L’Europa dice basta all’olio di palma nei biocarburanti. Ma solo dal 2030

Le istituzioni europee hanno trovato un accordo sulla messa al bando dell’olio di palma nei biocarburanti, ma solo dal 2030. Troppo tardi secondo le ong.

Lo stop all’olio di palma nei biocarburanti indicato, entro il 2030, dalle istituzioni europee è una certamente una buona notizia. Ma che, secondo il mondo delle associazioni ambientaliste, avrebbe potuto essere ancora migliore se a Bruxelles ci fosse stato un po’ più di coraggio.

olio di palma
Deforestazione in Indonesia finalizzata a creare spazio per la produzione di olio di palma © Ulet Ifansasti/Getty Images

Olio di palma, il parlamento chiedeva uno stop a partire dal 2021

L’ok – nell’ambito del più ampio programma di incremento dell’uso di energia prodotta da fonti rinnovabili – è arrivato dopo due anni di intense discussioni tra la commissione, il consiglio europeo e il parlamento. Affinché divenga ufficiale occorrerà l’approvazione degli ultimi due, ma non dovrebbero esserci sorprese in questo senso. E proprio sulla questione dell’olio di palma c’è stato un autentico braccio di ferro a Bruxelles.

Le colture intensive di tale materia prima sono infatti responsabili di giganteschi casi di deforestazione, soprattutto nel Sud-Est asiatico. L’Europa ha deciso che già a partire dal prossimo anno verranno congelate le importazioni e che, appunto, l’olio di palma dovrà scomparire dai biocarburanti entro il 2030. Il parlamento, però, aveva chiesto di metterlo al bando molto prima, già dal 2021. A prevalere, invece, sono state le posizioni di consiglio e commissione, ben più prudenti.

olio di palma deforestazione
In molti casi le foreste vengono bruciate per fare spazio all’olio di palma © Ulet Ifansasti/Getty Images

I rappresentanti dei governi e l’organismo esecutivo di Bruxelles, infatti, non volevano suscitare la reazione in particolare di Indonesia e Malesia, che teoricamente avrebbero potuto presentare un ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio contro scelte troppo restrittive. Inoltre, la Francia ha dimostrato di non essere di certo pronta ad uno stop immediato. Non a caso, di recente il governo di Parigi ha dato il via libera al lancio di una bioraffineria nella provincia delle Bouches-du-Rhône. Un progetto che ha fatto infuriare le associazioni ambientaliste proprio dal momento che nel sito – di proprietà della multinazionale Total – verrà utilizzato principalmente olio di palma.

Esulta il relatore socialista. Greenpeace: “Timido passo in avanti”

La nuova struttura dovrà utilizzarne infatti almeno 300mila tonnellate all’anno : non a caso, l’azienda ha ricevuto un’autorizzazione per importare fino a 450mila tonnellate di oli vegetali grezzi. Dei quali, ha denunciato Sylvain Angerand, coordinatore delle campagne dell’associazione Les Amis de la Terre, la stessa Total “si rifiuta di indicare la provenienza”. Nonostante tale contesto, il relatore del testo al parlamento europeo, il socialista José Blanco Lopez, si è mostrato particolarmente ottimista: “Abbiamo scoraggiato gli investimenti nella produzione di biocarburanti a base di coltivazioni agricole e fatto pressione per lo sviluppo e l’uso di biofuels avanzati”, ha affermato. 

Ben meno entusiasta il commento di Greenpeace, che in un comunicato ha parlato di “timido passo in avanti fatto dall’Unione europea”, poiché “si riconosce che i biocarburanti di prima generazione sono nocivi per l’ambiente ma si decide di aspettare il 2030 per abbandonarli”. Secondo la deputata europea Karima Delli (gruppo dei Verdi), inoltre, “purtroppo dietro la promessa di un incremento delle energie rinnovabili incombe ancora la minaccia di energie sporche e perfino più dannose del diesel”.

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