La produzione di gamberetti ecuadoriana destinata all’esportazione continua a crescere, ma l’ecosistema delle mangrovie ne paga il prezzo più alto.
La città ha approvato una mozione per vietare l’utilizzo dell’erbicida che viene impiegato in particolare nella coltivazione intensiva di noccioleti nella Tuscia.
Niente più glifosato: questa è stata la decisione presa a Civita Castellana con una mozione approvata dal Consiglio comunale che prevede l’introduzione nel prossimo regolamento della città viterbese di un articolo che vieta l’impiego dell’erbicida sul territorio.
Civita Castellana fa parte del biodistretto della via Amerina e delle Forre dove altri comuni si sono espressi contro il glifosato. Uno di questi, Nepi, adottando il provvedimento che vieta l’impiego dei fitofarmaci in agricoltura in alcune zone del territorio, aveva scatenato la reazione di Assofrutti. L’organizzazione di produttori di frutta in guscio, che nel 2020 ha aggregato oltre 22.500 tonnellate di nocciole in guscio, tra convenzionali e biologiche, aveva impugnato l’ordinanza davanti al Tar del Lazio chiedendone l’annullamento o la sospensione. Lo scorso luglio, il tribunale amministrativo regionale aveva però respinto il ricorso dando ragione al sindaco di Nepi Franco Vita che su Facebook aveva commentato così la sentenza: “La salute delle persone e la difesa del territorio stanno prima di ogni guadagno”.
La necessità di limitare l’utilizzo di pesticidi nella Tuscia viterbese è sorta con l’aumento, negli ultimi anni, della coltivazione intensiva di noccioleti (una produzione caratteristica e antica del territorio) su cui vengono operati diversi trattamenti fitosanitari per contrastare i parassiti delle piante come la cimice, il balanino e la cocciniglia, oltre al diserbo dei terreni che viene effettuato per facilitare la raccolta delle nocciole. Quella di vietare il glifosato, per il presidente del biodistretto della via Amerina e delle Forre Famiano Crucianelli, “è una scelta che può valorizzare la qualità della nostra produzione agricola, è un altro passo avanti concreto e non retorico verso la transizione ecologica del nostro sistema”.
Il biodistretto, attraverso il progetto “La terra che vorrei” sostenuto dall’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), mira a implementare la transizione agroecologica del territorio, sostenendo processi che portino alla riduzione dell’uso di pesticidi a favore del biologico, migliorare la qualità e la sostenibilità delle filiere castanicole e corilicole nel rispetto della salute degli agricoltori, dei cittadini, dell’ambiente e nella tutela della biodiversità.
La stessa Assofrutti, ha supportato l’utilizzo di trinciaerba in sostituzione agli erbicidi e, in diverse collaborazioni con Crea, Università della Tuscia, Ispra, sta sperimentando nuove soluzioni più sostenibili nella coltivazione dei noccioli come il controllo biologico della cimice e l’utilizzo di ozono contro le malattie parassitarie.
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