Eni, 5 arresti e sequestro impianti per smaltimento illecito di rifiuti in Val d’Agri

Ai domiciliari cinque lavoratori dell’Eni presso l’impianto di Viggiano in Val d’Agri, Basilicata. Indiscrezioni sul coinvolgimento del compagno della ministra Guidi.

Cinque funzionari e dipendenti del centro oli di Viggiano, in provincia di Potenza, dell’Eni – dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri – sono stati posti agli arresti domiciliari dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”.

 

I Carabinieri hanno eseguito anche un’ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della regione Basilicata. I provvedimenti cautelari – emessi dal gip del Tribunale di Potenza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia – sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta.

 

Sono 37 le persone indagate e la procura ha disposto due decreti di sequestro nel centro oli di Viggiano, con possibili ripercussioni sulla produzione petrolifera, nonché diverse ispezioni per verificare lo smaltimento di rifiuti prodotti nella struttura, le emissioni in atmosfera, i livelli di diossina e la presenza di inquinanti nel terreno. Già nel maggio 2015 la spiaggia di San Basilio, lungo il litorale ionico in provincia di Matera, era stata invasa da fanghi neri di provenienza sospetta.

 

raffineria Basilicata di notte
La torre dell’impianto Eni di Viggiano (Potenza) – foto Davide Lonigro via Flickr

Il problema dello smalitmento dei reflui

L’inchiesta era venuta alla luce a febbraio dell’anno scorso con un primo “blitz” dell’antimafia. Da allora i filoni d’indagine si sono moltiplicati. Uno dei nodi al centro dell’inchiesta è quello della corretta qualificazione dei reflui, da cui dipende il tipo di trattamento da adottare per smaltirli correttamente. I reflui derivano dalla separazione del greggio dalla componente acquosa, più tutte le sostanze utilizzate per estrarlo.

 

Il sospetto degli inquirenti è che per anni la qualificazione, e il consegente smaltimento dei reflui, non siano stati fatti nella maniera giusta, trascurando la presenza di elementi tossici ed esponendo al rischio di contaminazione non solo i lavoratori ma anche l’ambiente dove vengono sversate le acque “ripulite”.

 

Coinvolto anche il compagno della ministra Guidi

Secondo quanto risulta a Repubblica e al Sole 24 Ore, tra gli indagati risulterebbe anche Gianluca Gemelli, imprenditore e compagno della ministra allo Sviluppo economico Federica Guidi che sarebbe indagato per il reato di traffico di influenze illecite perché sfruttando la relazione di convivenza che aveva con la ministra si faceva promettere e otteneva le qualifiche necessarie per partecipare alle gare per i lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa, della Total, sempre in Basilicata.

AGGIORNAMENTO: SI E’ DIMESSA FEDERICA GUIDI

 

Il Wwf  ha presentato alcuni esposti alle autorità competenti, chiedendo, indagini sul susseguirsi di diversi problemi e incidenti alle strutture petrolifere a inizio 2015, sia di fare chiarezza sullo stato radiologico dei fanghi e dei reflui provenienti dal centro oli della Val d’Agri dopo aver appreso dal sito del comune di Pisticci di uno screening radiologico.

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