Il Mediterraneo come i Tropici. Un Medicane pronto a colpire la Sicilia

Catania e il Sud Italia colpiti da un nubifragio, e il peggio non è ancora passato. Da giovedì potrebbe diventare un Medicane: un uragano mediterraneo.

Due vittime e una persona scomparsa, una città e una provincia stravolte, così come un po’ tutto il versante orientale della Sicilia, la centralissima via Etnea trasformata in un fiume in piena, con immagini incredibili di barche che la solcano al posto delle automobili. Catania vive ore drammatiche a causa di un ciclone che ha portato con sé violenti nubifragi. E che, secondo i meteorologi, sta per trasformarsi in un Medicane (crasi di Mediterranean Hurricane), un vero e proprio uragano di categoria 1 pronto ad abbattersi sul Mediterraneo: un chiaro, ennesimo, evidente segnale dei cambiamenti climatici in atto.

Allagamenti, chiusure delle attività commerciali, delle lezioni nelle scuole e all’università, dei lavori del tribunale, rischiano di essere solamente le prime conseguenze, che hanno portato la regione Sicilia a proclamare lo stato di emergenza.

Peggioramenti in vista prima del weekend

Medicane dovrebbe infatti assumere il pieno del proprio vigore tra giovedì e venerdì mentre il centro di bassa pressione tornerà a salire dal Mar Libico verso lo Ionio, pronto a portare una nuova  fase di maltempo all’estremo sud della penisola.

Oltre 600 gli interventi dei Vigili del fuoco dall’inizio dell’emergenza © VVFF

 Antonio Sanò, fondatore del sito ilmeteo.it parla di “evento storico”, di “una situazione esplosiva tutta da seguire e monitorare ora dopo ora. Tra le conseguenze principali infatti ci aspettiamo la possibilità di piogge torrenziali con locali forti temporali in Sicilia ed il rischio concreto di allagamenti. Mentre sulle coste i venti tempestosi soffieranno con raffiche ad oltre 90 chilometri con onde alte fino a 5 metri e il pericolo di mareggiate lungo i litorali più esposti”.

Ma già adesso la situazione è delicata, soprattutto perché assolutamente imprevista: al mercoledì mattina erano stati 620 gli interventi da parte dei vigili del fuoco, con 186 uomini al lavoro e un dispositivo potenziato con squadre provenienti da Palermo, Trapani, Caltanissetta, Ragusa e dalla Puglia. Ma il nubifragio ha interessato anche la Calabria, in particolare le province di Reggio, Cosenza, Vibo Valentia.

In tutto, secondo i dati dello European severe weather database (Eswd), in appena tre giorni di maltempo si sono abbattute su Sicilia e Calabria ben venti “bombe d’acqua”, diciassette delle quali in Sicilia, anche nelle province di Ragusa, Siracusa e Trapani. Gli eventi più devastanti si sono verificati a Linguaglossa in provincia di Catania, dove domenica sono caduti 320 millimetri per una durata di oltre 18 ore. Il tutto in una regione, sottolinea la Coldiretti, che ha il 92,3 per cento dei comuni con parte del proprio territorio a rischio frane e smottamenti.

Il Medicane sta diventando “di famiglia” 

Che cos’è esattamente un Medicane e da cosa è provocato lo spiega Massimiliano Fazzini, geologo e climatologo, coordinatore del team sul rischio dei cambiamenti climatici della Società italiana di geologia ambientale (Sigea): l’uragano di tipo tropicale, a differenza degli alluvioni mediterranei “si crea quando la tempesta ha un cuore caldo al suo interno, la parte interna ha temperature molto più alte rispetto alla parte esterna”, il che aumenta il contrasto termico e lo rende potenzialmente molto più forte”.

Ed è proprio il caso di questo Medicane: “Dai dati che stiamo rilevando tramite i radar, si capisce bene che l’evento che sta colpendo Catania e dintorni è in corso di trasformazione da depressione mediterranea a simil-ciclone tropicale, quasi un uragano”. Praticamente, sta succedendo nel Sud dell’Italia quello che accade solitamente nelle zone tropicali e caraibiche più o meno in questo periodo, tra settembre e ottobre: un segno dei cambiamenti climatici?

Probabile, per Fazzini: “Certo non è in assoluto il primo uragano mediterraneo che riscontriamo. Fino a 20 anni fa, per la scarsezza delle tecnologie a disposizione, questi fenomeni non erano ben caratterizzabili, oggi i mezzi a disposizione ci aiutano molto, ma è comunque evidente che negli ultimi 15 anni la frequenza è aumentata, siamo nell’ordine di 2-3 eventi all’anno nel bacino mediterraneo”.

Eventi che Fazzini definisce “rari, ma non rarissimi. La climatologia si basa su dati statistici: se un evento avviene una volta in 30 anni possiamo considerarlo un caso per una concomitanza di più fattori, ma con due all’anno è un evento che sta, come si dice, nella famiglia metodologica, e vuol dire che con ogni probabilità qualche cosa sta cambiando”.

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