Biologico

Il biologico al centro del Green new deal europeo

Il potenziamento del biologico è una delle stategie del patto verde per un’Europa neutrale dal punto di vista delle emissioni. Ne parliamo con la presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini.

Lo scorso 11 dicembre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato i contenuti del Green new deal, il patto verde europeo che punta a trasformare l’Europa nel primo continente a emissioni zero in termini di CO2 entro il 2050. Un obiettivo che è insieme “la sfida e l’opportunità più grande del nostro tempo” e che von der Leyen ha paragonato a quello dello sbarco sulla luna.

Il piano è un insieme di strategie per contrastare il cambiamento climatico e la Commissione ha già annunciato di voler proporre una legge per trasformare questo impegno politico in un obbligo giuridico e stimolare gli investimenti in tutti i settori dell’economia, dall’energia all’edilizia, dall’industria alla mobilità, dall’agricoltura all’alimentazione. A proposito di queste ultime, il Green Deal intende valorizzare le pratiche più sostenibili, tra cui il metodo biologico. Ne abbiamo parlato con Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio.

Come giudica complessivamente il Green new deal? È una missione possibile?
Sicuramente è una missione ambiziosa, ma necessaria. Il Green new deal è un documento avanzato che segna un cambio di paradigma, ma che potrà essere realizzato solo se tutti gli sforzi politici e normativi saranno orientati verso l’obiettivo e se ci sarà l’impegno e la partecipazione di tutti, dalle istituzioni ai cittadini.

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Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio

Che riferimenti ci sono al biologico nel Green new deal?
Il piano dice che anche l’agricoltura e l’alimentazione dovranno fare la loro parte nel cambiamento. Con la strategia “Dal produttore al consumatore”, che sarà presentata entro la primavera 2020, si dichiara di voler garantire ai cittadini europei una catena alimentare sostenibile, con alimenti sani, nutrienti e di qualità prodotti nel rispetto dell’ambiente e a costi contenuti; si propone di potenziare l’agricoltura biologica e di ridurre la dipendenza da pesticidi, concimi e antibiotici con una chiara indicazione affinché i piani strategici nazionali della Politica agricola comunitaria (Pac) riflettano pienamente l’ambizione del Green new deal e premino gli agricoltori virtuosi. Il piano prevede anche una strategia dedicata alla protezione della biodiversità annunciata anch’essa per marzo 2020. Il Green new deal poi contiene alcuni principi importanti come l’allineamento degli accordi commerciali e dell’imposizione fiscale con gli obiettivi per il clima in modo da favorire i prodotti più sostenibili.

Cosa si potrebbe fare nel concreto, da subito, per sostenere il biologico?
Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una forte crescita del biologico soprattutto per merito di una nuova consapevolezza dei consumatori. Ora abbiamo bisogno di strutturare un sistema, una filiera equa che eviti il rischio della rincorsa al prezzo più basso. Occorre dare spazio a tutte le diversità del biologico, dalla grande azienda al piccolo produttore.

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Per la presidente di Federbio Mammuccini occorrono filiere del biologico ben strutturate © Ingimage

In Italia c’è una legge sul biologico che aspetta di essere approvata…
Sì, c’è chi ha lavorato per bloccare la legge con dati non veritieri, ora la speranza è che con un indirizzamento di questo tipo a livello europeo il provvedimento, già approvato alla Camera, possa concludere il suo iter al più presto. Il testo contiene molte novità importanti tra cui il riconoscimento della funzione sociale e ambientale della produzione biologica, l’istituzione del marchio biologico italiano, il sostegno alla costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera del biologico, l’adozione del Piano nazionale delle sementi biologiche, la costituzione dei distretti del biologico che si stanno già strutturando senza una normativa precisa.

Cosa vuol dire oggi per il consumatore scegliere biologico?
La certificazione biologica ha una normativa ben precisa che garantisce ai prodotti biologici un impatto positivo immediato sull’ambiente. In primis il biologico contribuisce al mantenimento della fertilità del terreno, secondo il biologico non fa utilizzo di chimica di sintesi, terzo favorisce la biodiversità. Grazie al biologico negli ultimi anni anche l’agricoltura tradizionale ha fatto molti passi di qualità: per questo con il biologico dobbiamo continuare ad alzare l’asticella, a rappresentare la punta più avanzata dell’agricoltura e questo possiamo farlo continuando a investire in ricerca e innovazione con le risorse che avremo a disposizione.

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