Una coalizione a guida Usa ha bombardato postazioni Houthi nello Yemen

Dall’inizio dell’offensiva israeliana su Gaza, i ribelli Houthi hanno lanciato attacchi contro navi vicine a Israele nel mar Rosso. Gli Stati Uniti e altri paesi ora hanno bombardato siti militari Houthi per ripristinare la libertà di navigazione. Iran, Hamas e Hezbollah hanno detto che l’attacco Usa avrà ripercussioni. Il conflitto rischia di allargarsi. Nella notte

  • Dall’inizio dell’offensiva israeliana su Gaza, i ribelli Houthi hanno lanciato attacchi contro navi vicine a Israele nel mar Rosso.
  • Gli Stati Uniti e altri paesi ora hanno bombardato siti militari Houthi per ripristinare la libertà di navigazione.
  • Iran, Hamas e Hezbollah hanno detto che l’attacco Usa avrà ripercussioni. Il conflitto rischia di allargarsi.

Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio una coalizione guidata dagli Stati Uniti ha lanciato raid aerei contro gli Houti, in Yemen. L’offensiva è avvenuta in risposta alle attività delle ultime settimane nel mar Rosso del gruppo armato yemenita, vicino all’Iran, che per rappresaglia contro l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza ha compiuto decine di attacchi con missili e atti di pirateria contro i mercantili internazionali.

I missili Tomahawk lanciati dalle navi militari della coalizione statunitense hanno colpito siti militari a Sana’a e in altre città dello Yemen. Il presidente americano Joe Biden ha annunciato che nei giorni a venire non esiterà ad autorizzare nuovi bombardamenti, mentre gli Houthi hanno ribadito che le proprie attività nel mar Rosso proseguiranno. L’Iran, il movimento politico-militare libanese Hezbollah e l’organizzazione estremista palestinese Hamas hanno annunciato ripercussioni per gli attacchi della coalizione statunitenese contro gli Houthi. Il conflitto rischia di allargarsi.

Houthi
Le operazioni degli Houthi nel mar Rosso © -/AFP via Getty Images

I bombardamenti contro gli Houthi

In Yemen la maggioranza della popolazione è sunnita. Gli Houthi sono invece sciiti e si sono imposti come guida di questa minoranza che in alcune parti del paese è però maggioritaria. Vicini all’Iran, sono in forte contrasto con Israele. E da quando il 7 ottobre è iniziata l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, che finora ha causato oltre 23mila morti, il gruppo yemenita ha dato il via a numerosi attacchi contro Israele.

Gli Houthi hanno lanciato centinaia di razzi verso il territorio israeliano. Sempre gli Houthi hanno avviato un’operazione di assalti contro le navi mercantili e militari in circolazione nel mar Rosso di compagnie in qualche modo legate, anche solo in affari, a Israele. La zona è sempre più insicura e questo, oltre a mettere a repentaglio il personale marittimo delle navi in circolazione, sta avendo anche pesanti conseguenze commerciali, dal momento che diverse compagnie hanno sospeso la circolazione dei propri mezzi nell’area.

Di fronte a questa situazione, a fine dicembre gli Stati Uniti hanno lanciato una missione congiunta nel mar Rosso per prevenire gli attacchi dei ribelli yemeniti e tutelare la circolazione delle navi. E nella notte tra l’11 e il 12 gennaio la coalizione è passata ai fatti. Gli Stati Uniti, assieme a Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi e Bahrein, hanno avviato un’operazione di bombardamenti di siti militari Houthi nella capitale dello Yemen Sana’a e in altre città del paese. Come ha sottolineato il segretario della Difesa Usa Lloyd J. Austin III, l’obiettivo è distruggere e danneggiare le capacità degli Houthi di compiere operazioni militari nel mar Rosso. Secondo le prime informazioni, nella notte sono stati lanciati oltre 100 missili Tomahawk, che hanno colpito più di 60 obiettivi in 16 luoghi diversi.

Le reazioni internazionali

Il presidente statunitense, Joe Biden, ha detto che gli attacchi della coalizione sono un messaggio chiaro che gli Stati Uniti non tollereranno più la messa a repentaglio della libertà di navigazione in una delle rotte commerciali più critiche del mondo. E ha aggiunto: “Non esiterò a prendere ulteriori misure per proteggere il nostro popolo e il libero flusso del commercio internazionale, se necessario”.

Uno dei massimi rappresentati degli Houthi ha sottolineato che “gli Stati Uniti e il Regno Unito devono essere pronti a pagare un prezzo elevato e ad affrontare le gravi conseguenze della loro aggressione”. E il gruppo ribelle yemenita ha annunciato che non si farà intimidire dagli attacchi e che le sue operazioni contro le navi israeliane o vicine a Israele nel mar Rosso andranno avanti. In risposta al lancio di missili a regia statunitense, avvenuto senza l’avallo del Consiglio di Sicurezza Onu, la Russia (che ha diritto di veto nell’organo) ha chiesto una riunione urgente. Sami Abu Zohri, alto funzionaro dell’organizzazione radicale palestinese Hamas, ha detto che “l’aggressione americano-britannica avrà delle conseguenze”. Condanne e minacce di ripercussioni sono arrivate anche dal movimento politico-militare libanese Hezbollah, mentre l’Iran ha parlato di “chiara violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dello Yemen, nonché una violazione delle leggi, dei regolamenti e dei diritti internazionali”.

L’attacco della coalizione statunitense contro i ribelli Houthi ha dunque fatto alzare il livello dello scontro internazionale. Il rischio ora è quello di un’estensione del conflitto.

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