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Per far fronte all’emergenza cibo, l’ong World central kitchen fornisce pasti caldi ai rifugiati in collaborazione coi ristoranti locali, mentre sui social si cucina per raccogliere fondi.
Ai rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina occorre di tutto, a partire dall’indispensabile: acqua e cibo. Un pasto caldo è necessario per sopravvivere e per combattere il freddo. Per rispondere all’emergenza, il World Food Programme delle Nazioni Unite ha avviato un’operazione per l’invio di denaro e cibo agli ucraini che lasciano il Paese: secondo le stime dell’Unhcr, si tratta di un milione di persone, un numero destinato a crescere nei prossimi giorni fino a raggiungere i 3 milioni e mezzo di rifugiati.
Nelle postazioni di accoglienza al confine si muovono anche i volontari: la ong World central kitchen, fondata nel 2010 a seguito del terremoto ad Haiti dallo chef José Andrés, è operativa dall’inizio del conflitto nel sud della Polonia, presso otto valichi di frontiera con l’Ucraina come Medyka, e fa sapere di aver distribuito già migliaia di pasti, anche grazie alla collaborazione con decine di ristoranti polacchi attraverso l’iniziativa #chefsforukraine. Wck sta fornendo anche supporto nella preparazione del cibo ai ristoranti locali in cinque città ucraine, comprese Odessa e Leopoli. Lo scorso weekend, i bambini rifugiati hanno anche ricevuto dello zucchero filato, una piccola sorpresa per far ritrovare loro il sorriso.
E poi c’è chi fa del cibo come mezzo per raccogliere donazioni. Dall’esperienza di #CookforSyria, la chef russa Alissa Timoshkina e la chef Olia Hercules, ucraina, hanno lanciato #Cookforukraine. Le due donne, entrambe 37enni e residenti a Londra, invitano a supportare l’Ucraina cucinando piatti tradizionali e facendo donazioni sulla pagina Justgiving. Finora sono state raccolte oltre 111mila sterline che saranno devolute all’Unicef.
Dall’iniziativa Bakers Against Racism è nato invece l’hashtag #bakeforukraine che invita fornai, chef, appassionati di cucina a organizzare vendite di prodotti da forno per raccogliere fondi per le associazioni attive nell’emergenza rifugiati. E c’è chi ha pensato di fare di più: Laura Lazzaroni e Laurel Evans, scrittrice italiana la prima, influencer americana la seconda, amiche ed entrambe appassionate di lievitazione, organizzeranno nelle prossime settimane dei workshop online sul pane e sulla focaccia ligure chiedendo a chi vorrà partecipare una donazione minima di 5 euro da destinare all’Unhcr e alla World central kitchen.
Il ristorante ucraino più celebre di New York, Veselka, donerà il 100 per cento del ricavato di ogni piatto di borscht (la zuppa tradizionale ucraina) venduto nel locale. E anche in Italia si moltiplicano iniziative simili: da PizzAut, la pizzeria di Cassina de’ Pecchi (Mi) che offre lavoro a ragazzi autistici promuovendo l’inclusione sociale, da qualche giorno in menù è stata inserita la pizza “No War”, i cui proventi saranno destinati alla popolazione ucraina.
Il ristorante Azotea di Torino ha messo in carta il dolce Supernova destinando i ricavati di ogni dessert servito al ristorante alla Croce Rossa Italiana attiva in Ucraina. La creazione si ispira all’AntiPavlova cake di Dinara Kasko, pastry designer ucraina che su Instagram racconta il conflitto dalla “città distrutta” di Kharkiv.
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