La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
Cocente sconfitta parlamentare per Donald Trump. I repubblicani non lo seguono e salta il voto sull’abolizione della riforma sanitaria di Barack Obama.
A due mesi dall’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca, per il presidente degli Stati Uniti è arrivata il primo grande “schiaffo” politico da parte del partito repubblicano. Nella giornata di venerdì 24 marzo avrebbe dovuto essere approvata la legge che abolisce l’Obamacare, ovvero la riforma del sistema sanitario voluta dal suo predecessore Barack Obama, grazie alla quale milioni di americani hanno potuto avere accesso ad un’assicurazione sulla salute. Eppure il voto è saltato all’ultimo momento: l’amministrazione americana ha preferito infatti non andare incontro ad una sicura sconfitta parlamentare, dal momento che una parte dei deputati conservatori avevano deciso di voltare le spalle al presidente.
At Trump’s request, House again pulls Obamacare vote amid crumbling support https://t.co/PfmTsoaJg3 pic.twitter.com/993G3Olibp
— Los Angeles Times (@latimes) 24 marzo 2017
Già nelle ore che hanno preceduto il voto, Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca aveva messo le mani avanti, dichiarando che “Donald Trump ha fatto tutto quello che poteva” per far passare la legge. Eppure, nonostante alla Camera dei rappresentanti americana il partito repubblicano goda di un’ampia maggioranza (237 deputati contro i 193 dei democratici) i numeri non c’erano: in troppi avevano annunciato di voltare le spalle al presidente. Meglio, perciò, far saltare tutto, evitando una figuraccia.
In molti hanno di fatto ascoltato l’appello lanciato da Obama, nel quale l’ex inquilino della Casa Bianca aveva parlato di “conseguenze nefaste” in caso di abrogazione. Ma c’è chi ritiene che il problema sia di natura più “strategica”: una parte del partito repubblicano non se la sarebbe sentita di vedere circa 14 milioni di persone uscire dalla copertura del sistema sanitario.
Di qui la decisione di votare “no”, annunciata soprattutto dai repubblicani più moderati. Una scelta “pesante”, dal momento che Donald Trump aveva posto la cancellazione dell’Obamacare al primo posto della lista dei “provvedimenti urgenti”, non appena entrato nell’esercizio delle sue funzioni.
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