Brexit, tutto quello che c’è da sapere

In Regno Unito si terrà un referendum per decidere se rimanere o no nell’Unione europea. Si chiama Brexit, ecco di di cosa tratta.

Il Regno Unito lascerà l’Unione europea ed il primo ministro David Cameron ha annunciato le sue dimissioni. Questo è l’esito immediato del referendum che si è tenuto il 23 giugno. Le conseguenze a livello politico, economico e sociale di Brexit sono incerte mentre l’Europa (e il mondo) sono nello sgomento. Il voto a favore di Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Ue, ha vinto con il 51,9 per cento dei voti, contro il 48,1 per cento di chi era contrario.

Cos’è il referendum su Brexit, la definizione

Il termine Brexit è stato coniato unendo le parole “Britain” ed “exit” e viene usato per indicare l’uscita del Regno Unito dall’Ue.

Il primo ministro David Cameron aveva promesso un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea nel caso avesse vinto le elezioni del 2015, e così ha fatto. La promessa di Cameron aveva l’obiettivo di placare gli animi di alcuni membri del suo Partito conservatore e del Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip).

Questi partiti, infatti, sostenevano che i britannici non hanno potuto dire la loro dal 1975, quando con un referendum simile il 67 per cento decise di rimanere nella Comunità europea. Il referendum era stato indetto dal Partito laburista guidato dall’allora primo ministro Harold Wilson e, proprio come sta succedendo adesso, aveva causato una grande divisione all’interno dei due partiti principali del paese, laburista e conservatore.

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Il primo ministro inglese David Cameron © Dylan Martinez/AFP/Getty Images

Chi è a favore di Brexit e chi è contrario

Molti sondaggi mirati a valutare l’opinione della popolazione hanno mostrato che i cittadini del Regno Unito sono equamente divisi in due fronti, chi vuole rimanere nell’Ue e chi invece vuole uscire. Tuttavia, gli ultimi sondaggi pubblicati a metà giugno hanno indicato uno spostamento in favore di Brexit.

Tra i politici, il partito di estrema destra Ukip, circa la metà dei conservatori (compreso l’ex sindaco di Londra Boris Johnson), alcuni laburisti e il Partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord hanno spinto perché il Regno Unito lasci l’Unione europea.

Dall’altro lato, invece, il primo ministro Cameron, il cancelliere dello Scacchiere (equivalente a un ministro delle Finanze) George Osborne e la maggior parte del governo e dei partiti laburista e liberaldemocratico si sono impegnati perché il paese rimanesse “europeo”. A livello internazionale i capi di stato di Germania, Francia e Stati Uniti, così come alcune delle più importanti istituzioni finanziare come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (Fmi), avevano invitato i cittadini del Regno Unito a votare contro Brexit.


 

Le motivazioni di favorevoli e contrari

Gli argomenti principali che muovono favorevoli e contrari a Brexit ruotano attorno a tre temi: sovranità, economia e immigrazione. Chi è a favore di Brexit (in inglese soprannominati Brexiteers) credono che le leggi europee, che a detta loro spesso predominano sulla legge del paese per temi interni come tasse e immigrazione, stanno mettendo ulteriormente a rischio la sovranità. Inoltre, sostengono che la burocrazia complessa dell’Unione europea e le tasse di adesione (13 miliardi di sterline nel 2015) stiano frenando il paese a livello finanziario, privandolo di soldi che potrebbero essere spesi per la salute e l’istruzione.

Ciò che ha contribuito a dividere ancora di più la popolazione e gli esperti è il numero crescente di persone che migrano nel Regno Unito. I Brexiteers ritengono che questo fenomeno sia insostenibile, mentre i contrari a Brexit sottolineano il grande contributo che i migranti offrono all’economia e alla società in generale.

Questi ultimi sostengono anche che i benefici che il Regno Unito ha in qualità di membro dell’Ue, soprattutto in termini di commercio internazionale e sicurezza, siano più numerosi dei costi di adesione.

In generale, entrambe le parti hanno usato dati precisi a sostegno delle proprie tesi. Prendiamo ad esempio l’economia. La divisione è tra chi pensa che il paese subirà perdite immediate e a lungo termine dopo l’uscita e chi sostiene che liberandosi dalla burocrazia europea il paese riuscirà a prosperare.

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La scheda elettorale per votare a favore o contro Brexit © Christopher Furlong/Getty Images

Brexit, le conseguenze

Oltre al crollo delle borse mondiali e la valuta britannica, la sterlina, una delle conseguenze più immediate è stato l’annuncio di dimissioni del primo ministro David Cameron, sostituito dalla conservatrice Theresa May. A lei spetta il compito di fare appello all’articolo 50 del Trattato di Lisbona per avviare in negoziati della durata massima di due anni perché il Regno Unito alteri i suoi accordi con tutti i paesi del Vecchio continente.

La profonda divisione tra i cittadini è una conseguenza dell’alto livello di incertezza. Anche riguardo ai posti di lavori nelle imprese europee e multinazionali che vogliono ora lasciare il Regno Unito. Invece, secondo il Guardian, i grandi investitori in hedge funds e in oro, più le multinazionali, hanno già capito come fare affari. Il clima di incertezza riguarda anche i rapporti di libero scambio con l’Europa: teoricamente, essendo fuori dal mercato unico europeo, la Gran Bretagna dovrà sottostare a dazi doganali per ogni merce che lascerà il territorio per sbarcare in Europa. La debolezza della sterlina, però, rende per gli altri paesi più conveniente l’acquisto di merci inglesi ma allo stesso tempo alza i costi delle importazioni.

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