Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
L’uragano Harvey ha allagato una fabbrica chimica nei pressi di Houston, in Texas. Registrate due esplosioni e la fuoriuscita di fumo nero. Evacuata l’area.
Aggiornamento 1 settembre, ore 16 – Due esplosioni sono state registrate nella giornata di giovedì nell’impianto chimico della Arkema, in Texas. Dal sito si è levato un denso fumo nero, ma le autorità hanno spiegato che per ora la concentrazione di agenti tossici non ha superato i livelli di guardia. “La popolazione deve sapere che le sostanze chimiche sono conservate in più depositi nella fabbrica, per cui non si possono escludere ulteriori esplosioni”, ha fatto sapere l’azienda francese.
Localisation de l’usine chimique où 2 explosions ont été signalées jeudi, à la suite des inondations qui ont touché Houston #AFP pic.twitter.com/6ouZoPIlfN
— Agence France-Presse (@afpfr) 31 agosto 2017
Un’industria chimica appartenente al gruppo francese Arkema, situata nella città di Crosby, in Texas, è stata evacuata nella giornata di martedì. I residenti della contea di Harris (la stessa nella quale è presente anche la metropoli Houston) che vivono in un raggio di 2,4 chilometri dal sito sono stati invitati ad abbandonare per precauzione le loro case, secondo quanto affermato dalle autorità locali.
#Update on #Arkema Facility in Crosby, TX from Harris County Officials. pic.twitter.com/SgWMgWTgrz— Harris Co. FMO (@hcfmo) 30 agosto 2017
Queste ultime hanno aggiunto che, vista la natura dell’impianto, “non possono essere escluse reazioni di alcuni prodotti chimici presenti sul sito. Potenzialmente, esse possono provocare incendi e l’emissione di grandi quantità di fumi”. La pericolosità della situazione è stata confermata anche dalla stessa Arkema, in un comunicato nel quale si spiega di aver proceduto all’evacuazione perché “in questo momento il rischio di esplosione è concreto”.
I prodotti chimici stoccati all’interno dell’industria, infatti, necessitano di essere refrigerati, ma il prolungato black-out causato dall’uragano Harvey nella zona impedisce il normale approvvigionamento, mentre i generatori di emergenza sono stati sommersi dalle piogge torrenziali. Anche i materiali più pericolosi, che erano stati spostati dagli hangar e stipati in container raffreddati tramite motori diesel, sono ormai a rischio perché finiti sott’acqua. La Arkema ha concluso il proprio comunicato spiegando che ormai “non è più possibile fare nulla. Occorre solo aspettare che la tempesta si calmi”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
Un report evidenzia un aumento del 40 per cento degli attacchi contro l’istruzione rispetto al passato. Tra stupri, rapimenti e occupazione militare delle scuole.
Temperature record e controlli alle frontiere: il Mondiale mostra come i cambiamenti climatici e le politiche migratorie influenzino anche lo sport.
Dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile l’esercito israeliano ha ucciso almeno 331 persone in Libano. Ora sta intensificando gli attacchi aerei e via terra.
Un nuovo report di Dam Removal Europe certifica una crescita dell’11 per cento nella rimozione di dighe e barriere fluviali. Un trend in corso anche fuori dall’Europa.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato un’emergenza sanitaria internazionale. Già 90 i morti e centinaia i casi sospetti.
L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Non solo petrolio: la guerra in Medio Oriente blocca anche il mercato dei fertilizzanti, con gravi rischi per agricoltura e alimentazione.
Dopo 16 anni di governo è arrivata una pesante sconfitta per Viktor Orbán alle elezioni legislative in Ungheria. Ora il paese tornerà a cooperare con l’Unione europea.