Cinemambiente 2020, i film e le novità della special edition

Un festival da seguire dal vivo e in streaming. È la special edition di Cinemambiente 2020, in programma a Torino dall’1 al 4 ottobre. Ecco cosa vedremo.

Un’edizione speciale, che per la prima volta permetterà a tutti di seguire il festival anche sul web. È  festival Cinemambiente 2020, che, dopo la cancellazione del tradizionale appuntamento primaverile (causa emergenza sanitaria), ha deciso di traslocare in autunno con una special edition ridimensionata nei tempi e nei numeri, ma che potrebbe rivelarsi un importante spartiacque.

Un segnale importante, in un momento di grande incertezza, dove iniziative come questa, diventano piccoli baluardi di speranza.

Le gravi crisi ambientali che erano e restano drammaticamente attuali non potevano che indurre una realtà come la nostra a continuare con ancora maggior impegno il proprio lavoro diffuso di informazione e sensibilizzazione. Per questo motivo, pur tra mille difficoltà, in questo “annus horribilis” abbiamo fatto ogni sforzo non solo per non interrompere l’azione di CinemAmbiente, ma anzi per rilanciarla.

Gaetano Capizzi, direttore Cinemambiente

Impegnato da oltre vent’anni nella promozione del cinema e della cultura ambientali, nonché membro fondatore del Green Film Network (associazione che riunisce le più importanti rassegne cinematografiche internazionali a tema ambientale), il festival è ormai molto più di una rassegna, ma una vera e propria agorà, a livello nazionale e internazionale, per il dibattito legato ai temi ecologici.

Rebuilding Paradise Ron Howard
Il film Rebuilding Paradise diretto da Ron Howard aprirà festival Cinemambiente 2020 © National Geographic/Lincoln Else)

Cinemambiente 2020, la sala sarà anche virtuale

Organizzato dal Museo nazionale del cinema e diretto, come sempre, da Gaetano Capizzi, il festival si svolgerà a Torino dall’1 al 4 ottobre, con una formula nuova, che permetterà di offrire cultura e spunti in sicurezza e persino allargando la sua potenziale platea.

Oltre alle tradizionali proiezioni, in programma al cinema Massimo (e regolate sulla base delle nuove disposizioni), la 23esima edizione della kermesse inaugura, infatti, una sala virtuale ospitata dalla piattaforma Mymovies.it. che potrà accogliere online fino a mille spettatori a film. Basterà prenotare i posti online passando dal sito del festival, dove i titoli selezionati  saranno disponibili per 24 ore, insieme alle registrazioni degli incontri con registi e protagonisti dei film.

Un’edizione che associa al respiro internazionale la fruizione collettiva e allargata tramite web, in un momento in cui si ha sempre più bisogno di sapere e, in taluni casi, le nostre certezze sono probabilmente alla ricerca di rassicurazioni.

Enzo Ghigo, presidente Museo Nazionale del Cinema

L’esperimento era già partito con successo durante il lockdown, con la rassegna di film in streaming Cinemambiente a casa tua, realizzato grazie alla generosità di tanti registi che avevano concesso gratuitamente l’uso dei loro film e alla collaborazione del ministero dell’Ambiente, che torna a rinnovare il suo impegno.

Il cinema può fare molto per l’ambiente. Attraverso le immagini delle opere cinematografiche, tanto di finzione che dei documentari, può raccontare un mondo diverso, può denunciare e può spiegare ai più giovani e agli adulti come costruire un futuro più green. In particolare lo fa in questo Festival, che da molti anni rappresenta un esempio di impegno ecologista e artistico.

Sergio Costa, ministro dell’Ambiente

Costretti a ridurre al minimo la presenza fisica di registi e relatori, gli organizzatori hanno deciso di far incontrare almeno virtualmente gli autori e gli interpreti con il pubblico. Le proiezioni saranno infatti seguite da videoconferenze in diretta, che permetteranno di dare voce e porre domande a molti dei protagonisti dei film. Uno sforzo organizzativo che è anche la premessa di una prospettiva più ampia e duratura.

Máxima Claudia Sparrow
Il film Máxima racconta la storia della contadina peruviana Maxima Acuña, diventata un simbolo della lotta delle popolazioni indigene che difendono la terra dall’espansione della miniera d’oro più grande dell’America Latina © Cinemambiente

La competizione diventa cooperazione

Proprio per il suo ruolo di portavoce e veicolo di conoscenza, quale motore primo di un cambiamento consapevole, il festival quest’anno ha scelto di non introdurre alcuna sezione competitiva, per non mobilitare giurati, non incrementare viaggi e spostamenti e per sottolineare quello che è il senso di quest’edizione: “contribuire alla ripartenza del dibattito ambientale con l’apporto cooperativo di tutti: registi, interpreti, ospiti e spettatori”, come sottolineato da Capizzi.

Il cartellone finale prevede 65 film (tra lungo, medio e cortometraggi), provenienti da 26 paesi, e quasi tutti in anteprima italiana.

Unica sezione competitiva sarà quella relativa a Cinemambiente Junior, realizzata nell’ambito del Piano nazionale cinema per la scuola e dedicata a progetti didattici e formativi. Nonostante il lockdown sono stati circa un’ottantina i film a tema ambientale iscritti alla sezione competitiva, provenienti da svariate regioni italiane. Un segno di speranza e la conferma della sensibilità che i più giovani, sostenuti dai più grandi, mostrano verso queste tematiche.

Come da tradizione, anche questa special edition sarà inaugurata da Il punto di Luca Mercalli, l’annuale report sullo stato del pianeta, stilato e interpretato dal meteorologo appositamente per il pubblico del festival. Quest’anno il punto si soffermerà nello specifico sul rapporto tra clima e ambiente, con qualche accenno anche agli effetti positivi del lockdown sulla diminuzione dell’inquinamento.

I film in programma, storie particolari e temi universali

Caricati di un’importantissima missione, i film selezionati per questa edizione avranno il ruolo di vere e proprie sentinelle per ricordare a tutti che l’emergenza climatica resta un’assoluta priorità. La pandemia che ci ha travolto quest’anno ha infatti messo in secondo piano la crisi ambientale, rischiando anche di provocare un’inversione di marcia su dinamiche faticosamente innescate.

Il nostro storico slogan “Movies save the Planet”, riproposto nel claim di questa ventitreesima edizione del Festival, è quasi un ritorno agli inizi, un volere ripartire dai principi originari che ci hanno guidati in quest’impresa per oltre vent’anni: la consapevolezza della gravità della crisi ambientale e l’efficacia del cinema nel comunicarla.

Gaetano Capizzi, direttore Cinemambiente

I film presentati al festival avranno proprio il compito di riportare l’attenzione sui temi più urgenti che riguardano il futuro del nostro pianeta.

Da ritratti biografici di figure emblematiche, a storie particolari ambientate ai confini del mondo, fino a documentari in grado di mettere in luce fenomeni universali, tutti i titoli potranno rivelarsi preziosi aiuti per riaccendere il dibattito collettivo su argomenti che riguardano l’umanità intera.

Film sui cambiamenti climatici, tra scenari e soluzioni

Al centro di molti titoli ci saranno, ovviamente, i cambiamenti climatici. Un excursus tra scenari critici, vicende esemplari e soluzioni possibili, raccontato attraverso i diversi tratti e le sensibilità di registi internazionali.
Dal film di apertura Rebuilding Paradise, diretto da Ron Howard, sul dramma degli incendi di cui la California è ormai vittima sistematica, anche a causa dell’estrema siccità, al film di chiusura, The Great Green Wall dello statunitense Jared P. Scott, che racconta la costruzione di una Grande muraglia verde nel Sahel, per fermare la desertificazione in quello che è considerato uno degli avamposti dei cambiamenti climatici.

Il fragile ecosistema dei ghiacciai e il loro progressivo scioglimento è raccontato in Cinquanta passi dell’italiano Niccolò Aiazzi e 66 Metres… Rising Sea Levels dei tedeschi Max Mönch e Alexander Lahl. Film diversi, entrambi di grande potenza.

Con Kiss the Ground, i documentaristi statunitensi Josh e Rebecca Tickell esplorano le potenzialità dell’agricoltura rigenerativa come strumento di ripristino degli ecosistemi alterati e per l’aumento della produzione agro-alimentare.

Film che raccontano storie di attivismo e di sopravvivenza

L’ondata di attivismo giovanile per le cause ambientali che sta attraversando il mondo è raccontato attraverso tante storie diverse e lontane tra loro, ma unite da un comune obiettivo: accendere le coscienze e dare inizio al cambiamento. Si va dal mediometraggio francese Génération Greta di Simon Kessler e Johan Boulanger, che intreccia le storie di nove attiviste, all’italiano Ragazzi irresponsabili, che, spostandosi di piazza in piazza, mostra l’impegno dei giovani italiani dei Fridays For Future con i loro scioperi in nome del clima.

In The Troublemaker, invece, il regista inglese Sasha Snow racconta la vicenda di Roger Hallam, cofondatore del movimento Extinction Rebellion, nato come risposta alla devastazione ecologica causata dall’azione umana

Tanti anche i film sulle lotte di interi popoli, di minoranze o di singoli portavoce, pronti a tutto pur di salvaguardare antiche culture e habitat millenari, minacciati dagli interessi dei potenti e da compagnie senza scrupoli.

In questo filone si inseriscono Máxima della regista peruviana Claudia Sparrow e Sumercé della regista colombiana Victoria Solano. Entrambi provenienti dal Sudamerica, questi due film mostrano le vicende umane e pubbliche di paladini umili, ma determinati a far sentire la propria voce di fronte alle prepotenze e al crescente sfruttamento delle loro terre da parte di grandi compagnie minerarie. Coraggiosi Davide contro Golia, come le tribù indios protagoniste di Amazonian Cosmos. Le Voyage des Amerindiens di Daniel Schweizer, giunte fino al forum delle Nazioni Unite a Ginevra per difendere il proprio microcosmo in pericolo.

Anche l’Africa è rappresentata in questo campo con il lungometraggio Amussu, di Nadir Bouhmouch che documenta la pacifica resistenza della comunità Amazigh, villaggio nel sud-est del Marocco, per salvare la loro oasi minacciata dalla più grande miniera d’argento del Paese.

Sono solo alcuni degli oltre 60 titoli in cartellone, selezionati tra le centinaia di opere candidate per questa edizione 2020 di Cinemambiente. Un appuntamento che quest’anno assume una valenza ancor più significativa. E che, grazie all’aggiunta della visione online, offre a tutti occasioni davvero preziose, per prendere coscienza di quello che sta accadendo in luoghi lontanissimi, conoscere persone eccezionali e scoprire scenari possibili traendone spunto per rivoluzionare i propri stili di vita o mettere in atto buone pratiche. Molto spesso, si sa, un’immagine vale più di mille parole.

9 ottobre 2020 – aggiornamento

Gaetano Capizzi: “Un festival insolito, ma stimolante”

A kermesse conclusa Gaetano Capizzi, direttore di Cinemambiente, tira le somme di questa edizione speciale del festival torinese (1- 4 ottobre 2020).

“Sono molto soddisfatto della qualità dei film di quest’anno e dei dibattiti che hanno suscitato. È stato un festival insolito, ma molto stimolante, seguito anche da migliaia di persone online. Speriamo di essere stati di esempio su come è possibile organizzare un festival anche in questo momento. La nostra grande sfida è sempre stata e resta sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi temi ambientali, attraverso il cinema”.

Una selezione dei film di Cinemambiente sarà presente anche a Terra Madre – salone del gusto, iniziata a Torino l’8 ottobre.

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