Diritti animali

Mai più gabbie! Coalizione chiede all’Ue di vietarle negli allevamenti

Numerose ong si sono riunite a Bruxelles per chiedere la fine dell’uso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare.

Centinaia di milioni di animali in Europa trascorrono la maggior parte della loro esistenza rinchiusi in minuscole gabbie, come se essere allevati al solo scopo di essere uccisi non fosse abbastanza, in attesa che venga messa fine alla loro sofferenza con una morte, si spera, più rapida possibile. Negli allevamenti i conigli crescono in gabbie più piccole di un foglio in formato A4, impossibilitati ad esprimere i loro comportamenti specie-specifici. Lo spettacolo dei grandi allevamenti di galline è atroce, gli uccelli vivono ammassati l’uno sull’altro, stipati in minuscole gabbie di ferro impilate in file fino a sei piani, illuminate da luce artificiale. Anche le scrofe passano gran parte della loro vita all’interno di gabbie, che causano loro gravi problemi fisici, come piaghe da decubito e disfunzioni alle zampe, trattate alla stregua di macchine di carne in un ininterrotto processo di riproduzione.

Gabbia da gestazione per scrofe
Le specie che oggi sono ancora legalmente allevate in gabbia nell’Unione europea sono conigli, galline, quaglie, scrofe e vitelli. Si tratta di oltre 300 milioni di animali ogni anno © Compassion in World Farming

La fine dell’era delle gabbie

Questi animali vivono in spazi insufficienti a soddisfare i loro bisogni più elementari, senza poter approfondire le relazioni intraspecifiche, senza conoscere mai il calore del sole sulla pelle, del vento tra le piume, dell’erba sotto le zampe. Queste condizioni non sono più accettabili, neppure per creature destinate ad essere uccise. Per questo il 25 settembre a Bruxelles la più grande coalizione europea di ong mai riunitasi, ha chiesto al Parlamento europeo di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti attraverso il lancio dell’iniziativa End the cage age (Stop all’era delle gabbie).

Allevamento intensivo di galline ovaiole
Le galline, creature dotate di un’insospettabile intelligenza e sensibilità, rinchiuse in minuscole gabbie vivono un forte stato di stress che le induce a beccarsi fra di loro e genera casi di cannibalismo © Compassion in World Farming

Dalla parte dei più deboli

L’iniziativa è sostenuta da una cordata di oltre cento associazioni provenienti da ventiquattro paesi. Sedici di queste sono italiane e sono Amici della terra Italia, Animal Equality, Animal Law, Animalisti italiani, Ciwf Italia onlus, Confconsumatori, Enpa, Il Fatto alimentare, Lac – Lega per l’abolizione della caccia, Legambiente, Lega nazionale per la difesa del cane, Leidaa, Jane Goodall institute Italia, Partito animalista, Terra Nuova e Terra! Onlus.

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L’obiettivo dell’iniziativa

Lo scopo della coalizione è raccogliere, nell’arco di un anno, un milione di firme (è possibile contribuire firmando qui) affinché la Commissione europea si pronunci sul divieto delle gabbie. Le organizzazioni non governative, in particolare, chiedono alla Commissione di proporre una legislazione che vieti l’uso di gabbie per galline ovaiole, conigli, pollastre, polli da carne riproduttori, galline ovaiole riproduttrici, quaglie, anatre e oche; gabbie di gestazione per scrofe; gabbie di allattamento per scrofe e box individuali per vitelli.

Lancio dell’iniziativa End the cage age
Le cento associazioni che sostengono l’iniziativa End the cage age chiedono alla Commissione europea di porre fine al trattamento disumano degli animali d’allevamento, dal momento che esistono sistemi alternativi senza gabbia e più rispettosi del benessere degli animali © Animal Equality

Un cambiamento epocale

In Italia l’evento di lancio dell’iniziativa End the cage age si svolgerà il 16 ottobre alla Camera dei deputati, con una conferenza stampa e l’installazione di una mostra dedicata. Se dovesse avere successo l’iniziativa rappresenterebbe una svolta epocale, sarebbe effettivamente la fine di un’era e costituirebbe, secondo le organizzazioni coinvolte, “il più monumentale impatto sul sistema dell’allevamento mai avvenuto finora”. Ma, soprattutto, cambierebbe la vita di milioni di animali che, sì continuerebbero ad essere macellati, ma se non altro potrebbero trascorrere in maniera più degna la loro vita.

Non solo per gli animali

Un allevamento che arrechi meno sofferenze agli animali dovrebbe essere comunque una priorità per tutti i cittadini, aldilà dell’interesse per i diritti animali. Animali in migliori condizioni infatti non necessiterebbero dell’abnorme quantità di farmaci che gli viene attualmente somministrata e che genera l’allarmante fenomeno dell’antibiotico resistenza che già provoca numerose vittime, anche in Italia, e potrebbe in un futuro prossimo causare una pandemia su scala globale.

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