5 punti per salvare il Pianeta. L’avviso del presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim

Sono cinque i punti su cui concentrarsi per affrontare i seri rischi che corre il nostro Pianeta, secondo Jim Yong Kim: piani di sviluppo per ogni Paese, efficienza energetica, frenare le centrali a carbone, riformare in senso verde il settore della finanza, favorire adattamento e resilienza.

Se si vuole rispettare il principale impegno dell’Accordo di Parigi, mantenere l’aumento delle temperature globali entro i +2°C e puntare a rimanere entro +1,5°C, la cosa più urgente da fare è bloccare le centrali a carbone. E non solo. Bisogna puntare su resilienza, finanza verde, efficienza energetica e piani di sviluppo a basse emissioni di CO2 per ogni Paese.

Un clamoroso sostegno a quanto dicono gli ambientalisti proviene dal presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim che, intervenendo al Climate Ministerial Meeting 2016 della Banca Mondiale e del Fondo Monetario a Washington, ha detto che “non c’è alcuna prospettiva di raggiungere gli obiettivi fissati nel quadro dello storico Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici se verranno realizzati gli attuali progetti di centrali a carbone, in particolare quelle previste in Asia”.

Gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi per arginare i cambiamenti climatici saranno cioè raggiungibili se il mondo smetterà di costruire centrali elettriche a carbone e se adotterà cinque linee d’azione che suonano sorprendentemente “verdi”. Sorprendentemente, relativamente: già nel 2015 la Banca Mondiale aveva annunciato che i fondi disponibili per i progetti a salvaguardia del clima sarebbero saliti a 29 miliardi di dollari all’anno.

Jim Yong Kim ha elencato cinque punti da mettere al centro delle politiche nazionali e internazionali per rendere davvero efficace l’Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di CO2. Su questi cinque punti, ha invitato tutti i ministri del mondo a contare sulla Banca Mondiale per avere appoggio, per realizzarli.

In primo luogo, abbiamo bisogno di includere le ambizioni di tutela del clima nei piani di sviluppo di ogni Paese. La seconda area su cui concentrarsi è una combinazione coniugare l’efficienza energetica degli elettrodomestici con la graduale messa al bando degli idrofluorocarburi o HFC. Una terza grande area di intervento – e forse la più urgente – è quello di rallentare la crescita delle centrali elettriche a carbone. La quarta area è rendere verde il settore finanziario. La quinta area è l’adattamento e la resilienza.

Il capo della Banca Mondiale sta dunque invitando i ministri ad accelerare urgentemente la transizione verso una società low carbon e aggiungendo: “Molti Paesi vogliono muoversi nella giusta direzione. Possiamo e dobbiamo contribuire tutti a trovare soluzioni di efficienza energetica e energie rinnovabili che permettano loro di eliminare gradualmente il carbone. La chiave di tutto questo è la creazione di un quadro politico adeguato, costruendo il contesto imprenditoriale, sviluppando buone prassi, come le aste solari, e rendendo meno rischiosi gli investimenti nelle tecnologie energetiche pulite. L’interesse del settore privato nelle rinnovabili è in ripresa, ma per accelerare questo interesse ci sarà bisogno di un grande aumento degli incentivi finanziari”.

Oltre al freno per gli impianti a carbone, servono piani ad hoc per ogni singolo Paese in via di sviluppo. Il presidente della Banca Mondiale ha invitato i ministri a stanziare e distribuire i finanziamenti concordati a Parigi nel 2015, necessari per una rapida transizione verso la tecnologia low carbon. Per Kim è essenziale che tutti i Paesi si dotino di piani climatici ambiziosi: “Nei prossimi 15 anni, le spese per le infrastrutture previste in tutto il mondo saranno di oltre 90 triliardi di dollari, più di quello che è stato investito fino ad oggi. E la maggior parte di questo avverrà nei Paesi in via di sviluppo. È fondamentale garantire che questi investimenti siano a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici”. Cioè, è importante che gli investimenti pubblici siano orientati allo sviluppo della resilienza verso i cambiamenti climatici.

Jim Yong Kim ha chiesto ai governi di aumentare l’adattamento e la resilienza al cambiamento climatico che altrimenti potrebbe spingere più di 100 milioni di persone verso l’estrema povertà entro il 2030.

L’eliminazione completa degli idrofluorocarburi (Hfc) potrebbe ridurre di mezzo grado la crescita delle temperature globali entro la fine del secolo. Gli Hfc venivano utilizzati per refrigeratori e condizionatori d’aria, ma le nuove tecnologie hanno permesso di eliminarli e si sono avuti benefici per il clima e un aumento dell’efficienza energetica.

“Molti Paesi vogliono muoversi sulla strada giusta, possiamo e dobbiamo tutti contribuire a trovare soluzioni che sfruttino le rinnovabili e guardino all’efficienza energetica per sbarazzarci del carbone”, ha dichiarato.

E infine la finanza verde: “Il settore deve adeguarsi all’obiettivo di valutare rischi climatici e opportunità”.

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