Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
I polifenoli contenuti nel miele attivano la riparazione del DNA danneggiato dall’esposizione ai pesticidi. Lo afferma uno studio del Consorzio Nazionale Apicoltori.
Le api, una delle specie più a rischio di estinzione a causa della diffusione in natura degli antiparassitari e degli erbicidi utilizzati sui campi agricoli, sono le nostre migliori alleate per metterci al riparo proprio da queste stesse sostanze. Ad affermarlo è uno studio coordinato dalla dottoressa Renata Alleva e supportato da Conapi, il Consorzio che riunisce oltre 600 apicoltori in tutta Italia.
Il miele dunque, già conosciuto per essere un superalimento energetico, ricco di sostanze vitali e di virtù salutari risulta essere anche il cibo perfetto per difenderci dall’esposizione ai pesticidi, condizione che viene associata a patologie metaboliche, endocrine, neurogenerative e ai tumori. In Francia, dove il tema è molto sentito, è entrato in vigore un decreto che conferisce al morbo di Parkinson lo status di malattia professionale per gli agricoltori dopo che è stato accertato il nesso di causalità tra questa malattia e l’uso di pesticidi.
La ricchezza di polifenoli nel miele varia in base alla tipologia di fiori da cui deriva. La ricerca ha valutato il contenuto e il profilo polifenolico e il relativo potere antiossidante di quattro varietà di miele: acacia, castagno, bosco e arancio, scoprendo che il miele più ricco di sostanze benefiche antiossidanti è quello di bosco. Lo studio ha poi verificato come l’esposizione delle cellule a due pesticidi di largo utilizzo nell’agricoltura convenzionale e nella cure del verde (clorpirifos e glifosato) induca la formazione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e la riduzione dell’attività di riparazione con conseguente formazione di lesioni al DNA. L’aggiunta di polifenoli estratti dal miele nel sistema cellulare ha inibito la formazione di ROS, attivato i sistemi di riparazione e riparato il danno al DNA.
“Nonostante il miele di bosco, come gli altri mieli scuri, si sia rivelato particolarmente dotato di polifenoli e quindi molto efficace, anche tutti gli altri mieli, una volta aggiunti alle cellule, hanno mostrato, chi più chi meno, la capacità di riparare il DNA”, ha spiegato la dottoressa Alleva.
Una volta ottenuto questo riscontro, lo studio è stato condotto in vivo su una popolazione particolarmente esposta ai pesticidi: quella dei residenti della Val di Non, dove si pratica la coltivazione intensiva delle mele.
I volontari, monitorati in diversi periodi dell’anno (nulla, bassa e alta esposizione) hanno mostrato alti livelli di residui di clorpirifos nelle urine e una diminuita attività di riparazione del DNA. L’accumulo di danni al DNA era visibile sia nei periodi di bassa che alta esposizione. Le analisi sono state effettuate solo per verificare la presenza di clorpirifos perché attualmente, in Italia, non esistono laboratori in grado di dosare il glifosato nelle urine umane.
Il clorpirifos è considerato un distruttore endocrino collegato a numerose patologie anche gravi, in particolare a danni allo sviluppo cerebrale dei feti, dei neonati e dei bambini esposti anche a dosi molto basse. Una delle sue caratteristiche è la tendenza ad accumularsi nel grasso, motivo per cui da giugno 2012 il Ministero della salute ne ha bandito l’impiego sull’olivo. Il suo utilizzo è ancora autorizzato per diversi prodotti ortofrutticoli, tra cui le mele.
Al campione è stato quindi chiesto di consumare 50 grammi di miele di bosco biologico (2mg di estratto di polifenoli) per 10 giorni. Le successive analisi hanno rilevato un aumento dell’attività di riparazione del DNA con conseguente riduzione del danno, dimostrando così che il miele può fungere da scudo contro questo tipo di minaccia di origine ambientale. Lo studio è stato realizzato offrendo una dose di miele calibrata per essere quasi una sorta di farmaco adatto ad un modello già compromesso (gli abitanti di zone molto esposte ai pesticidi), ma secondo l’autrice dello studio chiunque può trarre beneficio dall’assunzione di miele, anche in minori quantità, poiché i polifenoli agiscono a livello preventivo e non solo curativo.
“Questo studio conferma che gli alimenti hanno un ruolo nutraceutico e che, anche in condizioni ambientali sfavorevoli possono essere di aiuto a contrastare i danni indotti dall’ambiente. Sappiamo che una alimentazione corretta è un importante strumento di prevenzione, visto che i due terzi dei tumori potrebbero essere evitati solo seguendo una dieta più corretta e uno stile di vita più attivo. La giusta attenzione che viene rivolta dagli specialisti al contenuto di zuccheri della dieta, per l’implicazione che hanno con l’aumento di diabete e patologie tumorali, deve far orientare le persone a un consumo più consapevole e alla scelta di zuccheri più salutari. Questo studio conferma che in quantità adeguate il miele, grazie al suo contenuto polifenolico è un dolcificante naturale che può essere un valido aiuto per la salute rispetto ad altri zuccheri, e pertanto può essere inserito nella dieta giornaliera di bambini e adulti”, ha precisato la dottoressa Alleva.
“Siamo soddisfatti di aver sostenuto questa ricerca poiché rappresenta un’ulteriore prova dell’importanza delle api per la nostra vita e per il nostro pianeta. Non solo perché sono responsabili di almeno 70 delle 100 principali colture agricole e quindi fondamentali per il mantenimento della biodiversità e, di conseguenza, della ricchezza alimentare, ma anche perché il loro prodotto principale, il miele, si conferma essere un elemento davvero eccellente per il nostro benessere”, ha dichiarato Diego Pagani, Presidente Conapi.
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