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L’ibrido conquista sempre più il favore delle flotte. Mentre sull’elettrico ci sono ancora molte ombre. A dirlo una recente ricerca condotta su un campione di sessanta fleet manager.
Nonostante il boom registrato nel 2018 dalla mobilità elettrica (+150 per cento solo nei primi dieci mesi dell’anno), le aziende continuano a percepire l’auto elettrica con i limiti di sempre: autonomia insufficiente, carenza delle infrastrutture di ricarica, limitata scelta di modelli sul mercato. E’ possibile che nel corso del 2019, grazie all’effetto degli incentivi, la situazione sia destinata a migliorare. A crescere è invece l’ibrido che continua a diffondersi anche in ambito aziendale, dove è percepito come soluzione affidabile ed efficace per muoversi dentro e fuori l’ambito cittadino.
E’ quanto emerge dalla recente ricerca Mobilità aziendale alla spina, uno studio che ha indagato il rapporto tra flotte aziendali e auto elettriche e ibride in Italia. La survey, condotta su un campione di sessanta fleet manager provenienti da aziende di varie dimensioni, ha messo in luce come, per le aziende, sebbene l’alimentazione dominante rimanga ancora il diesel, l’interesse per le alimentazioni alternative sia in costante crescita. E se la quota delle auto elettriche cresce anche se i numeri rimangono piccoli (dallo 0,5 del 2016 all’1,6 del 2018, percentuali sul totale dei veicoli in parco), a ritagliarsi sempre più spazio sono le auto ibride, passate dallo 0,7% al 2,3 per cento.
Secondo quanto emerge dalla ricerca, fra le auto ibride più diffuse in azienda prevalgono i modelli full hybrid (62 per cento), seguiti dai plug-in hybrid e dal mild hybrid. Al contrario dell’elettrico, l’ibrido viene percepito dai fleet manager come una soluzione flessibile, adatta all’utilizzato sia in città, sia fuori città.
Secondo le aziende intervistate i vantaggi dell’ibrido coincidono con quelli delle auto elettriche, senza i limiti però: riduzione delle emissioni, ingresso nelle Ztl, responsabilità sociale d’impresa. Tutte ragioni che spingono i fleet manager verso l’ottimismo: il 33 per cento dichiara di avere intenzione di aumentare il numero dei veicoli ibridi nei prossimi 12 mesi. Non mancano però gli scettici: il 25 per cento si dichiara non interessato all’ibrido, a causa dei consumi autostradali più alti che ridurrebbe il risparmio sulle lunghe percorrenze, la presenza sul mercato di pochi modelli e i canoni di noleggio troppo alti.
A fronte del crescente favore espresso da aziende e fleet manager, anche dai noleggiatori arriva la conferma di una crescita importante per l’ibrido. Secondo Hurry!, portale di riferimento per la mobilità online nato nel 2014, anche i noleggiatori possono fare molto per orientare la scelta verso le alimentazioni alternative, offrendo più scelta in tal senso ai propri clienti. Le vetture dotate di questa motorizzazione, ordinate sulla piattaforma attraverso la formula del noleggio a lungo termine lo scorso anno hanno raggiunto il 27,3 per cento del totale, tre volte tanto rispetto a quelle benzina. Nella classifica delle auto più noleggiate da Hurry! nel 2018 ci sono proprio tre modelli ibridi: Mini Cooper S E Countryman ALL4 plug in Hybrid, Toyota CH-R Hybrid e Toyota Yaris Hybrid.
“L’avanzata del noleggio a lungo termine, abbinata alla progressiva affermazione delle motorizzazioni alternative, trova conferma nei nostri numeri”, ha dichiarato Alberto Maria Cassone, presidente di Hurry!. “La certezza di guidare sempre un’auto nuova, insieme alla manutenzione programmata e ai tanti servizi inclusi nel canone mensile, contribuisce in maniera tangibile alla riduzione delle emissioni di CO2”. Ai vantaggi del noleggio vanno poi aggiunti quelli legati all’alimentazione ibrida, la cui crescita verrà agevolata dall’arrivo di numerosi nuovi modelli nel corso del 2019.
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