La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Il Medioevo era più caldo. Queste le conclusioni di alcuni ricercatori dell’Harvard University pubblicate in Italia dalla rivista “Green Watch News”
Aggiornamento del 27 luglio 2023 – Le informazioni presenti in questo articolo risalgono a circa venti anni fa e non rispecchiano più la realtà dei fatti e alla visione della comunità scientifica sul tema del riscaldamento globale. Abbiamo scelto di non modificare questo articolo perché non sarebbe corretto dal punto di vista della storia della testata, ma soprattutto perché rappresenta una dimostrazione di come la scienza evolva, ma soprattutto di come il clima stia cambiando molto più rapidamente rispetto alle stesse previsioni del 2009 o prima. Questo per un solo scopo: evitare che oggi (2023) l’ondata di negazionismo possa sfruttare articoli e ricerche obsolete per avvalorare tesi anti-scientifiche.
Il clima di oggi è meno caldo di quello del Medioevo. Queste le conclusioni di alcuni ricercatori dell’Harvard University pubblicate in Italia dalla rivista Green Watch News. Non è una novità perché altri studiosi sostengono questa tesi già da decenni. Le attuali condizioni climatiche, dunque, non sono le più estreme della storia, ma lasciateci il dubbio che forse sono le più strane.
Gli anni più caldi, secondo i climatologi dell’Harvard University, si concentrano in cinque secoli compresi tra l’800 dopo Cristo e il 1300 con temperature globali più alte mediamente di almeno un grado rispetto a oggi. “In quel periodo la civiltà umana si sviluppò enormemente, in Inghilterra si coltivava la vite e la Groenlandia era in parte libera da ghiacci. Si assistette infatti alla nascita dell’Età comunale italiana. Nel Medioevo c’era ampia disponibilità di cibo e le testimonianze sulla dieta anche degli stati sociali meno abbienti conferma l’abbondanza di carni. La popolazione europea aumentò a dismisura, arrivando a livelli raggiunti solamente con la Rivoluzione industriale”. Tuttavia per nutrire questa vasta popolazione c’era bisogno di molte colture che la tecnologia agricola di allora non poteva assicurare se non attraverso il latifondo e il disboscamento. I censimenti condotti in Italia confermano infatti che il periodo di massimo disboscamento della Penisola fu nel ‘300; si arrivò ad abbattere gli alberi per ottenere nuove colture perfino nella media montagna.
Il “caldo Medioevo” finì con un brusco calo delle temperature (mini-glaciazione) : “il cambiamento del clima fu accompagnato dalle pestilenze che dimezzarono di colpo la popolazione italiana ed europea, e la piccola glaciazione ebbe il periodo più freddo nel ‘600 e proseguì fino al 1850 con temperature di 2,5, tre gradi più fredde di oggi. D’inverno ghiacciavano i grandi fiumi e perfino la Laguna di Venezia, sulla quale non era raro poter pattinare”.
La prosperità e l’espansione della civiltà europea coinciderebbero proprio con il periodo nel quale le temperature erano più alte. “Durante il periodo mite del Medio Evo, il mondo era molto più caldo di oggi, e la storia dimostra che fu un periodo di tempo magnifico e prospero”, mentre, sottolinea la rivista, “epidemie, carestie e collasso economico si susseguirono in occasione della piccola glaciazione”. E infatti, “quando la temperatura cominciò a scendere i raccolti diminuirono e l’attività vinicola in Inghilterra morì”.
Lo studio anticipato da Green Watch News sarà pubblicato integralmente da ‘Energy and Environment’ (Energia e Ambiente) e, assicura la rivista, “si basa su una rassegna di 240 diversi studi internazionali che hanno raccolto informazioni indirette sulle temperature medievali, ricavandole da sedimenti estratti col metodo del carotaggio, dagli anelli di accrescimento degli alberi secolari, e da antiche testimonianze scritte”.
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