Sentieri e mulattiere, animali selvaggi e piante spontanee, strade, piazzette, chiese e santuari. E poi la gente. Passo dopo passo, scoprire il mondo autentico sardo ritrovando l’armonia tra anima e corpo, spirito e natura.
Tra i boschi e i prati della piccola località valdostana di Estoul, in Val d’Ayas, si parla di ritorno alla montagna, celebrandola come bisogno collettivo e forma di libertà e bellezza. È il festival Il richiamo della foresta, dal 18 al 21 luglio.
Sinuose creste montane che sovrastano una foresta di larici che, diradandosi, lasciano spazio a un’ampia radura erbosa. Questo teatro naturale a 1.800 metri d’altitudine sarà il luogo, mai più azzeccato, che ospiterà un festival di alta montagna che parla della vita e della riscoperta di questo ambiente: Il richiamo della foresta.
La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio tempo e misura.Le otto montagne, Paolo Cognetti
Dal 18 al 21 luglio, infatti, questi boschi e questi prati del Pian dell’Orgionot, situati nella piccola località valdostana di Estoul, in Val d’Ayas, si animeranno grazie al festival che organizzerà incontri, dibattiti, musica, fotografia, presentazioni di libri, camminate. Tutte attività rivolte agli amanti della montagna, ma soprattutto a chiunque abbia il desiderio di comprenderla, e viverla, nella sua versione più autentica e unificante. Saranno “quattro giorni per raccontare i diversi modi di vivere la montagna, non come fuga solitaria o desiderio di isolamento, ma come luogo di resistenza e di ricerca di nuove relazioni, un’alternativa possibile al modello economico offerto dalla città”.
[vimeo url=”https://vimeo.com/333155098″]Video Cano Cristales[/vimeo]
È proprio questo, dunque, l’obiettivo del festival: presentare la montagna come trait d’union, come un ambiente che – dopo essere stato conquistato, abusato e infine abbandonato – torna ad essere, son il suo senso di libertà e bellezza, il centro di un modo di vivere che non solo ci riconnette ad essa, ma anche con chi ci sta attorno.
Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene.Le otto montagne, Paolo Cognetti
“Io penso al nostro festival soprattutto come a un esperimento di convivenza e condivisione”, ci ha raccontato lo scrittore Paolo Cognetti, uno dei fondatori e organizzatori del festival che essendo legato fin dall’infanzia a questi luoghi, ha deciso di andarci a vivere. “È la prova che in montagna si può abitare, lavorare, stare insieme, godere del paesaggio naturale ma anche delle attività umane, e rispettare la terra senza lasciare tracce durature del proprio passaggio. È un sogno di montagna nuovamente abitata, non da eremiti ma da una comunità, con gentilezza”.
Leggi anche: Paolo Cognetti, autore de”Le otto montagne”: sto costruendo un rifugio libero dai rifiuti
Paolo Cognetti, autore del libro Le otto montagne, e l’associazione Gli Urogalli hanno scelto la piccola Estoul, nome che deriva da un toponimo del dialetto patois che significa “stalla”, come base di partenza di questo nuovo percorso di riscoperta rivolta a un futuro meno impattante.
Estoul è il luogo in cui si concentra la nostra riflessione sulla montagna come sperimentazione di uno sviluppo sostenibile, alternativa possibile e necessaria alla logica del profitto e dello sfruttamento del territorio. Una montagna autentica popolata di donne, uomini e animali che vogliono proteggerla, percorrerla e viverla. Un luogo di valichi e non di confini. Associazione Gli Urogalli
Infatti, i temi della sostenibilità, di una nuova idea di economia che sia circolare, così come quelli delle sfide che questi ambienti affrontano, dal turismo di massa allo sfruttamento delle risorse, fino alla crisi climatica, saranno centrali durante il festival e saranno raccontati da chi la montagna la vive, la sperimenta e la studia. Quindi ci saranno climatologi, antropologi, ricercatori, nivologi, guide alpine, climber, ma anche artisti, scrittori, musicisti e appassionati.
Ad esempio, si parlerà poi di gestione delle foreste in una tavola rotonda con il ricercatore Giorgio Vacchiano, del ritorno dei lupi, dell’importanza delle api, dell’adattamento e la resilienza nelle aree alpine. Ci sarà anche il meteorologo Luca Mercalli che durante l’incontro “Un venerdì per il futuro” parlerà di clima ma anche di orti, boschi, nevi, acque.
Saranno organizzate anche delle escursioni, dalle più semplici alle più impegnative (c’è anche una due-giorni per raggiungere il festival, partendo dalla Valsesia passando per la valle di Gressoney), per scoprire la bellezza che si nasconde intorno a Estoul: le sue cime, i suoi laghi alpini, i suoi boschi e i suoi pascoli. Ci sarà spazio anche per i più piccoli, per loro sono stati organizzati dei laboratori, e numerose attività per riconnetterci a ciò che ci circonda: dallo yoga alle esplorazioni di orientamento.
Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.Le otto montagne, Paolo Cognetti
Il festival, giunto alla sua terza edizione, ospita anche un’area camping all’interno del bosco e quest’anno ha deciso di eliminare completamente la plastica. Infatti, a questa risorsa ci penserà una fontana da cui sgorga acqua pura che arriva direttamente da Fontana Fredda, una sorgente a 2.350 metri. A chi sostiene il festival attraverso il crowdfunding, infatti, verranno regalate come ricompensa borracce e tazze in alluminio, o magliette in cotone bio, da poter usare durante le attività, e riutilizzare in futuro. Inoltre, Il richiamo della foresta mira a diventare un progetto più permanente, grazie alla costruzione in corso di una baita, che diventerà casa, un rifugio, una residenza, la sua base di incontri per tutto l’anno.
Il Richiamo della foresta è quindi più di un semplice festival, è un cammino che, come ogni esperienza in montagna, ci permette di conoscere qualcosa in più su noi stessi e dell’ambiente in cui ci troviamo.
Quando siamo in città sentiamo il richiamo della foresta, e nella foresta costruiamo angoli della nostra città ideale: musica, cultura, diversità. Festival Il richiamo della foresta
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