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L’elefante di Sumatra, specie in via di estinzione, è stato trovato morto privo delle zanne, vittima dei cacciatori di avorio.
Yongki era un elefante di Sumatra (Elephas maximus sumatranus) di 34 anni, non solo, era una sorta di ranger, aveva infatti il compito di difendere i villaggi nei dintorni del Bukit Barisan National Park di Sumatra, in Indonesia, dagli attacchi degli animali e di combattere i bracconieri.
Proprio i cacciatori di frodo però hanno ucciso l’animale per impossessarsi delle sue preziose zanne. Lo scorso venerdì Yongki è stato ritrovato da un responsabile del parco, Timbul Batubara, riverso in un’enorme pozza di sangue, privo delle sue zanne lunghe tre metri, tagliate probabilmente con una motosega.
Secondo le ricostruzioni l’animale sarebbe stato avvelenato dai bracconieri, la lingua presentava infatti un anomalo colore blu. L’uccisione di animali iconici come elefanti, leoni e tigri suscita sdegno e indignazione, subito la notizia dell’avvelenamento di Yongki ha ricordato il caso Cecil, il leone simbolo dello Zimbabwe abbattuto dal dentista americano Walter Palmer.
La rabbia e la tristezza per la morte del raro mammifero si sono subito diffuse nella rete con l’hashtag #RIPYongki. L’episodio è ancora più grave in virtù del critico stato di conservazione degli elefanti di Sumatra, sottospecie di elefante asiatico a forte rischio di estinzione.
Secondo il Wwf sopravvivono in natura poco più di duemila esemplari, questi animali stanno scomparendo soprattutto a causa del bracconaggio e della perdita di habitat causata dalla dilagante deforestazione che affligge l’isola asiatica. In particolare l’esistenza di questi pacifici giganti è resa difficile dall’industria della palma da olio che si sta rapidamente espandendo a Sumatra e che prevede l’abbattimento delle foreste per fare spazio alle piantagioni. Di conseguenza gli elefanti sono entrati in conflitto con i coltivatori e spesso vengono avvelenati perché disturbano le piantagioni.
Lo scorso anno è stato particolarmente nefasto, sono stati infatti uccisi almeno 45 elefanti, con un incremento del 55 per cento rispetto al 2013. Come detto Yongki non era un “semplice” elefante, era un ranger del parco. I pachidermi vengono infatti addestrati dai responsabili del parco a pattugliare le fitte giungle del sud di Sumatra alla ricerca di bracconieri, taglialegna o agricoltori illegali. Tra le mansioni di Yongki c’era anche quella di ambasciatore, nel caso di incursioni di elefanti troppo vicino ai villaggi, Yongki convinceva i suoi simili a tornare nella giungla, evitando così lo scontro con i contadini.
Yongki era un animale in via di estinzione, era un ranger, era un ambasciatore, ma, soprattutto, era una creatura che desiderava vivere in pace nel suo ambiente e non meritava di morire.
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