Popoli indigeni

Amazzonia. Il Sinodo dei Vescovi è stato a Impatto Zero grazie a LifeGate

L’incontro dello scorso ottobre, che ha radunato 185 cardinali e vescovi della regione panamazzonica, ha deciso di compensare le emissioni di CO2 prodotte attraverso la riforestazione della Riserva indigena di Selva de Matavén.

L’intenzione era quella di un Sinodo che mettesse davvero in pratica il concetto di ecologia integrale professato da papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’. A tre mesi dalla sua conclusione, oggi si può affermare con certezza che il risultato è andato anche oltre, perché quello sulla regione panamazzonica che si è tenuto dal 6 al 27 ottobre scorso in Vaticano è stato il primo Sinodo davvero a impatto zero, grazie all’adesione al progetto omonimo di LifeGate, che ha calcolato l’entità delle emissioni prodotte dal Sinodo durante le sue tre settimane di svolgimento, per poi compensarle sotto forma di progetti forestali.

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Ottimizzare le risorse, ridurre i consumi e le materie prime utilizzate era possibile, ed è stato fatto tramite l’eliminazione della plastica e dello spreco di risorse, la rinuncia agli inviti cartacei, la scelta di utilizzare solo carta riciclata e proveniente da filiera certificata.

Quello che non era possibile era eliminare completamente la CO2 immessa in atmosfera dagli spostamenti dei 185 partecipanti e dalle attività necessarie allo svolgimento dell’incontro, che è stata calcolata in 572.809 chili di CO2 equivalenti, l’unità di misura che indica il Global warming potential di ogni azione. Da qui l’idea, che nasce dalla assoluta presa di coscienza da parte del Sinodo panamazzonico dell’urgenza legata al riscaldamento globale: “rimborsare” l’ambiente restituendo l’ossigeno consumato.

Il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario generale del Sinodo, ha spiegato che “con tale iniziativa abbiamo voluto significare l’attenzione al tema dell’ambiente, da parte del Santo Padre e di tutti coloro che hanno partecipato al Sinodo, nel solco dell’Enciclica Laudato Si’, che ha auspicato la riduzione delle emissioni di gas serra. Con questa iniziativa si è inteso non solo discutere di conversione ecologica, ma con coerenza proporre un gesto concreto”.

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A questo punto è entrata in gioco LifeGate, che attraverso il progetto Impatto Zero ha agito su tre fronti: ha ridotto e compensato la CO2 immessa in atmosfera dagli spostamenti dei partecipanti e alle attività necessarie allo svolgimento dell’incontro. Il “debito” creato è compensato attraverso “crediti” di carbonio reali, unici, quantificabili e verificati, generati da progetti forestali capaci di bilanciare le emissioni prodotte, assorbendo la CO2 dall’atmosfera.

Il progetto nella Riserva indigena Selva de Matavén

Il progetto forestale è stato individuato in Colombia, nella Riserva indigena Selva de Matavén, che conta una superficie totale di 1.856.836 ettari. La riserva si trova ad est dell’alta pianura della regione colombiana dell’Orinoco nella fascia di transizione tra le savane dell’Orinoco e le foreste amazzoniche, nella parte orientale del dipartimento di Vichada, nel comune di Cumaribo. È costituita da 16 settori e un centro, corrispondenti alle 16 antiche riserve indigene che sono state unificate in base alla “Risoluzione 037 del 2003 INCORA”.  Il posizionamento geografico e la morfologia del paese, fanno sì che la Colombia sia una delle nazioni con maggiori risorse idriche del mondo; nella sola Riserva indigena di Selva de Matavén sono stati identificati 78 sotto-bacini e numerosi bacini idrografici.

Indigeni Piaroa sul fiume Matavén, in piena foresta tropicale © Mauricio Duenas Castaneda/Ansa
Indigeni Piaroa sul fiume Matavén, in piena foresta tropicale © Mauricio Duenas Castaneda/Ansa

Nonostante il 9 per cento del territorio colombiano sia protetto, negli ultimi anni gran parte delle zone umide del paese sono scomparse a causa di inquinamento fluviale, attività minerarie e deforestazione, provocando un impoverimento degli ecosistemi e un aumento delle specie a rischio di estinzione. Le recenti politiche nazionali hanno infatti promosso piani di Sviluppo volti a potenziare le attività di estrazione di petrolio e minerali, causando così un generalizzato aumento dell’impatto umano sull’ambiente.

L’obiettivo principale del progetto è quello di contribuire allo sviluppo ambientale sostenibile della regione colombiana dell’Orinoco attraverso la conservazione e il ripristino degli habitat forestali e dei loro servizi ecosistemici come fattori per la sostenibilità del territorio, delle comunità locali, del clima e della biodiversità. Inoltre, il progetto mira a migliorare le condizioni di vita delle comunità indigene, in particolare dei bambini e dei giovani della regione, che non hanno accessibilità ai settori dell’istruzione, della salute e dell’occupazione.

Si tratta, tra l’altro, di crediti che hanno ottenuto la certificazione REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation) e VCS (Voluntary Carbon Stardard) da un ente internazionale accreditato e regolato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. “Siamo orgogliosi e onorati di esser stati scelti come partner del Sinodo – commenta Enea Roveda, amministratore del gruppo LifeGate – per compensarne le emissioni con il nostro progetto Impatto Zero, dal 2001 prima iniziativa nel mondo per l’attuazione volontaria del Protocollo di Kyoto”.

Il documento finale del Sinodo ecologico

 

La decisione di rendere il Sinodo a Impatto Zero è perfettamente coerente con il suo contenuto e con le riflessioni che invita a fare, a partire dal suo nome: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Nel documento finale pubblicato il 27 ottobre scorso, un lungo capitolo era dedicato proprio alla conversione ecologica, in cui la Chiesa lanciava un appello alla comunità internazionale in particolare sulla necessità di ridurre drasticamente l’emissione di anidride carbonica e altri gas correlati al cambiamento climatico e di tutelare l’accesso all’acqua potabile come diritto umano di base, e addirittura ipotizzava la definizione di un nuovo peccato, quello ecologico, come un’azione o omissione contro Dio, contro il vicino, la comunità e l’ambiente.

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