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Dai tunnel per la migrazione dei pesci ai sottopassaggi pedonali per anfibi, durante il tour We are Alps abbiamo osservato alcuni innovativi progetti di conservazione della biodiversità sulle Alpi.
Dal 25 giugno al 2 luglio abbiamo attraversato parte dell’arco alpino partecipando al tour We are Alps 2017. Questa edizione del tour era dedicata all’acqua, considerata uno dei cardini dello sviluppo sostenibile della regione alpina, ma non si può scrivere delle Alpi senza parlare della conservazione della natura e della ricca biodiversità che popola gli ecosistemi alpini. Durante il viaggio abbiamo avuto occasione di conoscere alcuni progetti volti alla tutela della fauna e della flora alpina. Ecco i più interessanti.
In tutto il mondo la realizzazione di dighe è in crescita per sfruttare l’energia idroelettrica. Le dighe rappresentano una grande minaccia per la biodiversità fluviale, queste strutture infatti frammentano e alterano gli ecosistemi, danneggiando in particolare le specie che hanno bisogno di fiumi a scorrimento veloce. A Vienna è stato trovato un compromesso tra la produzione di energia rinnovabile e il rispetto dell’ecologia dei fiumi. Nel Danubio sono infatti stati realizzati appositi passaggi per la migrazione dei pesci. “A partire dal 2009 la società che gestisce le centrali elettriche sul Danubio ha speso circa sessanta milioni di euro per progetti per facilitare la migrazione dei pesci”, ha dichiarato Christian Schilling, del Ministero austriaco per l’agricoltura, le foreste, l’ambiente e la gestione dell’acqua. Una specie particolarmente preziosa e sensibile alle alterazioni dei corsi d’acqua è lo storione (Acipenser sturio). Per proteggere questi antichi animali sono state ripristinate le loro principali vie di migrazione, creando degli appositi passaggi e contrastando ulteriori future frammentazioni.
A Grésivaudan, verdeggiante valle delle Alpi francesi, è stato lanciato un ambizioso progetto chiamato Couloirs de vie, ovvero Percorsi di vita, volto al restauro e alla conservazione dei corridoi ecologici della regione di Rhône-Alpes. L’iniziativa, la prima di questo genere mai realizzata in Francia, ci è stata presentata dal dottor Yann Kohler, biologo tra i principali autori del progetto, realizzato tra il 2009 e il 2015. “Lo scopo principale di questo progetto è quello di proteggere gli ultimi sei corridoi ecologici di Grésivaudan – ha affermato Yann Kohler – per consentire la libera circolazione della fauna e della flora”. Tra le misure adottate ci sono la modifica di alcune strade, l’installazione di pannelli in grado di rilevare la presenza di animali sulla strada e allertare gli automobilisti e la realizzazione di sottopassaggi per la piccola fauna. Ad esempio è stato individuato un importante punto di passaggio per gli anfibi nel comune di Cheylas. Nell’area è infatti presente un’ampia zona umida, ma per raggiungerla rospi e rane devono attraversare una strada trafficata. Nel 2005, nel giro di pochi giorni, sono stati trovati schiacciati sulla strada oltre 400 anfibi. Per proteggere questi animali, ma anche piccoli mammiferi e rettili, e aiutarli ad attraversare, nel 2012 è stata installata una rete di sette coppie di tubi di 40 centimetri di diametro che passano sotto la strada. I tubi hanno un ingresso a U e sono dotati di piccole rampe per consentire la fuga in qualsiasi momento agli animali. I censimenti hanno rivelato che i sottopassaggi sono utilizzati da almeno sette specie, tra cui la raganella europea (Hyla arborea), specie molto rara in quest’area. “Gli anfibi hanno beneficiato dei corridoi, dalla sopravvivenza di queste creature hanno tratto vantaggio anche gli animali che se ne nutrono, come serpenti e uccelli”, ha concluso Kohler.
Un tempo comuni in molti corsi d’acqua italiani, i gamberi di fiume sono oggi estremamente rari, minacciati dalla pesca indiscriminata, dall’inquinamento e dalla frammentazione dei corsi d’acqua e dalla competizione con specie alloctone, come il gambero della Louisiana (Procambarus clarkii). Merano, come ci ha raccontato il sindaco della città, Paul Rüsch, è stata protagonista di un efficace progetto di reintroduzione di un’autoctona specie di gambero di fiume, l’Austropotamobius pallipes. Trecento crostacei sono infatti stati liberati nell’area di Lazago, che sorge sulla sponda sinistra del torrente Passirio, non lontano dal centro cittadino. È stata scelta questa zona per il ripopolamento perché non ci sono specie alloctone che possano minacciare i gamberi. L’obiettivo del progetto è quello di “formare una popolazione stabile in grado di riprodursi”, ha spiegato il sindaco di Merano.
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