Il turismo nelle aree protette non disturba, anzi aiuta

Da Machu Picchu alla Namibia, il turismo in parchi e zone protette aiuta la natura, quindi andrebbe incoraggiato. Lo dice la Iucn.

Chiunque si faccia scrupolo di recare disturbo ai siti naturalistici più incontaminati con la propria insolita presenza di essere umano, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: i flussi turistici gestiti secondo parametri ecosostenibili non solo non danneggiano ma addirittura potenziano lo stato di conservazione e di benessere dei luoghi frequentati.

La buona notizia  arriva niente meno che dal rapporto Iucn (International Union for Conservation of Nature) intitolato “Turismo e gestione dei visitatori nelle aree protette: linee guida per la sostenibilità” e basato sulle rilevazioni effettuate da un pool di esperti in zone come Machu Picchu o la Namibia.

I contenuti dell’indagine sono stati resi noti nel corso del World Parks Congress svoltosi a Sydney attraverso le parole di Yu-Fai Leung, caporedattore del documento e membro del Iucn Wcpa (gruppo specialistico sul turismo e le aree protette): “Diversamente da altre attività industriali ed umane, il turismo nelle aree protette può essere un fattore altamente positivo che incrementa sia la buona amministrazione sia i proventi vitali per la tutela a lungo termine di queste importanti aree di conservazione”.

Secondo il rapporto, i governi, gli enti preposti alle aree protette, gli operatori turistici, i commercianti e i membri della comunità locale possono tutti trarre beneficio dai proventi del turismo. Il rapporto cita il caso di una compagnia ecoturistica, la Wilderness Safari in Africa, che nel 2014 ha versato per i suoi accessi un totale di 4,4 milioni di dollari, una somma che sarà utilizzata per la salvaguardia delle aree protette.

Al contrario, si è riscontrato che nelle aree protette in cui l’impatto turistico era modesto, i parchi soffrivano di un ridotto livello di finanziamenti e supporti politici. Il turismo internazionale –rivela il rapporto– alimenta invece un giro d’affari di miliardi di dollari, che ammonta al 9% del prodotto interno lordo globale. Le aree protette, inclusi i Parchi Nazionali e i World Heritage Sites, figurano infatti tra le principali attrattive per i turisti interessati ad esplorare i luoghi naturali del mondo e la loro vita incontaminata. Ciononostante il rapporto sottolinea anche la necessità di individuare i costi e gli impatti del turismo.

È arcinoto che il turismo incontrollato può esercitare ingenti pressioni sulle risorse ed aumentare l’inquinamento di terre ed acque, oltre a stressare le specie in pericolo e ad esporre le aree protette al rischio di incendi boschivi. Coloro che gestiscono i siti protetti devono fronteggiare una quantità di sfide, ivi compresi il cambiamento climatico, il traffico illegale della fauna selvatica, le infrastrutture inadeguate ed una serie di interessi in competizione per lo sfruttamento delle risorse naturali. Se il sistema turistico è adeguatamente gestito, un incremento dei visitatori può generare introiti molto utili attraverso le tasse d’ingresso, le visite guidate, gli alloggi e le concessioni.

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