Google stringe un accordo con gli editori, pagherà per le notizie di qualità

Google prevede di pagare gli editori per contenuti di alta qualità, per ora solo in Germania, Brasile e Australia. Facebook va nella direzione opposta.

Da Google arriva la notizia che potrebbe cambiare, almeno in parte, il mondo editoriale sul web. A confermarlo è Brad Bender, vicepresidente per la gestione dei prodotti di Google, che in un post sul blog di Mountain View afferma che la società ha preso accordi con alcuni gruppi editoriali di Germania, Brasile e Australia, per supportare economicamente i contenuti più di qualità condivisi sul web.

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Brand Bender vicepresidente per la gestione dei prodotti di Google © John Lamparski/Stringer

Si tratta di un accordo che prevede di pagare gli editori per la condivisione di notizie e di altri lavori editoriali. Ad oggi hanno firmato la collaborazione i giornali tedeschi Der Spiegel, Frankfurter Allgemeine, Zeitung, gli australiani InQueensland e InDaily e i brasiliani del gruppo Darios Associados.

“Oggi annunciamo un programma di licenze per pagare agli editori contenuti di alta qualità per una nuova esperienza che verrà lanciata entro la fine dell’anno”, scrive Bender “Questo programma aiuterà gli editori partecipanti a monetizzare i loro contenuti attraverso un’esperienza narrativa migliorata che consenta alle persone di approfondire storie più complesse, rimanere informati ed essere esposti a un mondo di diversi problemi e interessi. Inizieremo con gli editori in diversi paesi in tutto il mondo, mentre altri sono in arrivo”.

Google a supporto del giornalismo di qualità

Da tempo si discute su quale possa essere il modello di business migliore per supportare un certo tipo di giornalismo nell’era 4.0. Finora a casi di sicuro successo, come quello del New York Times o del Guardian che hanno allargato di molto la platea di abbonati digitali, resta ancora da capire quale sia il giusto compromesso per la fruizione delle notizie sul web e un giusto ricavo da parte degli editori, che dovrebbe poi ripiegarsi anche sui collaboratori.

Come spiega lo stesso Bender “le persone cercano informazioni sulle quali poter contare nel bel mezzo di una pandemia globale e durante le crescenti preoccupazioni sull’ingiustizia razziale nel mondo. Ma questi eventi stanno accadendo in un momento in cui anche l’industria dei media viene messa a [dura] prova finanziaria”.

Per questo il colosso digitale grazie alla Google News Initiative ha già finanziato oltre 5.300 edizioni locali in tutto il mondo tramite un fondo di soccorso per il giornalismo, ha rinunciato agli introiti legati agli annunci su Google Ad Manager e ha avviato una campagna di supporto per i notiziari locali con un fondo da 15 milioni di dollari.

Facebook non pagherà gli editori

Dal canto suo Facebook ha deciso di proseguire per la strada del secco “no” ai pagamenti agli editori. Emblematico è il caso accaduto recentemente con l’Australian Competition and Consumer Commission che aveva chiesto ai due colossi digitali di prevedere un corrispettivo per la condivisione delle notizie sulle proprie piattaforme. Il no è arrivato direttamente da Menlo Park (il campus dove sorge la sede della grande “effe”), affermando che anche rinunciando del tutto alle notizie nel feed, le perdite economiche sarebbero risibili.

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Mark Zuckerberg Ceo di Facebook © Drew Angerer/Getty Images

C’è da dire che anche Facebook ha avviato da tempo dei programmi di supporto per le iniziative giornalistiche e il finanziamento di progetti editoriali. Lo scorso aprile infatti, in piena crisi Covid-19, tramite il Facebook Journalism Project e in collaborazione con l’European Journalism Centre ha messo a disposizione un fondo di supporto europeo per il giornalismo, per garantire continuità che il flusso delle storie anche durante la crisi sanitaria non si fermasse. Il fondo ha messo a disposizione 3 milioni di dollari per supportare le iniziative locali e i giornalisti freelance che si sono trovati, come molti, travolti da un’ondata che ha messo in ginocchio l’intero settore.

A dimostrazione di quanto sia importante, sopratutto in questo momento storico, supportare anche finanziariamente i media locali, le iniziative di giornalismo collaborativo e indipendente, perché capaci di fornire ai lettori un flusso di notizie verificate, di approfondimenti, di storie che diano voce a chi non ha.

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