La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
Mosca e Washington ai ferri corti per gli attacchi informatici a Hillary Clinton: 35 diplomatici russi invitati a lasciare gli Stati Uniti. Dura reazione di Putin.
Aggiornamento ore 14:37 – Vladimir Putin ha negato di voler espellere 35 diplomatici americani, in risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. “La Russia – ha spiegato – si riserva tuttavia il diritto di assumere misure di ritorsione, e valuterà l’evoluzione delle relazioni tra i due paesi in ragione delle politiche che verranno adottate dal presidente eletto Donald Trump”. “Non scenderemo a livelli irresponsabili, e non creeremo problemi al corpo diplomatico presente in Russia”, ha aggiunto.
Aggiornamento ore 12:26 – All’indomani della decisione di Obama di espellere 35 diplomatici russi, Mosca ha annunciato la prima risposta ufficiale: 35 diplomatici americani saranno invitati a lasciare il paese. A confermarlo è stato questa mattina il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato nella giornata di giovedì 29 dicembre l’introduzione di sanzioni contro la Russia, accusata di aver voluto influenzare le elezioni americane attraverso una serie di attacchi informatici che hanno colpito in particolare la candidata democratica Hillary Clinton.
Washington ha puntato il dito contro 35 diplomatici dell’ambasciata russa e del consolato di San Francisco, che avrebbero agito “in modo incoerente con il loro status di diplomatici”. A loro sono state concesse 72 ore di tempo per lasciare gli Stati Uniti, assieme alle loro famiglie, in quanto “persone non gradite”, ha spiegato un comunicato della Casa Bianca. Obama ha inoltre affermato che le misure contro la Russia non si fermeranno qui: altre iniziative saranno adottate “al momento opportuno” e alcune di queste “non saranno rivelate al pubblico”.
Nello stesso documento si punta il dito contro il Fsb, i servizi segreti civii di Mosca eredi del Kgb sovietico, e il Gru, i servizi militari. In particolare, due funzionari sarebbero corresponsabili degli attacchi hacker, mentre tre imprese private avrebbero fornito “sostegno materiale” agli 007. In un rapporto pubblicato nella serata di ieri, l’Fbi ha citato due gruppi – l’Apt 28 e l’Apt 29, soprannominati “Cozy Bear” e “Fancy Bear” – che avrebbero eseguito materialmente gli attacchi hacker contro il partito democratico.
La prima a reagire è stata l’ambasciata russa nel Regno Unito, che ha pubblicato un tweet nel quale si parla di “guerra fredda”, si spiega che “come tutti, compresi i cittadini americani, aspettiamo la fine di questa sfortunata amministrazione” e Obama viene di fatto definito un’anatra zoppa. Poco dopo, Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino citato dall’agenzia Ria Novosti ha ribadito che la Russia “respinge categoricamente” le accuse, giudicate “infondate”, sottolineando come la decisione di Obama possa “distruggere definitivamente le relazioni russo-americane, che hanno già toccato il fondo”. Per questo Mosca ha promesso misure di ritorsione “adeguate”: la prima è stata la chiusura della scuola anglo-americana della capitale.
President Obama expels 35 ?? diplomats in Cold War deja vu. As everybody, incl ?? people, will be glad to see the last of this hapless Adm. pic.twitter.com/mleqA16H8D
— Russian Embassy, UK (@RussianEmbassy) 29 dicembre 2016
Da parte sua, Donald Trump – che ha promesso un riavvicinamento al suo omologo russo Vladimir Putin – ha dichiarato: “Per il nostro paese è giunto il momento di concentrarsi su altri problemi”. Tuttavia, il presidente eletto si recherà presso i responsabili dei servizi segreti americani al fine di essere informato sui dettagli della questione.
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