A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
23 settembre: la Thailandia presenta oggi tutti i particolari del nuovo piano per combattere il commercio internazionale illegale di piante e animali selvatici.
Tigri, panda, balene, rinoceronti, tartarughe e gorilla sono i
simboli della natura da proteggere. Ma oltre a loro, ci sono altre
15.589 specie nella
lista di quelle in pericolo d’estizione, e 7.266 sono
animali, secondo
la Red List della World Conservation Union’s
(IUCN).
Il bracconaggio, la caccia illegale, il traffico di animali
esotici vale circa 8 miliardi di dollari all’anno (secondo
l’americana Wildlife Conservation Society), un valore pari solo a
quello dei traffici illegali di droga e di armi.
Tra le specie più coinvolte ci sono proprio le tigri, il
pesce pagliaccio, i coralli, lo squalo bianco, il legno tropicale
Ramino, la tartaruga dal naso di maiale, il cacatua, l’elefante
asiatico, il delfino Irrawaddy, il gecko gigante. Tra le piante, il
legno tropicale Ramino e il tasso asiatico.
Dalle più di 100.000 nel 19esimo secolo, oggi le tigri in
Asia sarebbero tra 5 e 7.000. Di cui quelle indiane, alcuni dicono
3.500, altri sono 2.000.
L’Asia è un mercato incandescente per questo genere di
traffici, a causa della domanda della Cina di parti degli animali
per gli usi di una certa pseudomedicina tradizionale. Un solo corno
di rinoceronte, pagato a un bracconiere 500 dollari, può
esser rivenduto alla fine a 37.000 o a 50.000 dollari. Una pelle di
tigre a circa 15.000.
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