Razzismo negli Stati Uniti

Proviamo a capire il rapporto tra Stati Uniti e armi da fuoco, per quanto possibile

Negli Stati Uniti è facile procurarsi un’arma. È uno dei paesi dove avvengono più sparatorie. Nonostante questo le leggi rimangono invariate: una contraddizione difficile da capire per chi americano non è.

Così tante pistole. Così tanti caricatori. Cumuli e cumuli di caricatori, ovunque. Riposti in valigette appoggiate ordinatamente alle pareti, tutto intorno alla stanza, impilate, fucili dappertutto. Questa la descrizione fornita da uno degli agenti di polizia che hanno fatto irruzione nella stanza d’albergo dove si è nascosto Stephen Paddock, l’uomo che il primo ottobre ha aperto il fuoco sulla folla che stava assistendo a un concerto country a Las Vegas e ha ucciso 58 persone. Alla luce dell’ennesima strage, facciamo il punto della situazione sulla questione delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

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Las Vegas
Las Vegas commemora le vittime della sparatoria al Route 91 Harvest, festival di musica country © Drew Angerer/Getty Images

Cosa prevede il secondo emendamento della costituzione statunitense sul possesso di armi

“Dato che una milizia ben organizzata è necessaria per la sicurezza di uno stato libero, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non può essere infranto”. Così recita il secondo emendamento della costituzione degli Stati Uniti d’America.

Il Gun control act del 1968 ha stabilito l’obbligo di licenza per chiunque sia coinvolto “nel business della compravendita di armi”, ad eccezione dei privati che effettuano scambi occasionali all’interno di un singolo stato. Nel 1993 la legge è stata integrata con l’introduzione del Brady handgun violence prevention act che ha imposto la necessità di effettuare dei controlli su chi vuole un’arma prima di vendergliela.

Qualche anno dopo è entrato in vigore anche il sistema di background check dell’Fbi per verificare che chiunque intenda acquistare un’arma da fuoco non sia stato condannato ad un periodo di reclusione superiore a un anno, non abbia commesso reati di violenza domestica, non sia oggetto di un ordine restrittivo, non faccia uso di sostanze stupefacenti, non sia stato congedato dall’esercito per cattiva condotta, non sia ricoverato in una struttura per la cura delle malattie mentali né sia stato dichiarato mentalmente incapace da un’autorità competente, cosa che sono gli stati a dover segnalare (e non sempre fanno con la giusta prontezza).

Il controllo richiede solitamente pochi minuti e di conseguenza la compravendita si risolve piuttosto velocemente. Il problema più grande è che queste verifiche non sono obbligatorie per i rivenditori privati senza licenza (riuniti sotto il nome di gun show loophole) e solo certi stati hanno deciso di imporle per legge, tra cui la California, il distretto di Columbia e lo stato di New York. In più, è possibile quasi ovunque portare con sé un’arma non visibile – riposta ad esempio nella tasca interna della giacca – e in alcuni stati non è nemmeno necessario richiedere un permesso per farlo.

armi da fuoco in vendita negli usa
In Arizona le leggi sono particolarmente permissive. Non è nemmeno necessario registrare la propria arma alle forze dell’ordine, anzi, è addirittura proibito © John Moore/Getty Images

Negli Stati Uniti i morti per arma da fuoco sono di più dei caduti in guerra e delle vittime di terrorismo

Secondo uno studio del 2016 condotto dall’università di Harvard e dalla Northeastern University, negli Stati Uniti ci sono circa 265 milioni di pistole – più di una per adulto. In base a questa ricerca, 133 milioni sono nelle mani di appena il 3 per cento della popolazione: un gruppo di collezionisti che ne possiedono in media 17 a testa. Le ripercussioni sono considerevoli. La guerra civile, le due guerre mondiali, i conflitti in Corea, Vietnam, Iraq e Afghanistan sono solo alcune delle battaglie a cui gli Stati Uniti hanno preso parte: eppure, il numero di americani che hanno perso la vita in guerra è minore rispetto a quello delle vittime di arma da fuoco che si contano dal 1968 ad oggi.

Se sei un cittadino statunitense, hai una probabilità di morire per un colpo di pistola dieci volte più alta rispetto agli abitanti di altri 22 paesi ricchi: il tasso di omicidi commessi con un’arma da fuoco è 25 volte maggiore alla media e il numero di suicidi è il più alto. Gli Stati Uniti sono anche la nazione dove ci sono più sparatorie di massa al mondo: su 171 paesi presi in esame nel periodo compreso tra il 1966 e il 2012, il 31 per cento delle sparatorie è avvenuto su suolo statunitense.

E non è finita qui: a questi dati già abbastanza eloquenti se ne aggiungono altri molto significativi. Un’indagine condotta dalla Cnn sulla base delle informazioni raccolte al Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie ha infatti dimostrato che il numero di morti per arma da fuoco negli Stati Uniti è maggiore persino di quello delle vittime di terrorismo.

Dal 2001 al 2014, oltre 440mila persone hanno perso la vita per colpa delle armi da fuoco, mentre nello stesso periodo di tempo le vittime di atti terroristici sono state circa 3.400, di cui 3.043 su suolo americano. Il Washington Post invece ha creato un database che tiene traccia di tutte le persone uccise dalla polizia in America: finora, nel 2017 siamo a quota 768. Nel 2016 sono state 963.

In alcuni stati esistono leggi restrittive

In otto stati americani sono in vigore delle leggi che vietano la vendita di caricatori ad alta capacità: questo significa che in California, Connecticut, Colorado, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New York e Hawaii il numero di colpi che un’arma può sparare prima di essere ricaricata si riduce a dieci o quindici (nel caso delle Hawaii, la legge è applicata solo alle pistole e non ad altri tipi di arma da fuoco). Secondo Michael Siegel dell’Università di Boston, che ha condotto un’analisi per la Cnn, sapere se uno stato ha oppure no una legge di questo tipo è “il miglior modo per prevedere il tasso di sparatorie di massa”. L’indagine ha infatti evidenziato che negli stati dove tale legge è in vigore, il tasso si riduce del 63 per cento.

In California, inoltre, familiari e agenti di polizia possono chiedere ai giudici di revocare temporaneamente il diritto di possedere un’arma a persone che si siano dimostrate violente o potenzialmente pericolose. Altri quattro stati possiedono leggi simili, chiamate “red flag laws”: Connecticut, Indiana, Oregon e Washington.

Cosa pensano i cittadini americani?

Secondo l’ultimo sondaggio di Gallup, l’azienda che regolarmente conduce inchieste sull’opinione pubblica di tutto il mondo, il 55 per cento degli americani ritiene che le leggi che regolano la vendita di armi da fuoco dovrebbero essere più severe e solo il 10 per cento vorrebbe che fossero meno restrittive.

Uno studio del Pew research center mostra invece che sia chi possiede un’arma sia chi non ne ha è d’accordo nell’impedirne la vendita agli individui mentalmente instabili: entrambe le percentuali si attestano infatti all’89 per cento. D’altra parte, però, chi tiene una pistola in casa la considera una misura protettiva indispensabile e vivrebbe l’obbligo a rinunciarvi come una grave violazione della propria libertà personale.

alcuni manifestanti a Newtown
Sono molte le manifestazioni di protesta contro le armi da fuoco negli Stati Uniti. Questa è stata organizzata a Newtown, teatro della strage di Sandy Hook, dopo la sparatoria di Las Vegas © Spencer Platt/Getty Images

Quali sono le proposte di legge avanzate finora per regolare il commercio di armi

Negli ultimi cinque anni, più di cento proposte di legge hanno tentato di limitare la vendita di armi. Nessuna ha avuto successo.

Nel 2011, dopo la sparatoria di Tucson, in Arizona, che ha causato la morte di sei persone tra cui una bambina di nove anni, l’allora senatore per il New Jersey Frank Lautenberg ha presentato tre progetti di legge che avrebbero dovuto imporre ai rivenditori privati gli stessi obblighi di quelli autorizzati, vietare la produzione e la vendita di caricatori con una capacità di più di dieci proiettili e impedire alle persone sulla lista dei potenziali terroristi di procurarsi pistole o esplosivi. Tutti respinti.

L’anno successivo, alla luce del massacro alla scuola elementare di Sandy Hook in Connecticut, nella quale sono morti venti bambini e sei adulti, un’altra proposta simile è stata bocciata, insieme al progetto di ripristinare il bando sulle armi d’assalto scaduto nel 2004. Stessa cosa è avvenuta dopo la strage di Orlando del 2016, in cui un uomo ha ucciso 49 persone facendo fuoco in un night club: quattro proposte di leggi restrittive sul commercio di armi sono state respinte dal senato.

Anche dopo Las Vegas si comincia a parlare di potenziali progetti: i repubblicani si sono detti favorevoli a un bando sulla vendita dei cosiddetti “bump stocks”, i congegni in grado di trasformare un fucile in un’arma semiautomatica utilizzati da Paddock. “Per la prima volta in decenni, c’è un consenso crescente da parte di entrambi i partiti in merito alla delicata questione delle armi da fuoco, tema che ha causato una profonda divisione tra repubblicani e democratici”, ha dichiarato il rappresentante della Florida Carlos Curbelo, che ha presentato la proposta di legge al congresso. La democratica Dianne Feinstein però, che è da anni impegnata su questo fronte, non crede che si tratti di un cambiamento radicale perché non riduce il numero di armi in circolazione, ma semplicemente impedisce di “trasformarle in qualcosa che non sono”.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva molto a cuore la questione delle armi. In un discorso del 2016 ha ricordato le vittime del massacro di Sandy Hook con queste parole: “Ogni volta che penso a quei bambini, non riesco a contenere la rabbia”, ha detto prima di fare una pausa per asciugarsi le lacrime dal volto. “E comunque, è qualcosa che accade tutti i giorni sulle strade di Chicago”, ha aggiunto in riferimento alla sua città natale.

Ci sono in gioco gli interessi dell’industria delle armi…

“I politici che tenteranno di darci la colpa, la pagheranno a caro prezzo”. Le parole di Chris W. Cox, direttore esecutivo della National rifle association (Nra), sono molto dure in riferimento alla loro parte di responsabilità nel verificarsi delle sparatorie.

La Nra è un’associazione potentissima, che difende il diritto dei cittadini americani di possedere un’arma. La sua attività di lobbying è estremamente persuasiva: alle elezioni del 2016 aveva qualcosa come 14 milioni di dollari da distribuire nelle tasche dei parlamentari per assicurarsi che nessuno intralciasse i suoi scopi. Cosa ancora più allarmante è che dopo episodi come quello della sparatoria a Las Vegas, le quote azionarie delle società produttrici di armi salgono alle stelle: le vendite aumentano perché le persone sentono un maggior bisogno di difendersi e al tempo stesso hanno paura che le leggi possano cambiare e rendere così più difficile procurarsi una pistola.

La Nra difende il diritto di possedere armi
Il vicepresidente della National rifle association, Wayne LaPierre © Alex Wong/Getty Images

… e di alcuni membri del Congresso

L’emittente televisiva Al Jazeera ha rivelato i nomi dei membri del Congresso che in pubblico hanno espresso il proprio dolore per le vittime della sparatoria di Las Vegas, mentre in privato hanno accettato un sacco di soldi dalla Nra per bocciare qualunque proposta di legge che potesse inasprire le attuali regolamentazioni sul controllo delle armi.

Il problema è che la National rifle association e la gun industry (l’industria delle armi) hanno un enorme potere sull’elettorato e una grandissima influenza sul mondo politico – molti repubblicani si rifiutano di sfidarle per paura di perdere consensi alle elezioni. Il presidente americano Donald Trump non ha voluto affrontare l’argomento dopo la strage di Las Vegas: non è cresciuto come un cultore delle armi, ma ha già dimostrato di non voler scontentare la maggior parte dei suoi elettori che invece lo sono.

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“È un gatto che si morde la coda”

“Le sparatorie suscitano reazioni emotive molto forti da parte della società; queste reazioni, però, tendono a svanire in fretta” riflette Gianluca Pastori, professore di Storia delle relazioni politiche tra il Nordamerica e l’Europa all’università Cattolica di Milano e ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). “Questo non è sufficiente a introdurre cambiamenti credibili nella sensibilità e nel modo di vedere collettivi. Anche perché la sensibilità è più forte in alcuni stati – dove esistono leggi restrittive – piuttosto che in altri. La politica stessa esprime queste incertezze. Sicuramente entrano in gioco gli interessi economici, ma la Nra è forte perché a livello popolare c’è la convinzione che il secondo emendamento garantisca il diritto di possedere un’arma. È un gatto che si morde la coda: le sparatorie generano insicurezza, questa spinge le persone ad armarsi. L’arma diventa la risposta all’arma, con una serie di conseguenze distorsive”.

Tante domande a cui bisogna dare una risposta

“Quante persone devono morire ancora? Cento? Mille? Diecimila? Un milione? Quanti corpi senza vita serviranno ancora per smuovere questo Congresso?”, è la domanda senza risposta di John Lewis, membro della camera dei rappresentanti per lo stato della Georgia.

Perché?

L’America è la terra dei sognatori per antonomasia, il luogo delle possibilità, che ha saputo accogliere chi si trovava in difficoltà e dargli nuova speranza. È sede di alcune delle startup più innovative del mondo, dove c’è spazio per sviluppare idee nuove e si effettuano ricerche sempre più avveniristiche in ogni campo, da quello medico a quello aerospaziale, da quello informatico – pensiamo alle realtà virtuale – a quello della mobilità (per esempio con lo sviluppo dei veicoli senza conducente).

Perché un paese così all’avanguardia, così aperto all’innovazione, non riesce ad abbandonare questo retaggio? Abitudine che fa tornare gli Stati Uniti indietro nel tempo, che li emargina dal resto del mondo, li rende un posto pericoloso e ostile nel quale non c’è più spazio per il cambiamento e il dialogo.

Noi non capiamo un’America così. Siamo abituati all’America dalle mille luci, che non dorme mai, quella che abbiamo sempre immaginato nei nostri sogni: i taxi gialli, i grattacieli altissimi, la gente che corre con in mano un caffè e infinite possibilità sul suo percorso.

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