I cinque passi del Tao del disordinato. Per sprigionare l’inarrestabile flusso della vita

Ordine e disordine non sono uno il fratellino buono e l’altro quello discolo. Sono due polarità complementari entrambi indispensabili alla vita. Non possiamo godere di uno senza accogliere e riconoscere e valorizzare l’altro, sarebbe come avere il giorno senza la notte, la sistole senza la diastole, la chioma senza le radici. La legge della vita

Ordine e disordine non sono uno il fratellino buono e l’altro quello discolo. Sono due polarità complementari entrambi indispensabili alla vita. Non possiamo godere di uno senza accogliere e riconoscere e valorizzare l’altro, sarebbe come avere il giorno senza la notte, la sistole senza la diastole, la chioma senza le radici. La legge della vita si sdipana nell’alternanza di polarità e in questo gioco rientrano ordine e disordine, entrambi necessari.

Questo apre finalmente prospettive interessanti ai disordinati e felici di esserlo, che possono così scoprire di non essere quelli sbagliati, ma semmai quelli più creativi, flessibili, resilienti. Apre prospettive anche agli ordinati, spesso prigionieri di un modus vivendi congelante, che vogliono vivacizzare la propria vita, senza rinunciare comunque a un proprio stile personale più controllato.

TaodelDisordinato_MarcellaDanon
Il Tao del disordinato – Perché l’ordine non dà la felicità e il disordine sì, di Marcella Danon, Feltrinelli Edizioni

Il Tao del disordinato

Seguendo la mappa dei Cinque passi del Tao del disordine ognuno potrà scoprire a che punto si trova nel percorso di crescita che porta a integrare le due polarità nella propria vita e a scegliere i passi necessari per proseguire verso la felicità, intesa come la capacità di riconoscere le cose davvero importanti per sé e di perseguirle e coltivarle, al di là di mode, mete preconfezionate, luoghi comuni e surrogati in plastica del senso della vita.

Il primo passo è quello in cui l’ordine è stato acquisito acriticamente e si ha la pretesa di sapere cosa è giusto e cosa no. In questa fase l’ordine viene confuso con la perfezione e il disordine con qualcosa di sbagliato.

Il secondo passo è la ribellione. Si scopre finalmente la vacuità della visione precedente. E’ una liberazione, con però il rischio di sbandare all’estremo opposto, corteggiando in modo esasperato il disordine solo per ripicca.

Col terzo passo si approda a una più matura consapevolezza che riconosce e accoglie entrambe le polarità come parte integrante della vita, rispettando le proprie e altrui inclinazioni in cui queste due polarità si esprimono, con tolleranza e intelligenza. Qualcuno può scoprirsi disordinato nei propri armadi ma ordinato nei propri scritti, disordinato nella gestione del tempo, ma ordinato in quella delle relazioni. Non ci sono regole fisse, ognuno trova il suo cocktail personalizzato.

Il percorso prosegue e, col quarto passo, molto cosiddetto disordine rivela di avere un suo ordine intrinseco difficile da riconoscere a prima vista, come nell’avvicendarsi dei fiori in un prato selvatico, nel dispiegarsi delle condizioni meteorologiche o nel disporsi delle stelle nel firmamento, che seguono leggi e principi matematici complessi.

Siamo al quinto passo, quando il nostro percorso di evoluzione personale si spinge oltre la scoperta della complessità per farci incontrare il disordine su un suo piano più alto, come espressione dell’inarrestabile flusso della vita, cambiando inesorabilmente la nostra visione del mondo e aprendo le porte alla felicità.

Immagine in evidenza: Reflection of the Big Dipper di Jackson Pollock © Getty Images

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