Clima: adesso la fine del mondo ha una data precisa
Gli esperti del clima delle Nazioni Unite hanno fissato la data per la fine del mondo. Ma l’uomo ha una via d’uscita, sempre che decida di percorrerla.
Gli esperti del clima delle Nazioni Unite hanno fissato la data per la fine del mondo. Ma l’uomo ha una via d’uscita, sempre che decida di percorrerla.
Il numero 13, per gli statunitensi, porta sfortuna. Ma per quanto riguarda Years of living dangerously, Anni vissuti pericolosamente, si dovrebbe piuttosto parlare di 13 fortunato, dato che proprio domenica 13 aprile debutterà sul canale Cbs Corp Showtime la prima puntata di questo documentario sui cambiamenti climatici in nove parti diretto da James Cameron.
La Convenzione dell’Unione africana per l’assistenza e la protezione dei rifugiati interni (Internally displaced people, Idp), nota anche come Convenzione di Kampala, dal nome della capitale dell’Uganda in cui il testo è stato adottato e aperto alle firme, è un accordo internazionale del 2009 negoziato e voluto dai 54 paesi che fanno parte dell’Unione africana.
Un quarto delle specie di bombi presenti in Europa è a rischio estinzione a causa della perdita di habitat e del cambiamento climatico. Se i bombi dovessero estinguersi potremmo dire addio all’impollinazione delle coltivazioni così come a un valore economico pari a miliardi di euro. Il richiamo arriva dall’Unione mondiale per la conservazione della
Come si intuiva già dalle anticipazioni la situazione prevista da più di 1.700 tra accademici, ricercatori ed esperti di tutto il mondo è sempre più drammatica. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono già in atto in tutti i continenti e negli oceani: il mondo, in molti casi, è mal preparato contro i rischi del clima
[vimeo url=”http://vimeo.com/88829079″] I coralli e le spugne sono di una bellezza, ma anche di una delicatezza straordinarie. L’Ipcc ci ha più volte messo in guardia dalla possibilità che riscaldamento globale e acidificazione degli oceani possano farli sparire dalle barriere oceaniche insieme agli altri animali marini da cui dipendono. Daniel Stoupin ha realizzato Slow life,
Il cambiamento climatico è in atto, la natura resiste, ma il peggio deve ancora venire. È questo il quadro definito dal rapporto del secondo gruppo di lavoro dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) pubblicato lunedì 31 marzo alla fine dell’incontro tra scienziati e delegati che si è tenuto in Giappone. Lo scopo di questo testo
Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, è stato in Groenlandia, Danimarca, per osservare con i suoi occhi gli effetti del riscaldamento globale in una delle aree più sensibili e minacciate al mondo. Sbarcato il 25 marzo, ha visitato la città di Uummannaq che si trova a diverse centinaia di chilometri sopra il Circolo polare
Il mondo resterà al buio. Almeno per un’ora. Un gesto simbolico per affermare a gran voce che il cambiamento climatico è reale e riguarda tutti, dall’Artico al Polo Sud, dagli Usa all’Australia.
Per le civiltà nate lungo le coste del Mediterraneo la pianta dell’olivo ha storicamente rivestito un ruolo centrale. La bellezza e la ricchezza dei suoi frutti hanno dato spunto a numerose leggende che ne hanno, da sempre, celebrato l’origine divina. E’ un oliveto il bosco sacro a Zeus dalle cui fronde venivano intrecciate le corone