Elezioni nei Paesi Bassi, cosa succederà dopo il trionfo dell’estrema destra

L’ascesa dell’estrema destra di Wilders era prevista ma nessuno poteva immaginarla così dirompente. A governare, però, potrebbe non essere lui.

I risultati delle elezioni legislative nei Paesi Bassi sono ormai quasi definitivi. Lo spoglio ha confermato quanto anticipato dagli exit poll: a trionfare è stata la destra estrema, islamofoba e climatoscettica, del Partito della libertà guidato da Geert Wilders, che raddoppia i seggi rispetto allo scrutinio del 2021, ottenendone 37 su un totale di 150. Un risultato straordinario per gli ultra-conservatori, che tuttavia apre uno scenario comunque complesso, e il cui esito non è scontato.

L’estrema destra raddoppia i seggi in parlamento

Non è detto infatti che Wilders riesca ad ottenere il posto che per 13 anni è stato del liberale Mark Rutte. Al secondo posto infatti si è piazzato l’ex vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans, che si è presentato con una coalizione formata da socialdemocratici e verdi, e ha ottenuto 25 seggi, otto in più rispetto alla tornata precedente. Pessimo invece il risultato del centrodestra del premier uscente, che si è fermato a 24 seggi, perdendone dieci. Mentre spicca la new entry Pieter Omitzigt che con il nuovo partito centrista Nuovo contratto sociale è arrivato in quarta posizione con 20 seggi.

Che l’estrema destra sarebbe cresciuta era nell’aria, ma in pochi si aspettavano un risultato del genere. Il quotidiano Nrc ha parlato di “rivolta populista di destra” commentando i risultati. E già nella serata di mercoledì i campioni dell’estremismo conservatore europei hanno manifestato la propria soddisfazione: dal premier ungherese Viktor Orban alla leader storica della destra francese Marine Le Pen.

Chi sarà disposto ad allearsi con Wilders? Difficile capirlo ora

Ora però per Wilders arriva il difficile: chi sarà disposto ad allearsi con lui per formare una coalizione di governo, tenuto conto delle sue posizioni su islam, migranti, ambiente o ancora Unione europea? Come facilmente immaginabile, Timmermans ha escluso ogni contatto con il Partito della libertà, spiegando che, al contrario “questo è il momento per noi di difendere la democrazia”.

Il leader dell'estrema destra olandese, Geert Wilders
Il leader dell’estrema destra olandese, Geert Wilders © Dan Kitwood/Getty Images

A rendere incompatibili i partiti c’è anche la questione climatica. Il Partito della libertà declama senza remore la propria posizione antiscientifica: “Da decenni ormai ci fanno temere i cambiamenti climatici. Dobbiamo smetterla di avere paura. Gli olandesi dispongono dei migliori ingegneri idraulici del mondo e per questo non c’è alcun panico da avere di fronte alla crescita del livello dei mari”.

Per formare un governo, il Partito della libertà potrebbe cedere il posto di premier

Per questo, il manifesto del partito chiede di incrementare le estrazioni di petrolio e gas nel mare del Nord, nonché di non chiudere le centrali a carbone presenti nei Paesi Bassi.

La candidata dei liberali Dilan Yeşilgöz-Zegerius non si è per ora espressa nel merito, limitandosi a definire deludente il risultato del suo partito. Stesso discorso per Omitzigt. Ciò che è certo è che i 37 seggi ottenuti da Wilders sono lontanissimi dal garantirgli una maggioranza parlamentare. Per lui si prospetta dunque la possibilità di dover rinunciare ad almeno una parte del suo programma e delle sue posizioni. Non è escluso che si trovi inoltre costretto a mettere sul tavolo dei negoziati proprio il posto di primo ministro.

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