42 multimiliardari possiedono la stessa ricchezza di 3,7 miliardi di persone

Un rapporto di Oxfam conferma: la ricchezza nel mondo è sempre più concentrata nelle mani di poche persone. La ong: “Inaccettabile e insostenibile”.

Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. A fornire il dato, sconcertante, è l’associazione Oxfam in un rapporto pubblicato in occasione dell’apertura del World economic forum, il consesso delle élite internazionali che si tiene ogni anno a Davos, in Svizzera.

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Secondo Oxfam, nel 2017 l’82 per cento della ricchezza prodotta è finita nelle mani dell’1 per cento più ricco della popolazione mondiale © Jack Taylor/Getty Images

Nel 2017 un nuovo miliardario ogni due giorni. Mentre per il 50% più povero le condizioni sono stazionarie

Lo studio della ong mostra come il divario tra ricchi e poveri nel mondo continui ad aumentare. E abbia raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Nel documento si sottolinea infatti che, nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria. Mentre, nello stesso periodo, il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione.

Incrociando dati provenienti da numerose fonti (da Forbes a Credit Suisse, fino alla Banca Mondiale), i ricercatori di Oxfam hanno concluso che “l’82 per cento della ricchezza che è stata creata nel mondo negli ultimi dodici mesi è stata intascata dal centesimo più ricco della popolazione”. E sebbene sia vero che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema sia stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza”, si legge nel rapporto.

Negli Stati Uniti tre uomini possiedono il patrimonio di 160 milioni di persone

Secondo Oxfam si tratta perciò di una situazione “inaccettabile e insostenibile”. Mark Goldring, direttore generale dell’organizzazione non governativa nel Regno Unito, ha spiegato che “la concentrazione estrema di ricchezza nelle mani di pochi non è un segno di prosperità economica, bensì del fallimento di un sistema che sfrutta milioni di lavoratori con paghe da fame per produrre i vestiti che indossiamo e il cibo che mangiamo”. Per questo Oxfam ha chiesto ai leader mondiali di “farla finita con la retorica sulla disuguaglianza” e di introdurre politiche concrete che puntino innanzitutto a combattere l’evasione fiscale e ad incrementare i salari dei lavoratori.

Per cercare di rendere ancor più comprensibile la situazione, l’associazione ha fornito alcuni esempi concreti. Si scopre così che all’amministratore delegato di uno dei cinque più importanti marchi mondiali del tessile bastano quattro giorni per intascare ciò che un operaio dello stesso settore, in Bangladesh, guadagna in una vita intera. Negli Stati Uniti, inoltre, i tre uomini più ricchi possiedono un patrimonio pari a quello della metà più povera della popolazione. Si tratta del fondatore di Microsoft Bill Gates, del numero uno di Amazon Jeff Bezos e dell’uomo d’affari Warren Buffet: da soli valgono come 160 milioni di americani.

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Bill Gates e Warren Buffet: assieme a Jeff Bezos posseggono tanta ricchezza quanta la metà più povera della popolazione americana © Spencer Platt/Getty Images

“I governi la smettano di tagliare le tasse ai ricchi”

“Ogni anno – ha affermato Winnie Byanyima , ugandese, direttrice di Oxfam International – mi reco a Davos per ripetere ai governi e ai grandi imprenditori che occorre agire contro le disuguaglianze estreme. Ormai tutti i dirigenti si dicono preoccupati dal problema, ma spesso ci si limita alle parole”. Tra i cambiamenti necessari per invertire la rotta, anche Byanyima cita un nuovo approccio dal punto di vista fiscale: “Occorre che gli esecutivi smettano di abbassare le tasse ai più ricchi”. Come invece disposto, ad esempio, dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel suo primo piano fiscale, con il quale si è deciso di favorire apertamente il centesimo più ricco della popolazione.

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