Emotional support animals, gli amici a quattro zampe che aiutano a superare la paura. Soprattutto quella di volare

Si chiamano esa (emotional support animals) e sono cani, gatti, caprette e persino maiali. Li si trova in aeroporti, ospedali e in ogni situazione in cui si possano provare ansia e apprensione.

Si chiamano emotional support animals o esa (animali di supporto emozionale) e sono cani, gatti, caprette, persino maiali che aiutano a superare ansie e paure in determinate occasioni: un volo intercontinentale, l’approccio con l’acqua, un intervento in ospedale, e così via. I cani antistress, per esempio, hanno cominciato a comparire negli Stati Uniti dopo l’attentato del 2001 alle Torri gemelle, e ora sono operativi in ben 58 aeroporti statunitensi. In prima linea quello di Denver, che vanta la cosiddetta “brigata scodinzolante” più numerosa del Paese, composta da cento cani di quaranta razze diverse, riconoscibili per la caratteristica pettorina di colore blu su cui è scritto “pet me” (“coccolami”).

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Lilou, un maiale di cinque anni, rallegra l’atmosfera dell’aeroporto di San Francisco © Justin Sullivan/Getty Images

A San Francisco c’è persino un simpatico maiale da “terapia aeroportuale” che, con i suoi grugniti, rallegra l’atmosfera dell’aeroporto californiano, intrattenendo e distraendo chi deve salire su un aereo e preferirebbe proprio non farlo. Lilou, questo è il suo nome, ha cinque anni e fa parte di una squadra di animali addestrati per il sostegno emotivo dei viaggiatori. Primo della sua specie a prestare questo tipo di servizio, il maialino è sempre accompagnato dalla sua proprietaria, Tatyana Danilova, e sa persino suonare un pianoforte giocattolo, deliziando soprattutto i passeggeri più giovani.

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Lilou sa persino suonare un pianoforte giocattolo © Justin Sullivan/Getty Images

Emotional support animals negli aeroporti italiani

In Italia, il primo aeroporto ad essersi dotato di cani di supporto emotivo è stato quello di Genova: sono sedici, tutti con precedenti esperienze di pet therapy in diversi settori e accomunati da spiccate caratteristiche di socializzazioneaffidabilità e adattabilità.

Da allora, altri aeroporti – Milano Linate e Milano Malpensa per esempio – si sono dotati di questi insostituibili psicoterapeuti a quattro zampe, capaci di far dimenticare la paura dell’imbarco con il loro carico di affetto, spensieratezza e gioia di vivere. 

“Da qualche anno, negli Stati Uniti, cani e gatti possono addirittura volare in cabina accanto al proprietario, previa certificazione da parte di un medico specialista che attesti che l’animale è un supporto emotivo per superare attacchi di ansia o panico, oppure per soggetti autistici o con sindrome di Asperger”, spiega Bruno Ferrari, educatore cinofilo. “Il tutto sta a dimostrare come, soprattutto i cani, stiano sempre di più entrando nel tessuto sociale e siano in grado di assorbire e soddisfare i bisogni basici dell’uomo, cogliendo le sue emozioni e placandone l’ansia con il semplice potere della vicinanza e di un ascolto privo di giudizio”.

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Un cane può aiutare chi ha paura dell’acqua a prendere confidenza con il nuoto © Ingimage

Quando un amico a quattro zampe non è solo per la pet therapy

Per quanto riguarda la situazione italiana, la figura specifica dell’animale di supporto emotivo (da non confondersi con quella dell’animale da pet therapy, che svolge un ruolo assistenziale per attività pratiche – come per i ciechi o i portatori di handicap) non è attualmente riconosciuta. Perciò chi sente la necessità di stare sempre in compagnia del proprio amico a quattro zampe e non riesce proprio a farne a meno è costretto ad adeguarsi alle norme specifiche che regolamentano l’accesso degli animali nelle strutture pubbliche. E se queste norme vietano l’ingresso agli animali, non può che adeguarsi.

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“La capacità dei cani di trasmettere tranquillità e rilassamento si aggiunge alle loro doti più classiche, ormai conosciute da millenni e utili nelle attività lavorative umane”, conclude Ferrari. In una società come l’attuale, dove gli animali stanno diventando sempre più membri della famiglia e del vivere quotidiano, gli esa sono ormai una realtà conclamata. E un dato di fatto che, speriamo, venga presto riconosciuto anche nel nostro Paese.

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