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Il Conou è un consorzio che si occupa dello smaltimento e del riciclo degli oli minerali usati, per difendere l’ambiente dall’inquinamento e dare nuova vita agli scarti nel pieno rispetto dell’economia circolare.
44mila tonnellate di gas serra evitate, 520mila metri cubi di acqua conservati, 262mila tonnellate di risorse naturali, fossili e minerali risparmiate. Sono questi i risultati che il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (Conou) ha garantito al nostro paese nel 2017.
“Il Conou è un consorzio obbligatorio nato 35 anni fa. Abbiamo portato alla rigenerazione qualcosa come sei milioni di tonnellate di lubrificanti: è come se avessimo preservato una superficie grande il doppio del mar Mediterraneo dall’inquinamento”, racconta Paolo Tomasi, il presidente. Lo abbiamo incontrato all’interno di Ecomondo, la fiera dell’economia circolare di Rimini.
Il Conou si avvale di una rete di raccolta costituita da 74 aziende private, dislocate su tutto il territorio nazionale e coordina l’attività di quattro impianti di rigenerazione. Ecomondo è stata l’occasione per presentare il Green economy report del 2017, dal quale è emerso che l’anno scorso il 99 per cento degli oli raccolti è stato riciclato, contro una media europea del 55 per cento.
“Siamo convinti che l’economia lineare non sia sostenibile nel lungo periodo. Noi da tempo crediamo sia possibile dare nuova vita ai rifiuti o agli scarti e vedo, soprattutto alla fiera di Rimini, che ci sono tante altre persone e tante altre aziende che la pensano nello stesso modo”, rivela Antonio Lazzarinetti, amministratore delegato di Viscolube, azienda leader in Europa nella rigenerazione degli oli usati.
Oltre ad avere un impatto positivo sull’ambiente, il riciclo dei lubrificanti comporta notevoli vantaggi a livello economico poiché mette a disposizione nuove materie prime: basti pensare che nel 2017 sono stati risparmiati 56 milioni di euro sulle importazioni di petrolio.
Ad Ecomondo, il Conou ha presentato anche la campagna itinerante CircOILeconomy, un roadshow con tappe in tutte le regioni per formare le aziende sulle corrette modalità di stoccaggio dell’olio usato: se miscelato con altre sostanze, infatti, avviarlo alla rigenerazione diventa molto più costoso o addirittura impossibile.
È un aspetto che anche i privati devono tenere in considerazione: “Tante persone effettuano la sostituzione dell’olio della propria auto da sé, non è un reato. L’importante è che l’olio usato non venga sversato nei prati, nei campi, nei fiumi o nei mari e nei tombini: bisogna recarsi alle piazzole ecologiche del proprio Comune che hanno dei contenitori appositi dove depositare il prodotto; noi lo recuperiamo e lo consegniamo alle raffinerie che si occupano di rigenerarlo”, spiega Franco Venanzi, presidente di Anco (Associazione nazionale concessionari consorzi).
Ognuno di noi, quindi, può contribuire ad un processo che si inserisce alla perfezione nell’economia circolare, l’unica strada percorribile in un mondo che non solo deve, ma davvero vuole diventare sostenibile.
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