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All’evento mondiale dedicato al cibo è emersa la necessità di generare consapevolezza sulle problematiche legate al cibo, ma anche di intervenire con soluzioni concrete.
Tre giorni, centocinquanta esperti internazionali, una missione: definire insieme strategie e linee guida concrete per traghettare l’attuale sistema alimentare verso un modello più sostenibile. Edible Planet Summit, evento mondiale dedicato al cibo che si è svolto in Umbria dal 16 al 19 settembre, si è ufficialmente concluso, gettando le basi per un lavoro che è solo all’inizio.
“Sono stati giorni molto intensi e molto belli”, ha spiegato Sharon Cittone, ideatrice dell’evento e una delle donne più influenti al mondo nel plasmare il futuro del cibo secondo Forbes. “Abbiamo fatto qualcosa di molto complesso, ma di molto utile. E lo abbiamo fatto lavorando sodo. I partecipanti al summit – rappresentati di ong e istituzioni, politici, ricercatori, influencer, agricoltori e industriali – erano suddivisi in una ventina di tavoli tematici: attraverso momenti di design thinking si sono generate discussioni che hanno portato ciascun presente a essere più ricettivo e aperto nei confronti della visione altrui. Poiché il sistema alimentare è molto frammentato, c’è più che mai bisogno di collaborazione per generare un impatto che non riguardi più solo la sostenibilità, ma che implichi una vera e propria rigenerazione”.
“Cambiamento climatico, rifiuti alimentari, pratiche agricole, sicurezza alimentare, rifornimento energetico e disuguaglianza nutrizionale hanno creato una tempesta perfetta di sfide che ora dobbiamo affrontare insieme”, ha dichiarato Nicola Tagliafierro, Head of global sustainability di Enel X . “Le soluzioni stanno emergendo da ogni angolo del pianeta e sia le aziende private che le pubbliche amministrazioni iniziano a vedere l’importanza di spostare il proprio focus sulla sostenibilità. Più collaboriamo, maggiore sarà il nostro impatto”.
Il passo successivo al summit sarà quello di stendere una carta di linee guida concrete per il cambiamento in base a quanto emerso dal confronto. Andrea Bariselli, fondatore di Strobilo, azienda health & climate-tech che utilizza le più avanzate tecniche delle neuroscienze in combinazione con l’Intelligenza artificiale per studiare la relazione tra gli esseri umani e il pianeta Terra, era tra i partecipanti all’evento e ha raccontato: “Il livello del dibattito è stato veramente alto e caratterizzato dal desiderio comune di essere più pratici possibili nel definire delle linee guida che governi, aziende, policy makers possano tradurre in azioni pratiche. Siamo giunti alla conclusione che si può procedere a due velocità: il percorso più lento è quello dedicato all’educazione, alla ‘disseminazione’ di queste tematiche e dei loro risvolti; il secondo, invece, riguarda azioni veloci e mirate che richiedono direttamente l’impegno della governance e della finanza”.
“Il summit ha creato un insieme davvero diversificato di persone impegnate nell’immaginare il futuro del cibo e dei sistemi alimentari”, ha raccontato Jaspreet Stamm, Innovative finance lead presso Crop Trust con il compito di esplorare nuovi modi per mobilitare finanziamenti pubblici e privati a sostegno della diversità delle colture. “È sempre utile guardare un problema da più punti di vista per trovare soluzioni sfaccettate. L’evento è stato un buon esempio di come dialogare, uscire dalla propria bolla e connettersi agli altri possa generare più consapevolezza e sensibilizzazione”.
“Con il summit abbiamo iniziato a grattare la superficie, ma c’è ancora molto da fare”, conclude Cittone. “Sarà un lavoro ongoing: l’evento ha prima di tutto responsabilizzato i partecipanti, ora ognuno, col suo network di contatti, lavorerà a cascata su questi temi”. Fino al momento in cui ci si ritroverà di nuovo fisicamente, un momento a cui Sharon sta già pensando per il 2023.
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