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Le Hawaii dovranno decarbonizzare il proprio sistema di trasporti entro il 2045: lo prevede il patteggiamento raggiunto con 14 ragazzi e ragazze.
“Sono così fiera di tutto il duro lavoro che ci ha portato a questo momento storico. Abbiamo ottenuto quello per cui eravamo venuti fin qui, e l’abbiamo ottenuto più velocemente di quanto pensassimo”. Sono le parole di Navahine, quindici anni, nata e cresciuta nell’isola di Oʻahu, alle Hawaii. Fa parte del gruppo di 14 ragazzi e ragazze che nel 2022 hanno intentato un’azione legale contro il dipartimento dei Trasporti delle Hawaii, per difendere il proprio diritto a vivere in un ambiente pulito e salubre. A pochi giorni dalla prima udienza, è stato raggiunto uno storico accordo con cui lo stato americano si impegna a decarbonizzare il proprio sistema di trasporti.
Navahine proviene da una famiglia che per dieci generazioni ha coltivato con metodi tradizionali il taro, una pianta erbacea con tuberi simili a patate, ma è sempre più in difficoltà per l’alternarsi di piogge torrenziali e lunghi periodi di siccità. Le piantagioni stesse rischiano di finire sott’acqua per l’innalzamento del livello dei mari. Con lei c’è la diciannovenne Kala che, nel 2018, è rimasta isolata nel proprio villaggio a seguito di una violenta tempesta.
La connessione con la natura è alle fondamenta delle tradizioni e dei mezzi di sostentamento dei popoli nativi delle Hawaii. E la costituzione dello stato dà al governo il chiaro mandato di “proteggere e conservare le bellezze e le risorse naturali delle Hawaii”, precisando anche che “ciascuno ha il diritto a un ambiente pulito e sicuro”.
Su queste basi, Navahine, Kala e altri dodici ragazzi e ragazze hanno citato in giudizio il dipartimento dei Trasporti delle Hawaii, per la sua scelta di privilegiare la costruzione di strade (e dunque il traffico veicolare) rispetto ad altri mezzi che avrebbero un impatto inferiore in termini di emissioni di CO2. Una politica che, sostengono, va a esacerbare il riscaldamento globale e viola così la costituzione. I giovani sono stati rappresentati da due realtà che si occupano proprio di giustizia climatica, Earthjustice e Our children’s trust.
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Il processo doveva iniziare alla fine di giugno, ma giovedì 20 le due parti hanno raggiunto un accordo. L’amministrazione delle Hawaii, pur senza dichiararsi colpevole, accetta di azzerare le emissioni nette di gas serra del proprio sistema dei trasporti, tanto quelli su strada quanto quelli aerei e marittimi tra un’isola e l’altra. E di farlo “non più tardi del 2045”, presentando entro un anno anche un piano di riduzione dei gas serra. È previsto un investimento di almeno 40 milioni di dollari entro il 2030 per espandere la rete di punti di ricarica per i veicoli elettrici. Tutto ciò sarà funzionale a centrare l’obiettivo, che lo stato aveva già precedentemente fissato per legge, di raggiungere le emissioni nette negative entro il 2045; il che significa rimuovere dall’atmosfera più CO2 di quella che si immette.
Di azioni legali per il clima ne sono già state intentate parecchie, con alterne fortune. Spesso, i giovani hanno un ruolo da protagonisti: si è parlato molto ad esempio della causa per inazione climatica intentata da sei giovani portoghesi contro 32 stati europei, poi dichiarata inammissibile dalla Cedu. Il caso delle Hawaii per ora rappresenta un unicum, perché è il primo che si conclude con un patteggiamento in cui l’amministrazione accetta di intraprendere cambiamenti anche molto rilevanti. Spetterà alla corte vigilare sull’attuazione dei termini dell’accordo.
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