Chi vuole eliminare lo zucchero, magari anche solo per perdere peso, talvolta ricorre ai dolcificanti artificiali. Ma così come è vero che ridurre il consumo di zucchero apporta in generale benefici per la salute, è altrettanto vero che sostituirlo con i dolcificanti artificiali può non essere la scelta migliore da fare. Lo dimostrano diversi studi, l’ultimo dei quali, in ordine di tempo, è degli scienziati della Ben-Gurion University in Israele pubblicato a settembre sull’International journal of molecular sciences e secondo cui i dolcificanti artificiali possono interferire con il microbiota intestinale.
Come i dolcificanti artificiali inibiscono i batteri del microbiota
L’analisi parte dal presupposto che “benché i dolcificanti siano etichettati come sicuri e benefici, non si conoscono i loro effetti sul microbiota intestinale”. Lo studio ha quindi indagato come essi interagiscono sul sistema di comunicazione molecolare (quorum sensing) dei microrganismi intestinalida cui dipendono le funzioni metaboliche. Dalle osservazioni è emerso che l’aspartame, il sucralosio e la saccarina non sono battericidi, ma inibiscono alcuni batteri in modo significativo influenzando l’equilibrio della comunità microbica e, di conseguenza, il funzionamento del metabolismo.
I dolcificanti artificiali possono rendere i batteri patogeni
Secondo un altro studio, effettuato dai ricercatori della Anglia Ruskin university di Cambridge pubblicato lo scorso giugno sempre sull’International journal of molecular sciences, i dolcificanti possono, non solo modificare il tipo e il numero di batteri intestinali, ma anche rendere i batteri patogeni, dunque causa di infezioni. “Il nostro studio è il primo a dimostrare che alcuni dei dolcificanti più comunemente presenti negli alimenti e nelle bevande – saccarina, sucralosio e aspartame – possono rendere patogeni i batteri intestinali normali e “sani” – ha affermato Havovi Chichger, tra gli autori dello studio”. Gli esperimenti in vitro condotti utilizzando due batteri modello (Escherichia coli e Enterococcus faecalis) hanno mostrato un aumento della capacità dei batteri intestinali di aderire e invadere l’epitelio con il rischio di causare danni all’intestino.
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