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Secondo un nuovo studio l’ampliamento del canale potrebbe provocare un aumento delle specie alloctone provenienti dall’Asia.
Il Canale di Panama è considerato una delle opere di ingegneria più importanti del mondo e unendo l’Oceano Atlantico con l’Oceano Pacifico rappresenta una via di comunicazione fondamentale, ma non solo per navi e merci, anche per le specie invasive.
È in corso un’opera di ampliamento del canale, che dovrebbe essere completata nel 2016, che consentirà anche alle navi più grandi di consegnare il carico direttamente nei porti del Golfo del Messico e della costa orientale, mentre ora sono costrette ad attraccare nei porti della costa occidentale dopo aver attraversato il Pacifico. La realizzazione della terza serie di chiuse permetterà il passaggio di navi lunghe fino a 366 metri, per una larghezza di 49 metri.
Secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Diversity and Distributions, l’accesso delle navi più grandi comporterà un afflusso molto maggiore di specie alloctone. Le navi trasportano le cosiddette “specie aliene”, ovvero quegli animali o piante esotiche introdotti accidentalmente o deliberatamente in luoghi al di fuori del proprio habitat, da un porto ad un altro in due modi: all’interno dell’acqua di zavorra oppure aggrappate alle parti sommerse dello scafo.
Lo studio condotto da Jim Muirhead della Smithsonian Environmental Research Center del Maryland e dai suoi colleghi prevede che la quantità di acqua di zavorra rilasciata nei porti triplicherà in breve tempo. “Questo studio rappresenta una fondamentalmente bandiera di avvertimento, sottolineando i punti caldi in cui è probabile che si verifichi l’aumento del traffico marittimo”, ha dichiarato Jim Muirhead.
Nella maggior parte dei casi le specie alloctone che arrivano via nave in un nuovo porto muoiono senza lasciare traccia, se tuttavia riescono ad ambientarsi possono decimare le specie autoctone e compromettere interi ecosistemi. Per contrastare questo fenomeno le navi sono tenute a svuotare la loro acqua di zavorra in mezzo al mare prima di entrare in acque americane, rimuovendo così il 90 per cento degli organismi presenti.
La minaccia rappresentata dagli organismi aggrappati allo scafo della nave resta però non regolamentata. “Con l’apertura o l’espansione dei corridoi come il Canale di Panama stiamo accelerando notevolmente l’omogeneizzazione della flora e della fauna di tutto il mondo”, ha dichiarato il co-autore della ricerca Mark Minton.
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