenoglio e il professor Alberto Clò. © UNRAE
Durante la conferenza d’autunno della Sezione veicoli industriali Unrae dal titolo Trasportiamo l’Italia nel futuro si è parlato di tutti gli aspetti legati al trasporto pesante e alla logistica.  ©Unrae

Il parco di veicoli pesanti circolanti in Italia, secondo i dati forniti da Unrae,  è il più vecchio d’Europa (l’età media è di 13,5 anni), con oltre il 63 per cento dei mezzi  precedenti all’Euro IV. Critico anche il versante sicurezza: solo l’11,9 per cento dei veicoli circolanti è dotato dei dispositivi di sicurezza attiva (obbligatori dal 2015) come la frenata autonoma di emergenza e il mantenimento di corsia.

Per cercare di capire meglio lo stato di salute dell’autotrasporto in Italia, abbiamo chiesto ad Alberto Clò, economista, professore ordinario in economia applicata e presidente del Centro ricerche industriali ed energetiche Rie, di spiegarci cosa è emerso dallo studio Le prospettive del settore dei veicoli industriali in Italia, presentato nell’incontro romano e condotto con l’obiettivo di valutare in che modo e con quale impatto le nuove tecnologie potranno dare risposte concrete alla transizione energetica.

Come cambierà il trasporto delle merci in futuro?
Ragioni tecnologiche, economiche e sociali rivoluzioneranno anche il futuro della mobilità delle merci. Ma non sarà certamente scommettendo su una sola tecnologia che si otterranno rapidamente i minori impatti ambientali possibili. Il diesel continuerà a governare la transizione energetica in corso, in virtù delle sue caratteristiche funzionali e grazie alle sofisticate tecnologie motoristiche adottate, destinate all’abbattimento delle emissioni.

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Il rinnovo del parco circolante aumenterebbe la sicurezza e ridurrebbe le emissioni, cosa serve?
Bisogna accelerare il processo di rinnovo del parco a favore dell’Euro VI. Un veicolo pesante EuroVI ha prestazioni ecologiche e di sicurezza significativamente migliori. Il rinnovo dei mezzi più obsoleti è ancora troppo modesto. I veicoli ante Euro IV sono ancora oltre il 60 per cento del parco circolante. Ai ritmi di sostituzione attuali, per arrivare a un ricambio del 40 per cento occorrerebbero circa  nove anni, ossia alle soglie del 2030. Rinnovare il parco circolante è la carta vincente per innalzare i livelli di sicurezza stradali, ridurre il tasso di incidenti, ridurre le emissioni inquinanti. Sarebbe dannoso rinviare quest’accelerazione in attesa di nuove rivoluzionarie soluzioni, indefinite nel tempo

In che tempi è lecito attendersi significativi miglioramenti?
Progressive evoluzioni radicali sono certo prevedibili, ma tutt’altro che rapide. Al momento, il rinnovo del parco circolante che punti a un rapido ricambio delle motorizzazioni più vecchie con le declinazioni diesel di ultima generazione (come l’Euro VI-d) rappresenta la scelta più realistica ed efficace in termini di abbattimento degli inquinanti.

Il parco di veicoli pesanti circolanti in Italia, secondo i dati forniti da UNRAE,  è il più vecchio d’Europa (l’età media è di 13,5 anni). Il rinnovo del parco circolante è uno dei temi più critici del sistema di trasporto in Italia. © Unrae
Il parco di veicoli pesanti circolanti in Italia, secondo i dati forniti da Unrae, è il più vecchio d’Europa (l’età media è di 13,5 anni). Il rinnovo del parco circolante è uno dei temi più critici del sistema di trasporto in Italia. © Unrae

Che correlazione c’è fra trasporto pesante ed emissioni?
L’inasprimento degli standard emissivi e l’introduzione degli standard Euro hanno migliorato le performance ecologiche dei mezzi. Tra il 1990 e il 2016, le emissioni di NOx in Italia si sono pressoché dimezzate e quelle di PM si sono ridotte di oltre il 70 per cento. Anche il contenimento dell’inquinamento acustico richiede un inasprimento dei limiti di rumorosità per i veicoli a motore con un nuovo regolamento; i nuovi modelli, specie quelli alimentati a gas, hanno già livelli sonori anche al di sotto dei limiti di legge.

Quale ruolo ha lo sviluppo tecnologico nel trasporto?
Il ruolo dell’innovazione tecnologica è fondamentale ed è finalizzata soprattutto all’efficientamento energetico dei motori diesel, al miglioramento della qualità dei carburanti (biofuel), all’evoluzione di carburanti alternativi e al progresso dell’infrastruttura stradale.

Il trasporto delle merci riuscirà a fare a meno del diesel?
Il diesel resta leader nel trasporto merci. Grazie alla combinazione di tecnologie motoristiche avanzate e a sofisticati sistemi di abbattimento delle emissioni, i motori diesel di ultima generazione presentano livelli emissivi dei principali inquinanti ormai prossimi allo zero. C’è però una  penetrazione progressiva dei nuovi carburanti. Il Gnl (Gas naturale liquefatto) è quello in stato più avanzato, con estensione della rete di distribuzione e successo in termini di vendite, ma restano alcuni ostacoli da superare. Da segnalale anche il crescente utilizzo del biometano miscelato al Gnl.

Scania, fra i maggiori costruttori di mezzi pesanti, collaborerà con A35 Brebemi per sviluppare in Italia la tecnologia delle autostrade elettrificate. Il progetto riguarderà inizialmente 6 chilometri della A35 Brebemi, l’autostrada che collega Brescia con Milano. © Scania
Scania, fra i maggiori costruttori di mezzi pesanti, collaborerà con A35 Brebemi per sviluppare in Italia la tecnologia delle autostrade elettrificate. Il progetto riguarderà inizialmente 6 chilometri della A35 Brebemi, l’autostrada che collega Brescia con Milano. © Scania

Ha senso parlare di elettrico nel trasporto pesante?
I vantaggi  sono l’assenza di emissioni allo scarico e la silenziosità di marcia; i limiti, la portata e l’autonomia, l’adeguatezza delle infrastrutture di ricarica e la minore densità energetica. I tempi non sembrano maturi per una consistente penetrazione dell’elettrico per i veicoli industriali, almeno non nell’immediato futuro, nonostante i progressi delle case costruttrici, specie nelle brevi distanze.

La sicurezza rimane un punto cruciale, quali soluzioni?
L’adozione di dispositivi di sicurezza avanzati (i cosiddetti Adas) sui veicoli industriali è spesso in anticipo rispetto ad altre categorie di veicoli. I nuovi modelli hanno l’obbligo di dotarsi dell’avviso di cambio di corsia e della frenata di emergenza avanzata, sistemi che riducono il rischio di incidente per responsabilità del conducente, in Italia la prima causa dei sinistri. Per rendere possibile il dialogo con i veicoli di nuova generazione, le infrastrutture stradali devono puntare a una rapida trasformazione digitale. Il nuovo decreto Smart road va in questa direzione; serve un rafforzamento delle reti di comunicazione fisse e mobili.

Nuove tecnologie richiederanno anche nuove professionalità
Investire nella formazione è fondamentale. La tecnologia non ha reso superfluo il fattore umano, ma ne sta mutando le competenze, con necessità di figure altamente specializzate. Occorre valorizzare questa professione per rafforzare la competitività del settore con importanti benefici in termini di occupazione e trasporto qualificato per il paese.

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