La bioplastica italiana sbarca, per la prima volta, in Russia

Durante la visita di stato di Giuseppe Conte in Russia, è stato siglato uno storico accordo per il mercato della bioplastica made in Italy.

Mercoledì 24 ottobre era il giorno della prima visita ufficiale in Russia del presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte. Ad accoglierlo al Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin. Distesi i toni di questa visita diplomatica, che è stata anche e soprattutto l’occasione per consolidare la partnership economica tra i due paesi. Tra un trattato bilaterale e l’altro, c’è stato spazio anche per la bioplastica italiana, che per la prima volta varca i confini russi.

Tutti gli accordi economici firmati tra Italia e Russia

Il quotidiano La Stampa riporta uno per uno tutti i tredici documenti che sono stati firmati nel corso della visita di stato di Giuseppe Conte. Il loro valore complessivo viene stimato in circa 1,5 miliardi di euro.

Alcuni di essi riguardano molto da vicino i temi ambientali. Il nostro ministero dell’Ambiente e della tutela del mare, guidato da Sergio Costa, ha infatti siglato un memorandum d’intesa con il ministero delle Risorse naturali e dell’ecologia della Federazione Russa. Nel frattempo la lucana Coparm, che progetta e costruisce impianti per il trattamento di rifiuti, ha firmato un accordo di fornitura con il colosso russo Chisty Gorod.

Giuseppe Conte
Il premier italiano Giuseppe Conte al G7. La sua prima visita di stato in Russia si è svolta il 24 ottobre © #G7Charlevoix / Flickr

Un traguardo per la bioplastica made in Italy

Sul fronte dell’ambiente, è stata una giornata cruciale soprattutto per il mercato italiano della bioplastica. La protagonista è Bio-on, che ha concesso al gruppo Taif Jsc la licenza per costruire il primo impianto russo per la produzione di bioplastica PHAs.

L’operazione, fa sapere l’azienda tramite una nota, vale 17,6 milioni di euro. Nello specifico, 5,6 sono destinati alla licenza d’uso della tecnologia per realizzare bioplastiche PHAs. Questa sigla sta per “poli-idrossi-alcanoati” e indica quei materiali che vengono realizzati a partire dai co-prodotti dell’industria dello zucchero da barbabietola. Queste fibre vegetali rinnovabili, garantisce l’azienda, non entrano in competizione con la filiera alimentare e sono completamente biodegradabili.

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Altri 12 milioni sono legati alla progettazione dell’impianto, che si troverà nella repubblica del Tatarstan, e alla fornitura di alcune componenti. Il gruppo Taif Jsc inizierà a lavorarci già dal prossimo mese e ha intenzione di investire altri 90 milioni di euro, con l’obiettivo di metterlo in funzione nel 2020. Quando sarà a regime, produrrà 10mila tonnellate l’anno, che potranno essere raddoppiate in futuro.

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Servono alternative alla plastica, in fretta

Una buona notizia per l’imprenditoria italiana, ma soprattutto perché testimonia la diffusione anche in mercati inediti (come appunto quello russo) di alternative alla plastica. Questa è una delle strade che le stesse Nazioni Unite hanno suggerito nel report “Single-use Plastics: A roadmap for Sustainability”, pubblicato proprio il 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente. Queste alternative, sottolinea l’Onu, devono essere ecologiche, avere un costo contenuto e risultare appropriate per il loro compito.

Quel che è certo è che il consumo di plastica va abbattuto, in fretta. Questo perché, avverte chiaramente l’Onu, già oggi non siamo in grado di gestirne lo smaltimento. Finora è stato riciclato soltanto il 9 per cento dei 9 miliardi di tonnellate di plastica che il mondo ha prodotto negli ultimi sessant’anni. Se non ci sarà un cambiamento di rotta deciso, entro il 2050 ci saranno 12 miliardi di tonnellate di rifiuti plastici, dispersi nelle discariche, nell’ambiente e negli oceani. Entro la stessa data, se la sua crescita manterrà il ritmo attuale, la produzione di plastica assorbirà da sola il 20 per cento del consumo globale di petrolio.

 

Foto in apertura © Bio-on
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