I giudici hanno disposto lo spegnimento dell’impianto, che ha causato centinaia di vittime negli anni. Rimane il tema del lavoro e della riconversione.
Si estende su 1.270 kmq l’iceberg che si è staccato dall’Antartide il 26 febbraio. Gli scienziati non possono ancora prevedere il suo percorso.
1.270 chilometri quadrati, poco meno del comune di Roma. Sono le dimensioni eccezionali di un iceberg che venerdì 26 febbraio si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio di Brunt, in Antartide. Le notizie sono in arrivo dalla vicina base di ricerca Halley gestita dalla British Antarctic Survey, ora chiusa per l’inverno antartico.
Il fenomeno che si è verificato tecnicamente si chiama calving ed era ampiamente atteso dagli scienziati, visto che nella piattaforma di Brunt già a novembre 2020 si era aperta una nuova frattura, la terza nell’ultimo decennio. È stata ribattezzata North Rift e nel mese di febbraio ha guadagnato fino a un chilometro al giorno, spaccando uno strato di ghiaccio spesso ben 150 metri. Fino al distacco vero e proprio dell’iceberg, avvenuto nella mattinata di venerdì.
Osservare un fenomeno di questo calibro, in un ambiente così estremo, è anche una sfida scientifica. I ricercatori monitorano quotidianamente la piattaforma grazie a una combinazione di strumenti GPS ad alta precisione e immagini satellitari. “Tutti i dati vengono poi rispediti a Cambridge per essere analizzati, quindi noi sappiamo cosa sta accadendo anche durante l’inverno antartico, quando non c’è personale nella base, l’oscurità è totale e la temperatura scende al di sotto dei -50 gradi centigradi”, sottolinea Dame Jane Francis, direttrice della British atlantic survey. Al momento non è possibile prevedere il tragitto dell’iceberg nei prossimi mesi; potrebbe allontanarsi oppure restare nei pressi della banchisa.
Quelli registrati dalla base di ricerca Halley sono fenomeni naturali, si legge nella nota, e non ci sono evidenze sufficienti per sostenere che i cambiamenti climatici abbiano avuto un ruolo significativo. Non c’è neanche alcuna connessione rispetto a un altro episodio simile che nel mese di luglio del 2017 era finito nei giornali e nelle tv di tutto il mondo: il distacco dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C di un gigantesco iceberg grande 6.000 chilometri quadrati, più dell’intera regione della Liguria. Uno dei suoi pezzi, ribattezzato A-68A, è rimasto per circa tre anni nei pressi della penisola antartica, per poi finire in mare aperto e dirigersi verso la Georgia del sud. Si temeva che avesse un impatto devastante sul fragile ecosistema locale, ma si è frantumato senza mai raggiungere la costa.
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