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Una diga è crollata venerdì nello stato del Minas Gerais in Brasile. Un mare di fango ha ricoperto il villaggio di Brumadinho uccidendo almeno 84 persone.
Aggiornamento 30 gennaio – Sono almeno 84 le vittime del crollo della diga nel Minas Gerais, 42 delle quali sono state identificate. 276 persone risultano ancora disperse. Lo ha reso noto il tenente della Protezione civile, Flávio Godinho. Tre impiegati di Vale, l’azienda di estrazione proprietaria del complesso minerario, e due ingegneri che avevano attestato la stabilità della struttura sono stati arrestati.
Aggiornamento 29 gennaio – L’Unione europea ha offerto assistenza tecnica e umanitaria, ma le speranze di trovare ulteriori sopravvissuti diminuiscono. Sembra che la diga abbia ceduto talmente in fretta che l’allarme non sia entrato in funzione; alcuni testimoni riferiscono infatti di non aver sentito suonare le sirene. Tra di loro c’è Jane Luzzi, una donna di 51 anni che viveva nei pressi della miniera e ha raccontato al Guardian di essere riuscita a scappare solo perché ha ricevuto un messaggio dalla proprietaria di casa che le intimava di mettersi in salvo al più presto.
Una diga è crollata venerdì 25 gennaio nel complesso minerario Córrego do Feijão a Brumadinho, nello stato del Minas Gerais in Brasile. Tonnellate di fango e detriti si sono riversate nell’area circostante, sommergendo la mensa dove gli operai stavano pranzando. Al lavoro ci sono 200 vigili del fuoco e più di mille soldati con 13 elicotteri, ma le operazioni di ricerca sono state rallentate dalle forti piogge e dal timore che un’altra diga potesse crollare, ipotesi che domenica ha spinto le autorità ad evacuare migliaia di persone nonostante l’allarme sia rientrato nel giro di qualche ora.
“Non abbiamo a che fare con un incidente, ma con un crimine contro l’umanità e la natura”, ha dichiarato il direttore delle campagne in Brasile di Greenpeace, Nilo D’Ávila. “Quante vite dobbiamo ancora perdere prima che lo stato e le industrie minerarie imparino dai propri errori?”. D’Ávila fa riferimento ad un altro grave incidente, finora considerato il peggiore nella storia del Brasile: nel 2015 il cedimento di un bacino di decantazione di una miniera di ferro nel comune di Mariana, anch’esso nello stato del Minas Gerais, aveva ucciso 19 persone e provocato un disastro ambientale che costrinse la Samarco – joint venture di cui fa parte la stessa azienda responsabile del disastro di venerdì – a sborsare oltre cinque miliardi di euro di multa.
Il ministro dello Sviluppo regionale, Gustavo Canuto, ha ammesso in una conferenza stampa che “il governo ha fallito nell’implementare leggi che, dopo quanto accaduto nel 2015, aumentassero la sicurezza delle dighe”. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal primo gennaio, ha sorvolato Brumadinho per poi twittare che si farà di tutto per “chiarire l’accaduto, ottenere giustizia e impedire nuove tragedie”.
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