L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Due reporter messicane sono state uccise nello stato di Veracruz. Il Messico si conferma il paese al mondo più pericoloso per i giornalisti.
Si chiamavano Yessenia Mollinedo e Sheila Johana Garcia le due giornaliste uccise in Messico. L’agguato è avvenuto in pieno giorno, nel parcheggio di un minimarket di Cosoleacaque, nello stato di Veracruz, quando un commando si è avvicinato all’autovettura sulla quale si trovavano le due giornaliste e ha fatto fuoco. Il bilancio dei professionisti dell’informazione assassinati nel 2022 sale così a undici. Un’ulteriore conferma della pericolosità del Messico: già nel 2021, Reporter senza frontiere considerava lo stato americano come il più insicuro in assoluto per gli operatori dell’informazione, con 7 omicidi di giornalisti sui 46 accertati a livello globale dal 1 gennaio al 1 dicembre 2021.
Mollinedo era il direttore e Garcia una reporter del portale di news El Veraz, testata di Veracruz focalizzata sulla cronaca locale. Proprio i giornalisti che lavorano per organi di informazione locali risultano i più esposti alla violenza, rispetto a chi opera nelle grandi città. Article 19, organizzazione internazionale per “la libertà di parola e di essere informati”, ha documentato i casi di 153 giornalisti uccisi per il proprio lavoro in Messico dal 2000 a oggi: si tratta, appunto, per lo più cronisti e corrispondenti che lavorano nelle province messicane.
Le autorità federali hanno aperto un’inchiesta per tentare di comprendere il movente del duplice omicidio e arrivare così a individuare i colpevoli. Non è chiaro se Mollinedo e Garcia fossero iscritte a un programma federale di protezione per giornalisti e difensori dei diritti umani: molti dei reporter uccisi quest’anno ne facevano parte.
La notizia della morte di Mollinedo e Garcia è arrivata proprio mentre diversi giornalisti messicani stavano protestando a Città del Messico contro l’alto tasso di violenza subita dalla categoria, nonché per commemorare Luis Enrique Ramirez Ramos, 59 anni, direttore e fondatore del sito web Fuentes fidedignas (fonti affidabili), il cui corpo è stato trovato pochi giorni prima vicino a una discarica, avvolto in un telo di plastica, nella capitale dello stato di Sinaloa, Culiacan.
Ad assassinarlo, secondo gli inquirenti, sono stati molteplici colpi inferti alla testa. Ramos, probabilmente, era finito nel mirino dei killer per i suoi articoli sulla politica locale, in una zona controllata dal cartello di Sinaloa.
Le uccisioni sono spesso accompagnate – e a volte anticipate – da casi di violenza verbale e minacce. Queste provengono non solo dai narcotrafficanti ma anche dalle istituzioni: il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, da un lato ha promesso “zero impunità” per gli autori di tali omicidi, dall’altra ha però continuato ad attaccare verbalmente i giornalisti critici nei confronti della sua amministrazione.
A marzo 2022, l’Unione europea ha approvato una risoluzione sul Messico che invita le autorità, e in particolare quelle di più alto livello, “ad astenersi dall’emettere qualsiasi comunicazione che possa denigrare difensori dei diritti umani, giornalisti e operatori dei media, esacerbando l’ostilità nei loro confronti o depistando le loro inchieste”.
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