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Pur di costruire il muro anti-migranti alla frontiera con il Messico, Donald Trump vuole aggirare il Congresso dichiarando lo stato di emergenza.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha decretato nel pomeriggio di venerdì 15 febbraio lo stato d’emergenza nazionale. Una scelta finalizzata ad aggirare il compromesso raggiunto tra democratici e repubblicani al Congresso, in merito in particolare ai finanziamenti per il rafforzamento delle barriere lungo la frontiera con il Messico .
L’annuncio di un’intesa in Parlamento era arrivato nella serata di lunedì, dopo settimane di intense trattative tra le parti. Uno dei principali negoziatori repubblicani, il senatore Richard Shelby, aveva dichiarato alla Cnn che l’accordo comprendeva anche i fondi per la sicurezza frontaliera.
I deputati avevano optato per una barriera metallica – non un muro – lunga 55 miglia (circa 88 chilometri). Per costruirla, avevano concesso 1,375 miliardi di dollari. Troppo poco per il miliardario americano, che puntava ad ottenerne almeno cinque. E che ha dunque deciso di forzare la mano nel modo più duro possibile (e non senza rischi, politici e giuridici).
Trump and a reporter sparred over immigration facts, as the president said he would declare a national emergency a the U.S.-Mexico border https://t.co/SNQCmp9quD pic.twitter.com/JZMvMdSkv8
— Reuters Top News (@Reuters) 15 febbraio 2019
La giustificazione, da parte della Casa Bianca, risiede nel fatto che secondo l’amministrazione Trump gli Stati Uniti sono di fronte ad “un’invasione” di migranti. Tecnicamente, la procedura “emergenziale” permette al presidente di sbloccare dei fondi federali, normalmente destinati al Pentagono. In questo modo, potrebbe riuscire ad ottenere ben otto miliardi di dollari per completare l’opera.
Le reazioni da parte dell’opposizione democratica sono state durissime. I principali leader hanno parlato di “iniziativa incostituzionale”, poiché basata su un’emergenza inesistente: “La dichiarazione di Donald Trump è illegale”, ha scritto la presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi. Ma al di là delle parole, ciò che si apprestano a vivere gli Stati Uniti è una battaglia giuridica. Proprio la leader democratica, infatti, secondo il Washington Post potrebbe rispondere alla Casa Bianca con armi legislative: “Ad ogni emergenza nazionale dichiarata dal presidente in carica si può porre fine con l’approvazione di una legge ordinaria”. A sancirlo è infatti la legge 50, comma 1622 (50 U.S. Code § 1622) che negli Stati Uniti disciplina proprio tale fattispecie.
President @realDonaldTrump signs the Declaration for a National Emergency to address the national security and humanitarian crisis at the Southern Border. pic.twitter.com/0bUhudtwvS — Sarah Sanders (@PressSec) 15 febbraio 2019
Il governatore e il procuratore generale della California, Gavin Newsom e Xavier Becerra, prima ancora che la Casa Bianca ufficializzasse la decisione avevano ammonito: “Se il presidente tenterà di utilizzare un’emergenza inventata per finanziare il muro alla frontiera, ci vedremo in tribunale”. Una posizione simile a quella assunta dallo stato di New York.
Per questo il Washington Post ha già immaginato che le corti federali dei due stati saranno chiamate probabilmente a pronunciarsi sulla decisione dell’amministrazione Trump. Ma non è tutto. Il tracciato del muro, che si estenderebbe tra la California e il Texas, dovrebbe passare anche su terreni privati. Che dovrebbero essere espropriati.
Secondo il Congressional Research Service – l’ufficio studi del Parlamento americano – è molto probabile che parecchi proprietari possano decidere di contestare la legalità dei provvedimenti a loro carico. “Fortunatamente, vinceremo noi”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti, mostrandosi estremamente sicuro di sé.
Leggi anche: Cosa è riuscito a fare Donald Trump in due anni da presidente degli Stati Uniti
Ma anche nel suo campo in molti si sono mostrati preoccupati. Il senatore repubblicano Marco Rubio ha dichiarato che “per un presidente democratico, l’emergenza nazionale potrebbe essere quella dei cambiamenti climatici” (come se non lo fosse per tutti…). Mentre per la senatrice Susan Collins “dichiarare lo stato di emergenza svilisce il ruolo del Congresso”. Infine Rand Paul, parlamentare del Kentucky, ha espresso il proprio “disappunto” e ha sottolineato che “la Costituzione separa chiaramente i poteri. Se cominciamo a considerare queste delle emergenze, penso che molto presto perderemo ogni mezzo per controllare e controbilanciare l’azione del governo”.
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