Brasile, il fiume Dolce diventa il fiume della morte

Il disastro minerario avvenuto in Brasile tre settimane fa ha devastato il bacino del Rio Doce e dei suoi affluenti, seminando morte tra gli animali e disperazione tra i pescatori.

“Non volevo piangere ma non ci riesco – singhiozza Rodrigo, pescatore di Mariana. – È finita, non solo per il fiume, ma anche per i pesci e i pescatori”. Lo scorso 5 novembre, nel sudest del Brasile, sono crollate due dighe che arginavano tonnellate di fanghi tossici, dando luogo al peggior disastro ambientale nella storia del paese, tra i più gravi mai avvenuti al mondo.

 

La marea velenosa, contenente sostanze altamente tossiche, ha prima devastato il bacino del Rio Doce e dei suoi affluenti nel Minas Gerais , per poi correre verso la costa e l’Oceano Atlantico, attraverso il santuario delle tartarughe marine, dirigendosi poi verso il Parco Nazionale Marino Abrolhos e minacciando ecosistemi unici.

 

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I pescatori locali, assunti da Samarco raccolgono pesci morti trovati su una spiaggia vicino al villaggio Povoacao © Ricardo Moraes/Reuters

 

Il fiume Rio Doce, uno dei più grandi corsi d’acqua del Brasile, rappresentava letteralmente la vita per gli abitanti della regione che ne traevano acqua, cibo e lavoro. “Come dovremmo sopravvivere ora? – Si chiede un pescatore locale – ho pescato per ventuno anni”.

 

Oltre 250mila persone sono rimaste senza acqua potabile, migliaia di pesci sono morti, molti altri stanno lentamente soffocando nei fanghi tossici, boccheggiando verso il cielo inconsapevoli dell’origine della calamità che ha distrutto il loro mondo, per un pugno di ferro.

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