La Corte più importante di Hong Kong ha imposto al governo di adottare una legge sulle unioni civili entro due anni, dopo il ricorso dell’attivista Jimmy Sham.
Da anni l’attivista Jimmy Sham gira i tribunali di Hong Kong per vedere riconosciuto il suo matrimonio egualitario contratto all’estero.
Dopo varie bocciature, ora la Corte di ultimo appello ha riconosciuto quanto meno la necessità di una legge sulle unioni civili.
Il governo dovrà adottare entro due anni una disposizione, dando alle unioni gay la stessa legittimità di quelle eterosessuali.
La Corte di ultimo appello di Hong Kong ha chiesto al governo di approvare una legge sulle unioni civili entro due anni. La pronuncia è arrivata dopo il ricorso di Jimmy Sham, che da anni cerca di ottenere il riconoscimento nella città-stato del suo matrimonio omosessuale contratto all’estero e che nel frattempo si trova in carcere per il suo ruolo di primo piano nelle proteste contro il governo.
La Corte non ha però riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questo mentre circa il 60 per cento della popolazione di Hong Kong si dice favorevole al riguardo, secondo un recente sondaggio.
La pronuncia della Corte
L’attivista di Hong Kong Jimmy Sham è dal 2018 che gira per i tribunali per vedere riconosciuto il suo matrimonio omosessuale contratto negli Stati Uniti. I matrimoni egualitari non sono consentiti a Hong Kong e l’attivista, che nel frattempo è finito in prigione con la repressiva legge di sicurezza nazionale per il suo ruolo di primo piano nelle proteste anti-governative del 2019-2020, si è appellato al dispositivo della revisione giudiziaria.
La revisione giudiziaria permette a comuni cittadini di rivolgersi alla corte per contestare leggi e decisioni del governo. Sham l’ha impugnata relativamente al non riconoscimento del suo matrimonio omosessuale e per ben due volte i giudici hanno respinto il suo ricorso.
#BREAKING: Hong Kong's top court granted a partial victory to jailed pro-democracy activist Jimmy Sham, who argued that the city's laws prohibiting same-sex marriage violated his constitutional right to equality.
Ma ora qualcosa è cambiato: la Corte d’appello finale, la giurisdizione più alta di Hong Kong, ha accolto parzialmente le rimostranze dell’attivista. Il suo matrimonuo egualitario continua a non essere stato riconosciuto, ma i giudici hanno chiesto al governo di adottare entro due anni una legge sulle unioni civili, dando legittimità alle unioni tra persone dello stesso e mettendo fine a un contesto di discriminazione.
Hong Kong Lgbtqi+
La pronuncia della corte si inserisce in un contesto, quello di Hong Kong, sempre più tollerante nei confronti dei diritti delle persone lgbtqi+. Secondo un recente sondaggio condotto nella città-stato, il 60 per cento della popolazione è favorevole ai matrimoni ugualitari. Dieci anni fa solo il 38 per cento era favorevole.
Sul territorio sono poi sempre più frequenti eventi e manifestazioni che hanno al centro la tutela dei diritti lgbtiq+. A novembre a Hong Kong si terrà il gay pride e sempre nello stesso mese la metropoli ospiterà l’undicesima edizione dei Gay games, una competizione internazionale multisportiva aperta a tutti e volta ad accendere i riflettori sul tema dei diritti civili. Alcuni politici conservatori, più vicini a Pechino, si sono lamentati dell’imminente manifestazione, tanto che Taiwan, unico in Asia a riconoscere i matrimoni egualitari e perfino le adozioni, ha deciso di ritirarsi dalla competizione per timore di ripercussioni. La pronuncia della Corte sul caso Jimmy Sham inaugura però una nuova stagione per Hong Kong e la sua comunità lgbtiq+, ma più in generale per la sua democrazia.
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