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La battaglia a lieto fine di Aran Cosentino per difendere il suo torrente sulle Alpi

La generazione di giovani digitali è tutt’altro che priva di un contatto con la realtà. È attiva in prima linea per difendere il Pianeta grazie al web. La storia di Aran Cosentino.

Verde come la speranza, ma anche come l’ambiente e la giovinezza. Nonostante gli stereotipi la dipingano prigioniera di social network e realtà virtuale, un po’ ovunque nel Pianeta si sta facendo largo una nuova generazione che non esita a mettersi in gioco per proteggere il Pianeta. In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, contro il quale i leader mondiali faticano a prendere decisioni adeguate alla gravità della situazione, i ragazzi e le ragazze nati nel terzo millennio oggi alzano la voce. La richiesta è un maggiore impegno da parte di quei “grandi” che, per dirla come la sedicenne Greta Thunberg, “non sono abbastanza maturi per dire le cose come stanno”. E scaricano sulle generazioni future le conseguenze di uno sviluppo insostenibile.

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Sebbene non goda della notorietà mondiale della coetanea svedese, nelle scorse settimane il friulano Aran Cosentino ha vinto la propria battaglia personale: la centralina idroelettrica sull’incontaminato torrente Alberone non si farà. A fine dicembre scadevano infatti i termini concessi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, su sprone di quel comitato locale fondato dal ragazzo, per presentare le integrazioni sull’impatto ambientale connesse alla realizzazione dell’opera. La rinuncia dell’azienda titolare pone dunque fine a un tira e molla durato quasi tre anni. O almeno, è quanto si augurano i residenti di Savogna, il piccolo comune a ridosso del confine con la Slovenia, dove Cosentino vive con genitori.

“Sì, credo che sia la volta buona. Tuttavia, continueremo a vigilare perché anche nella primavera del 2017 la vicenda sembrava conclusa. E invece, alcuni mesi più tardi, ecco la doccia fredda: sebbene con qualche modifica, l’azienda aveva presentato nuovamente il progetto” ricorda Aran, che all’inizio della mobilitazione aveva appena 14 anni e si apprestava a iniziare il liceo artistico.

La scoperta del progetto su internet

“Per la tenacia e passione con cui ha difeso, utilizzando i moderni strumenti di comunicazione, un bene che va al di là del tempo: il torrente Alberone che ha sempre visto scorrere nella sua valle”. L’assegnazione del riconoscimento “Bandiera verde – Buona pratica nel territorio alpino”, consegnatogli nel luglio del 2017 dal presidente regionale di Legambiente Sandro Cargnelutti, riassume efficacemente la battaglia di Aran. “Sono cresciuto in mezzo ai boschi e sopra il fiume: nel borgo di Ieronizza, dove abita la mia famiglia, l’Alberone scorre appena fuori dalla porta di casa. In un certo senso, il torrente è una presenza familiare nonché parte integrante della nostra quotidianità”, spiega il ragazzo.

Sebbene preferisca i boschi, Aran si destreggia altrettanto bene nella giungla di internet. È proprio navigando nel sito della Regione che nell’agosto del 2016 scopre l’esistenza di un progetto di realizzazione di un impianto mini idroelettrico sul torrente. La cui opera di presa sarebbe stata posta subito a valle della propria abitazione. “Sono letteralmente cascato dalle nuvole! La portata del nostro torrente è modesta e irregolare, del tutto inadatta per alimentare persino una piccola centralina. Ma soprattutto, l’Alberone è uno dei pochi torrenti ancora integri dell’intero arco alpino, tant’è che ospita il gambero europeo di fiume e altre specie protette divenute altrove rarissime” prosegue il ragazzo.

Comincia la mobilitazione contro l’impianto

Aran condivide la scoperta con genitori, vicini di casa, amici e chiunque gli capiti a tiro. L’esistenza del progetto è una sorpresa per l’intera comunità che vive ai piedi del Matajur. “Nessuno ne sapeva nulla né era favorevole alla sua realizzazione. Così ho creato un gruppo su Facebook per coordinare la difesa del torrente. Esso è stato l’embrione del comitato Amici del torrente Alberone” ricorda. Nelle settimane successive le adesioni al gruppo crescono rapidamente, tanto che i giornali, prima locali e poi nazionali, iniziano a interessarsi alla vicenda.

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Il movimento per la difesa del torrente Alberone, in Friuli-Venezia Giulia © Amici del Torrente Alberone

Nel frattempo, Aran Cosentino prende contatto con altri comitati impegnati nella medesima battaglia lungo tutto l’arco alpino. Inoltre, con passione e determinazione avvia una raccolta firme da consegnare al consiglio regionale, chiusa simbolicamente a 390. Quanti gli abitanti di Savogna. Nel maggio del 2017 l’azienda ritira la domanda e la Regione archivia il progetto. Tuttavia, i festeggiamenti durano appena qualche mese poiché nel gennaio del 2018 va in scena un nuovo capitolo della vicenda. “Sono venuto a sapere del nuovo progetto da una notifica di Google Alert. Non ricordavo nemmeno di aver creato l’avviso”, sorride Aran. Grazie al contributo tecnico di geologi e naturalisti, il comitato deposita una petizione che viene prontamente accolta dalla Regione, la quale impone all’azienda di presentare entro sei mesi alcune integrazioni alla documentazione. “In questo intervallo di tempo controllavo ogni giorno, con ansia, il sito della Regione. È stato un sollievo leggere ‘pratica conclusa’ il giorno successivo alla scadenza: l’azienda aveva rinunciato!”, ricorda il ragazzo.

Il futuro dell’Alberone

“Non voglio essere frainteso: sono a favore dell’energia idroelettrica e penso che bisognerebbe investire con più convinzione nelle energie rinnovabili, per esempio potenziando i grandi impianti già esistenti” sostiene Aran, che chiarisce: “Tuttavia, c’è una bella differenza nel realizzare una centrale lungo un canale artificiale oppure su di un torrente di alta montagna. Stiamo distruggendo gli ultimi luoghi rimasti intatti nelle Alpi per una produzione elettrica ridicola. Se non ci fossero gli incentivi, nessuno investirebbe nelle centraline”.

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Nella speranza che le mire speculative sul torrente siano definitivamente tramontate, gli Amici dell’Alberone continueranno comunque a vigilare sulla loro valle. “Il comitato non si scioglie: abbiamo avviato una nuova petizione che ha già raggiunto oltre mille persone per chiedere che venga preservata la naturalità del torrente. Inoltre, siamo stati tra i promotori della marcia per il clima di Udine dello scorso 8 dicembre”, conclude Aran, figlio di una generazione digitale che ha le idee ben chiare sul futuro del Pianeta.

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