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Le emissioni di CO2 degli Stati Uniti stimate in aumento del 3,4 per cento, nel 2018, rispetto all’anno precedente. Nonostante sia calato l’uso di carbone.
Le emissioni di biossido di carbonio (CO2) registrate sul territorio degli Stati Uniti sono aumentante fortemente nel corso del 2018, dopo essere calate per tre anni consecutivi. A rivelarlo è uno studio indipendente dell’istituto di ricerca Rhodium Group, che è stato pubblicato l’8 gennaio. Nel documento, la crescita della quantità di gas dispersa nell’atmosfera da tutti i sistemi produttivi americani è stata stimata in un 3,4 per cento, rispetto al 2017. Una dinamica figlia certamente della ripresa economica ma anche delle decisioni assunte dall’amministrazione di Washington.
Se confermato dagli enti pubblici statunitensi, quello indicato dal Rhodium Group rappresenta l’aumento annuale più importante mai registrato dal 2010. I dati – che per ora sono preliminari – sono stati ricavati elaborando le statistiche ufficiali del governo di Washington, nonché di enti pubblici e privati, riguardanti, ad esempio, il consumo di combustibili fossili o la produzione di energia elettrica.
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I risultati indicano che nel 2018 ad aumentare sono state le emissioni di tutti i macro-settori: energia, trasporti, industria e immobiliare. Ciò benché, per lo meno nel periodo che va da gennaio ad ottobre dello scorso anno, sia scesa fortemente la produzione di elettricità garantita dalle centrali a carbone, le più inquinanti. Il numero di chiusure di siti di questo tipo ha infatti toccato un record. A compensare tale declino, però, non sono state le rinnovabili ma il gas naturale. Che è meno dannoso in termini di emissioni di CO2 rispetto al carbone, ma che di certo non raggiunge i livelli di solare ed eolico.
Il settore più dannoso in termini di dispersione di biossido di carbonio nell’atmosfera, tuttavia, è risultato quello dei trasporti. Per il terzo anno consecutivo, infatti, il consumo di carburanti per movimentare persone e merci è la principale causa di emissioni negli Stati Uniti. Una dinamica trainata in particolare dai trasporti aerei e stradali.
Va detto inoltre che il rapporto di Rhodium Group si concentra unicamente sulla CO2. Essa, in effetti, rappresenta circa i tre quarti delle emissioni totali di gas ad effetto serra, ma non la totalità. I dati complessivi – che comprenderanno, ad esempio, anche il metano – saranno resi noti nel 2020 dall’Epa, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente. Tenendo conto delle politiche annunciate (e in parte già attuate) dal presidente Donald Trump, tuttavia, è difficile immaginare che possano esserci sorprese positive.
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Secondo i ricercatori, inoltre, non è necessario aspettare così tanto per concludere che “gli Stati Uniti erano già in ritardo rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ora il gap è ancora più grande”. Un grafico pubblicato nel rapporto evidenzia in questo senso una pericolosa deviazione delle emissioni di CO2 rispetto alla traiettoria necessaria per mantenere la crescita della temperatura globale, alla fine del secolo, entro un massimo di 2 gradi centigradi.
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