Nel mondo le aree protette sono aumentate del 42% in dieci anni. Ma la loro gestione fa la differenza

Il Protected planet report ci dà una buona notizia: la comunità internazionale ha rispettato la sua promessa di arrivare al 17% di aree protette terrestri.

È stato pubblicato l’aggiornamento del Protected planet report, il colossale studio biennale con cui il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep) e l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) fanno il punto sulle aree protette del nostro Pianeta. Ci sono buone notizie: negli ultimi dieci anni l’estensione complessiva delle aree protette marine e terrestri è aumentata di 21 milioni di chilometri quadrati, all’incirca l’estensione della Russia. Ma c’è ancora molto lavoro da fare, in quantità e soprattutto in qualità.

nascono due aree marine protette in Sicilia e Sardegna
Capo Testa – Punta Falcone è diventata area marina protetta © Winkelbohrer/Flickr

Impennata delle aree protette negli ultimi dieci anni

Con il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, la comunità internazionale si è impegnata a conseguire i venti Obiettivi di Aichi. Finora nessuno di essi è stato pienamente raggiunto. Questo report però fornisce un incoraggiante aggiornamento sull’undicesimo, che prevede che entro il 2020 almeno il 17 per cento degli ecosistemi terrestri e il 10 per cento delle aree marine e costiere sia sottoposto a efficaci misure di conservazione. Nello specifico, si parla di aree protette quando esiste uno specifico inquadramento normativo volto a conseguire precisi obiettivi nella tutela di flora e fauna; si parla invece di aree tutelate quando, più genericamente, sono gestite in modo virtuoso per la biodiversità.

Parco nazionale di Denali, Alaska © Ingimage

Il report fa sapere che oggi le aree protette e tutelate terrestri hanno un’estensione di almeno 22,5 milioni di chilometri quadrati (cioè il 16,64 per cento delle terre emerse), quelle marine e costiere di almeno 28,1 milioni di chilometri quadrati (7,74 per cento). Tenendo presenti anche quei dati che finora sono sfuggiti a questo conteggio formale, è lecito arrotondare la prima percentuale al 17 per cento. Si può quindi affermare che l’Obiettivo 11 sia stato raggiunto almeno a metà. Fa ben sperare anche il fatto che questi progressi siano stati raggiunti soprattutto nell’arco degli ultimi dieci anni, con un +42 per cento di aree sottoposte a tutela (cioè 21 milioni di chilometri quadrati in più).

Occhi puntati sulla Cop 15 di Kunming sulla biodiversità

Nel frattempo si avvicina il 15 ottobre, data di inizio della Cop 15 sulla biodiversità che si terrà a Kunming, in Cina, dopo un rinvio di un anno per la pandemia. Nell’occasione, la comunità internazionale dovrà stabilire nuovi obiettivi da conseguire nel corso del decennio. “Le aree protette e tutelate giocano un ruolo cruciale per affrontare la perdita di biodiversità, e negli ultimi anni sono stati fatti grandi progressi”, dichiara tramite una nota Neville Ash, a capo del World Conservation Monitoring Centre dell’Unep. Che fa notare però una cosa: ampliare le aree protette è necessario, ma non sufficiente. “Devono essere anche gestite in modo efficace e governate in modo corretto, se l’obiettivo è quello di conseguire i loro numerosi benefici su scala globale e locale e assicurare un futuro migliore alle persone e al Pianeta”.

Su questo fronte il report mette in luce parecchie debolezze. Prima fra tutte, la carenza di dati: per fare un esempio, sono state condotte verifiche sulla gestione di appena il 18,29 per cento delle aree protette. O ancora, il fatto che queste zone debbano essere connesse l’una con l’altra per favorire il transito degli animali e il mantenimento degli equilibri ecosistemici. Appena l’8 per cento delle aree terrestri gode sia dello status di protezione sia della connessione con altre aree naturali. Ci sono stati miglioramenti, ma questa percentuale deve aumentare.

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